Quesito

Caro P. Angelo,
ecco la mia quinta considerazione:
secondo me la masturbazione e l’uso del preservativo sono un peccato veniale e non mortale: a priori non si può dire se un comandamento tratta materia grave e basta (ad esempio anche il 5° comandamento che sembri trattare solo materia grave può contenere peccati veniali come “essere molto offensivo” (uccidere con le parole). Inoltre occorre anche differenziare da Atti impuri gravi come l’adulterio che sono effettivamente mortali e molto molto molto molto peggio della masturbazione o dell’uso del preservativo.
Scusi la franchezza, ma ho voluto essere chiaro fino in fondo, attendo una sua risposta.
Grazie
M.


Risposta del sacerdote

Caro M.,
1. permettimi di usare analoga franchezza: il secondo me non vale un bel niente.
Al termine dei tuoi giorni sarai giudicato da Dio non sui comandamenti che ti sei fatto, ma su quelli che ti ha dato Lui, scritti nel tuo stesso cuore e riconoscibili chiaramente se ti conservi puro.

2. Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria” (n. 492).
Nella Dichiarazione Persona humana (29.12.1975) si legge: “Sia il magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato». «Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità». Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della «relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana” (PH 9).

3. Sottolineo alcune espressioni:
Sia il magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante –”; vale a dire che questo è stato il sentire della Chiesa da sempre.
E nel sensus fidei del popolo cristiano si manifesta quello spirito di infallibilità di cui Cristo ha dotato la sua Chiesa, come ricorda il Concilio Vaticano II.
Sia il senso morale dei fedeli: di per sé non c’è da scomodare la fede per capire che la masturbazione è fuori posto. Ogni persona, finché non sia del tutto depravata, avverte nella masturbazione un senso di vergogna, di desolazione di frustrazione, di sporcizia, di avvilimento, di perdita della presenza di Dio…
Quante mail dei nostri visitatori lo attestano nelle maniere più disparate e realistiche!
Come avrai notato, ho messo in corsivo la clausola: finché non sia del tutto depravata. Perché a questo punto si giunge a capire quello che diceva San Paolo: “molti, ve l’ho gia detto più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo: la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra” (Fil 3,18-19).
Sì, qualcuno giunge a vantarsi di ciò di cui si dovrebbe vergognare. Ma a questo punto la situazione è tragica.

4. Perché l’uso del preservativo sarebbe un peccato veniale?
Non è un contraccettivo analogo a quello del coito interrotto e ad altri?
Anche qui ti ripeto con somma franchezza: il tuo giudizio non conta niente. Non è la tua coscienza che stabilisce che cosa è bene e che cosa è male.
Il Concilio ricorda: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell’intimità del cuore: fa questo, evita quest’altro.
L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità” (Gaudium et spes 16).
Purtroppo la coscienza potrebbe oscurarsi a motivo dell’inveteramento nel peccato. E allora succede che uno si vanti di ciò di cui dovrebbe vergognarsi, come dice San Paolo.

5. In ogni caso, come ho scritto di recente ad un nostro visitatore, Pio XI nell’enciclica Casti connubii ha detto: “Non vi può essere ragione alcuna, sia pure gravissima, che valga a rendere conforme a natura e onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questa conseguenza, operano contro natura e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta”.
L’uso del preservativo è un mezzo utilizzato per rendere il rapporto coniugale studiosamente incapace della conseguenza procreativa.
Chi lo pratica compie un’azione turpe e intrinsecamente disonesta.

6. Pio XI dice ancora che “qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per l’umana malizia l’atto sia destituito dalla sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura e coloro che osino commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave”.
È evidente che l’uso del preservativo rientra tra le pratiche che privano l’atto coniugale della sua naturale virtù procreatrice.
Ed è anche evidente che chi lo pratica è tra coloro che si rendono rei di colpa grave.

7. Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha affermato che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (HV 11) e che “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (HV 14).
Il preservativo rientra tra i mezzi adottati nel compimento dell’atto coniugale allo scopo di impedire la procreazione dei figli.

8. Sono d’accordo con te che non tutti gli atti impuri hanno la medesima gravità. Alcuni, certo, sono più gravi di altri. Ma per il fatto che alcuni siano meno gravi di altri, per ciò stesso non vengono resi veniali.
Ti porto un esempio: rubare un miliardo di euro è più grave che rubarne un milione.
Ma rubarne un milione non è un peccato veniale, perché rubarne un miliardi è peggio.
Il Magistero della Chiesa ha ricordato che tutti i peccati contro la purezza sono di sua natura gravi. Ovvio che alcuni sono più gravi di altri.
Il testo dove si afferma la loro gravità, oltre il Compendio del Catechismo della Chiesa, è il seguente: “Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti che ogni violazione diretta in quest’ordine è oggettivamente grave” (Persona Humana l0).

9. Sant’Agostino diceva: “Roma locuta, causa finita” Roma (cioè: il Papa ha parlato, la discussione è terminata).
Mi auguro che lo sia anche per te, da vero figlio della Chiesa, come si conviene ad un cattolico e ad un catechista.

10. Il quinto comandamento, come del resto anche il sesto, hanno sempre a che fare con materia grave.
L’essere molto offensivi con una persona non è un peccato che va contro il quinto comandamento, ma contro il quarto, che comanda di onorare il padre e la madre e per estensione ognuno del nostro prossimo.
Inoltre essere molto offensivi non è un peccato veniale, ma grave. L’ha detto il Signore: “Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5,22).
Ed è cos’ grave che il Signore non vuole che ci si presenti all’altare con questo stato d’animo: “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24).

Ti ringrazio di essere stato franco e di aver esternato fino in fondo il tuo pensiero.
Ti assicuro un cordiale ricordo nella preghiera perché il tuo pensiero sia sempre più all’unisono con quello di Cristo e della Sua Chiesa e possa essere un suo vero testimone e portatore di luce.
Ti saluto e ti benedico insieme a tutta la tua famiglia.
Padre Angelo