Quesito

Caro Padre Angelo,
voglio farle una domanda la cui risposta accetto difficilmente perché in contrasto con l’idea che ho di Dio.
Come mai per gli uomini è stata possibile una salvezza tramite la redenzione del Figlio di Dio e per gli angeli ribelli non c’è stata nessuna via di salvezza.
Cioè io della religione cattolica accetto ed amo tutto, però mi riesce difficile sopportare il pensiero che molti angeli e molte anime ETERNAMENTE dovranno soffrire tra gli strazi più inauditi.
Come può Dio così infinitamente Amore e Provvidente non riuscire a trovare una via d’uscita per coloro che si meritano la dannazione.
Cioè basta questa vita (cosi breve e misera) vissuta in maniera sbagliata che ti ritrovi all’inferno, ETERNAMENTE.
Capisco che andarci non sarà cosi facile perché Dio ti darà sempre tante possibilità per salvarti, però già sappiamo di enormi schiere angeliche che sono dannate e di molte anime (a detta dei veggenti delle apparizioni mariane) all’inferno. Sono tentato dal pensare che una volta "dall’altra parte" Dio ci dirà: ho dovuto dirvi dell’inferno altrimenti nessun uomo avrebbe seguito la religione e sarebbe stato un mondo di bestie, meritevole anche della scomparsa eterna, invece la bella realtà è che non c’è l’inferno (ma sì il purgatorio). Come posso io, Padre d’Amore infinito, pazzo D’Amore, permettere che i MIEI FIGLI si dannino eternamente? Sarebbe il lieto fine. La mia è una tentazione oppure, stando alla Rivelazione, la verità è purtroppo quella dell’inferno e della sua eternità?
Grazie della risposta.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. mi dici che sei “tentato dal pensare che una volta "dall’altra parte" Dio ci dirà: ho dovuto dirvi dell’inferno altrimenti nessun uomo avrebbe seguito la religione e sarebbe stato un mondo di bestie, meritevole anche della scomparsa eterna, invece la bella realtà è che non c’è l’inferno (ma sì il purgatorio). Come posso io, Padre d’Amore infinito, pazzo D’Amore, permettere che i MIEI FIGLI si dannino eternamente? Sarebbe il lieto fine”.
Sì, è proprio una tentazione, perché allora dovremmo dire che Dio inganna, che chiede di credere a realtà che non esistono, più o meno nello stesso modo in cui si fa pensare ai bambini che di notte venga la Befana e porti cose buone ai bravi e carbone ai cattivi.
Che ne sarebbe allora della Parola di Dio? Il salmista si sarebbe sbagliato quando mosso dallo Spirito Santo disse: “Purissima è la tua parola” (Sal 119,140), “il Signore non ritratterà la sua parola” (Sal 132,11) e “la tua parola è stabile come il cielo” (Sal 119,89)?
Il Signore ci avrebbe ingannato quando disse: “cieli e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35)?

2. Già nell’Antico Testamento troviamo tre prefigurazioni dell’inferno.
La prima è intravista nel fuoco venuto dal cielo per distruggere Sodoma e Gomorra (Gen 19,23). In riferimento a questo il salmista dice: “Farà piovere sugli empi brace, fuoco e zolfo, vento bruciante toccherà loro in sorte” (Sal 11,6).
La seconda la troviamo in Isaia dove si legge: “poiché il Tofet è preparato da tempo, esso è pronto anche per il re; profondo e largo è il rogo, fuoco e legna abbondano, lo accenderà, come torrente di zolfo, il soffio del Signore” (Is 30,33). Tofet etimologicamente significa rogo. Fu identificato con la valle di Ben-Hinnon (la Geenna) ad occidente di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città. Ma questa Geenna prefigura anche il luogo dove finiscono coloro che rifiutano Dio e il prossimo: “Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5,22).
La terza la troviamo nel libro dei Numeri dove si parla della terra che si apre e che divora Core, Datan e Abiraam (Nm 16.32s).
Nel Nuovo Testamento Gesù parla dei dannati che vengono gettati nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti” (Mt 13,42), di Geenna “dove il loro  verme non muore e il fuoco non si estingue” (Mc 9,48), dove si perde l’anima e il corpo (Mt 10,28). Chi usa queste espressioni è Colui che manderà i suoi angeli a compiere tutto questo ed è Colui che pronuncerà le parole severe: “Via lontano da me, maledetti” (Mt 25,41) e “non vi conosco” (Mt 25,12).

2. Ma entriamo adesso nel merito del tuo discorso.
L’inferno in genere viene pensato come il castigo che Dio da a quelli che lo rifiutano. In realtà l’inferno consiste nel rifiuto della salvezza portata dal Signore.
Negare l’esistenza dell’inferno sarebbe come negare la libertà dell’uomo, il quale, in un modo o nell’altro, sarebbe costretto ad amare il Signore.
Ora non c’è niente di più libero che l’amore. Esso è sincero proprio perché è libero.
Il peccatore ostinato rifiuta l’amore del Signore, vede in Lui un concorrente, uno che gli vuole togliere qualcosa. Per questo non lo ama, non lo vuole e odia la sua legge.
Ora va ricordato che Dio fa di tutto per tendere la mano al peccatore.
E la mano tesa è Gesù Cristo crocifisso che dice ad ognuno di noi: conosco il tuo peccato, conosco anche la schiavitù in cui ti sei precipitato, ma io ti voglio liberare,  il tuo peccato io l’ho espiato e ti dono il mio spirito che ti dà di nuovo la capacità di amare e la comunione con me.

3. La pena dell’inferno Dio non la infligge a nessuno. È il colpevole e solo il colpevole che se la da.
Essa consiste nell’impossibilità di amare e nell’impossibilità di poter continuare a compiere nella vita eterna quanto si è fatto nella vita presente.
Prendere possesso di Dio è la stessa cosa che prendere possesso anche di tutto quello che vi è nella sua mente. E nella sua mente è vivo, operante ed eterno tutto quanto noi abbiamo compiuto in comunione con Lui e in grazia sua.
Quelli che sono in paradiso godono anche di questo: vedono che il bene fatto nella vita presente ha ricevuto un valore eterno. E vedono anche che il bene mal fatto, con la penitenza, riceve ugualmente un valore eterno.
Solo il peccato non merita nulla. Gesù ha detto: “Chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30). A suoi occhi è detestabile quanto si è fatto per sfidarlo, per rinnegarlo, per profanare ciò che Lui ha creato perché parlasse di Lui e unisse a Lui.
I dannati, oltre a perdere il possesso del Signore, vedranno che le loro opere peccaminose, insieme con chi le ha prodotte, sono gettate nella Geenna, “dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue” (Mc 9,47-48). L’immagine del verme è molto eloquente.
E per questo si comprende ancor più l’urgenza della conversione, così come è predicata nel Vangelo.
Mi pare che questo sia tutto il contrario del rimanere addormentati nei propri peccati, perché comunque tutto sarebbe a “lieto fine”, come  scrivi tu.

4. Mi piace concludere con un pensiero di santa Teresa d’Avila, la quale aveva visto l’inferno e di questa visione ringraziò molto il Signore: “Ho compreso che questo è stato per me una grande grazia, quando il Signore ha voluto farmi vedere con i miei occhi l’abisso dal quale mi aveva liberato” (Autobiografia, 153).
Questa Santa dice anche che per questa visione si sentì incoraggiata a sopportare pazientemente le difficoltà presenti e raddoppiò il suo zelo per la salvezza degli altri (Ib. 154).

Auguro anche a te di sentir raddoppiare lo zelo per la salvezza tua personale e per quella del tuo prossimo.
Per questo ti prometto una preghiera.
Ti ringrazio e ti benedico.
Padre Angelo