Quesito

Caro Padre Angelo,
come mai capita spesso che alla confessione di peccati gravi non corrispondano penitenze altrettanto gravi? Ho letto, infatti, che le seconde dovrebbero essere commisurate ai primi, mentre la mia esperienza dice altro tanto che, quando ho provato a farlo presente (e non è che io sia una masochista!) ho colto quasi un disinteresse del confessore nei miei confronti. Non crede che in tal modo si corra il rischio di sottovalutare i propri errori (“Tanto, poi, mi assolve con facilità”)? Se uno sbaglia, infatti, credo sia suo dovere accettare la punizione che gli spetta, ma quando questa manca, come si procede?
Grazie,
E.


Risposta del sacerdote

Carissima,
hai così ragione in quello che dici che nella Chiesa primitiva e anche nell’alto medio evo le opere penitenziali erano proporzionate al peccato commesso.
Per questo esistevano dei tariffari, con le varie penitenze da assegnare ai singoli penitenti a seconda dello stato di vita (sacerdoti, monaci, chierici, sposati, celibi, ragazzi, adulti…) e della quantità dei peccati commessi.
Tuttavia anche a quei tempi si era consapevoli che non sono le nostre penitenze che espiano i peccati. Solo il sangue di Cristo ha la capacità di espiare. Le penitenze date nella celebrazione di questo sacramento sono una nostra partecipazione alla redenzione di Cristo e hanno uno scopo espiatorio e medicinale insieme. Proprio perché hanno una finalità medicinale, dovrebbero essere proporzionate ai singoli casi, come tu suggerisci.
E certamente i confessori fanno così anche oggi, soprattutto per peccati particolarmente gravi come l’omicidio e l’aborto.
Per i peccati comuni, invece, in genere danno da fare una piccola penitenza, perché temono che il penitente si scoraggi e non venga più a confessarsi. Si direbbe che seguano un criterio ispirato a sapienza ed esperienza: che molto spesso il meglio è nemico del bene.
Quando andavo a scuola, mi insegnavano che di fronte a molti peccati gravi, se ci si accorge che il penitente non sarebbe in grado di fare la penitenza, dovrebbe farla il sacerdote al posto suo. Certo, questa penitenza non raggiunge l’obiettivo medicinale, ma può realizzare quello espiatorio.

Nulla vieta, però, che il penitente, di fronte a penitenze infime date dal sacerdote, possa fare penitenza per conto proprio.

Ti ringrazio, ti assicuro una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo