Quesito

Gentile Reverendo Padre Bellon,
mi chiamo Domenico, sono uno studente e sono capitato sul sito degli amici domenicani cercando informazioni sulla posizione della Chiesa riguardo alla pena di morte. Tale posizione mi pare chiara e coerente ma vorrei approfittare della sua disponibilità per un ulteriore chiarimento.
Se la pena di morte va applicata solo quando non c’è altro modo per difendere la vita di esseri umani dal criminale, allora per me  sarebbe giusto uccidere i boss della mafia e della camorra perchè essi continuano a comandare anche dal carcere. Non si tratta di vendetta. I pedofili sono aberranti ma finché sono in carcere non possono molestare nessun bambino; ma per chi ha un potere mostruoso come i mafiosi il carcere non è che una scampagnata se non addirittura un motivo di vanto di fronte a quella parte degradata di popolazione che li considera degli eroi. Mi rendo conto, a questo punto, che la morte li renderebbe dei martiri tuttavia per le persone oneste sarebbe una liberazione.
La ringrazio anticipatamente,
Rispettosi saluti
Domenico


Risposta del sacerdote

Caro Domenico,
1. la Chiesa parla della pena di morte all’interno del capitolo sulla legittima difesa.
E dice che è lecito difendersi fino a mettere a repentaglio la vita dell’aggressore perché è in atto un’ingiuria, alla quale non si può far fronte diversamente.
Ma non si può dire la stessa cosa del mafioso che si trova in carcere.
È vero che purtroppo, come tu osservi, anche dal carcere i mafiosi continuano a comandare, ma a questo bisognerebbe porre rimedio per altre vie.

2. Quella della pena di morte non è la soluzione giusta.
Anzitutto perché dobbiamo far di tutto perché la gente si ravveda e torni a vivere come si deve.
In secondo luogo perché, come hanno fatto osservare i Vescovi dell’Indiana (USA), “spesso c’è grande diversità nel comminare la pena di morte… la maggioranza dei giustiziati non sono finanziariamente in grado di assicurarsi un buon avvocato. La pena di morte ricade con durezza sui poveri” (Cf. La Civiltà Cattolica 130 (1989) II, p. 150).
Anche la Conferenza Episcopale dello Utah (USA) ha notato la stessa cosa: “è un dato di fatto che la pena di morte si risolva spesso in una ingiustizia perché finisce con essere applicata soprattutto ai poveri e agli emarginati” (Ib., p. 151).
Nel nostro caso, la pena di morte andrebbe a colpire i piccoli mafiosi, mentre i grandi riuscirebbero sempre a scampare. E qui si potrebbe dar adito ad esaltare ancor di più la loro perversa eroicità.

Ti ringrazio, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo