Quesito

Carissimo Padre Angelo
innanzi tutto la ringrazio di cuore per tutto quello che sta facendo per noi, Dio la benedica per questo, lei e tutto il suo ordine perché siete come veri e propri soldati di Dio guidandoci nel cammino verso di Lui.
Vorrei farle qualche domanda a proposito dell’inferno.
Navigando su internet ho letto tutto quello che hanno scritto sull’inferno i vari esorcisti in particolare il mio amatissimo Padre Amorth che stimo tantissimo.
Non ho mai provato così tanta paura in vita mia nonostante vada in chiesa e reciti il rosario quasi tutti i giorni. Penso di non farcela…
Rimprovero anche io come dice Padre Amorth che si parla troppo poco in chiesa riguardo l’inferno.
Quello che le voglio chiedere è: perchè Dio prima di nascere non ha dato la possibilità all’anima di vedere tutto e così dare la possibilità di far scegliere se uno vuole nascere o no?
Supponiamo… che uno muore di incidente stradale o un’altra morte improvvisa e in quel momento non si trova in stato di grazia, non è peccato che quell’anima deve soffrire per sempre?
Mi scusi per le domande che le ho fatto ma sono convinto che per me sarebbe stato meglio non essere mai nato perchè ho una tremenda paura del giudizio di Dio.
La ringrazio augurandole ogni bene a lei Padre e a tutto l’ordine grazie di tutto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. come potrebbe Dio dare ad un’anima la possibilità di scegliere di nascere o non nascere se l’anima viene infusa insieme con il concepimento del corpo?
Inoltre l’anima umana è spirituale e pertanto immortale.
Appena Dio la crea, sussiste per sempre e non si può più tornare indietro.

2. L’inferno descritto dai santi è spaventoso, come del resto è spaventoso l’inferno descritto da Nostro Signore.
Sì, piuttosto di finire all’inferno, sarebbe meglio non essere mai nati, come ha detto il Signore in riferimento a Giuda.

3. Tuttavia la predicazione del Vangelo e la vita cristiana non si  basano sulle pene dell’inferno, ma sulla vita divina che Dio vuole versare nel cuore di ogni uomo.
Il cristiano non vive con la preoccupazione primaria di scansare l’inferno, ma con quella di accogliere Dio nella propria casa, nel diventare commensali con Lui, nell’essergli graditi. In una parola: nell’essere santi.

4. Certo, accogliere Dio nella propria vita e prenderlo come Luce che orienta i nostri pensieri, i nostri affetti e le nostre azioni non è un optional, non è facoltativo.
Perché essere privi di Dio significa essere privi della Sorgente del bene.
Se Dio è il bene perfetto e se in Paradiso c’è ogni bene, l’inferno –a motivo dell’assenza di Dio – è la privazione di ogni bene, di ogni conforto, anzi la presenza di ogni male.

5. Finché siamo di qua non riusciamo a farcene un’idea adeguata. Perché ci pare che si possa vivere bene anche senza Dio, perché ci si accontenta delle creature.
Ma di là, all’inferno, poiché le creature vivono in Dio, c’è anche la privazione del conforto delle creature. Non c’è alcun bene, ma solo ogni male.

6. Nella tua email sottolinei il rischio di coloro che si trovano all’estremo della propria vita in peccato mortale e non hanno la possibilità di procurarsi la grazia.
A questo proposito è necessario ricordare l’ammonimento di Nostro Signore sulla necessità di essere vigilanti, di non lasciarsi sorprendere dall’avversario, che non  vale la pena guadagnare il mondo intero se se poi si perde la propria anima.
A nostra consolazione va detto che vi possono essere atti di pentimento o di abbandono alla divina misericordia che possono donarci la grazia anche se non si ha la possibilità di passare attraverso la confessione (non senza però il suo desiderio almeno implicito).
Allora trova soluzione il caso da te ipotizzato, quello del buon cristiano che nell’ultimo giorno della propria vita si trova in peccato mortale ed non ha la possibilità di confessarsi: se si pente, se domanda perdono al Signore, se si abbandona alla sua misericordia anche con una giaculatoria (ad es. Mio Dio ti domando perdono di tutti i miei peccatiMio Dio abbi pietà di me…) può ottenere la remissione dei peccati e ritrovare lo stato di grazia che gli permette di varcare fiduciosamente la porta della speranza.

7. C’è da dire invece che molti vivono incuranti del loro destino eterno. Per queste persone dobbiamo pregare ogni giorno e fare sacrifici perché anche attraverso le nostre opere buone possano trovare le vie della salvezza.
Per questo Pio XII nell’enciclica Mystici Corporis diceva: “Mistero certamente tremendo, né mai sufficientemente meditato: che cioè la salvezza di molti dipenda dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni, a questo scopo intraprese dalle membra del mistico Corpo di Gesù Cristo, e dalla cooperazione dei Pastori e dei fedeli, specialmente dei padri e delle madri di famiglia, in collaborazione col divin Salvatore” (EE 6, 193).
Da parte mia non posso dimenticare che il nostro Santo Padre Domenico, ogni sera pregava e poi si flagellava tre volte per le seguenti tre intenzioni: in espiazione dei propri peccati, per la conversione dei peccatori e per le anime del purgatorio.

Facciamo dunque generosamente anche noi la stessa cosa: anziché vivere con l’ossessione di finire all’inferno, viviamo protesi verso la salvezza, pregando e facendo ogni giorno qualche piccola azione per espiare i nostri peccati, perché molti si convertano e perché molte anime salgano in Paradiso dal Purgatorio.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo