Secondo lei comperare merce da un privato che dovrebbe invece detenere partita IVA e avere delle particolari licenze è peccato?

////Secondo lei comperare merce da un privato che dovrebbe invece detenere partita IVA e avere delle particolari licenze è peccato?

Secondo lei comperare merce da un privato che dovrebbe invece detenere partita IVA e avere delle particolari licenze è peccato?

Quesito

Buongiorno,
ho letto sul vostro sito la possibilità che un sacerdote risponda alle domande dei fedeli.
La ringrazio in anticipo per questo.
Vorrei, se possibile, chiedere due domande sulle quali ho dubbi.
Pertanto:
1) Secondo lei comperare merce da un privato che dovrebbe invece detenere partita IVA e avere delle particolari licenze è peccato? (secondo me, e mi corregga se sbaglio, comprando da lui è come se lo incentivassi a continuare la sua attività in quella maniera)
Vorrei specificare che i beni da me desiderati non sono di vitale importanza e che li comprerei da questo privato non per pagarli a minor prezzo ma semplicemente perché è l’unica persona nelle vicinanze che potrebbe vendermeli.
Al contrario, io sarei ben più contento a pagare tutto il dovuto, tasse comprese.
Quindi secondo lei contravvengo al comandamento di non rubare se compero da quella persona?
2) Ho letto da un sito internet che: Coloro che sono sottomessi all’autorità considereranno i loro superiori come rappresentanti di Dio, che li ha costituiti ministri dei suoi doni: «State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore […]. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio» (1 Pt 2,13.16). La leale collaborazione dei cittadini comporta il diritto, talvolta il dovere, di fare le giuste rimostranze su ciò che a loro sembra nuocere alla dignità delle persone e al bene della comunità.
Allora la sottomissione alla legge umana è richiesta proprio dai comandamenti.
Quindi le chiedo: Io decido di non rispettare un divieto umano ma non danneggio direttamente alcuna persona. Se però poi guardo questa legge sotto un aspetto collettivo (come se tutti la trasgredissero, ma per fortuna non è così), capisco che serve al bene della comunità, io ho colpa?
Grazie davvero per l’attenzione, attendo una sua risposta.
Cordiali saluti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
ti rispondo ricordando alcuni principi della teologia morale, per i quali a dire il vero non sarebbe necessario scomodare la teologia perché vi si giunge col buonsenso.

1. Compito della legge umana è la determinazione e il prolungamento della legge naturale fino ai minimi particolari.
È possibile in tutto questo lungo procedimento che le conclusioni attuate dall’autorità possano essere sbagliate sia per un errore di deduzione sia per la loro inadeguatezza o anche palese ingiustizia.
È evidente che in questi casi la legge umana non può essere attuata.

2. Nelle altre determinazioni, che per lo più sono la quasi totalità, il legislatore sa in partenza che la sua direttiva può essere applicata solo nell’«ut in pluribus» (nella maggioranza) dei casi, mentre «ut in paucioribus» (in alcuni pochi) vi si dovrà derogare.
È in questo orizzonte il significato della cosiddetta epikeia, che consiste in una materiale trasgressione della legge scritta per attuare una legge superiore.
Non si tratta dunque di evadere dall’obbedienza alla legge, ma piuttosto di osservarla nel suo genuino significato.
L’ostinarsi a osservare anche in questi casi la legge nella sua materialità farebbe sì che il “summum ius” (il sommo diritto) costituisca una “summa iniuria” (una somma ingiuria).

3. Tutti i saggi legislatori riconoscono l’epikeia, “ne summus ius fiat summa iniuria” (affinché l’estrema osservanza del diritto non diventi una somma ingiuria).
Si pensi al dettato di tanti ordinamenti che non possono includere nel testo della legge tutte le possibili e immaginabili eccezioni.
Ad esempio il legislatore sa in partenza che se impone la legge marziale che vieta ai cittadini di uscire di casa nelle ore notturne, questa legge non potrà essere osservata in caso di terremoto, bombardamento, ecc…

4. Allora, scendendo al concreto e ai casi che hai presentato, certamente le compravendite vanno regolate dall’autorità perché nessuno ne approfitti andando contro le elementari esigenze della giustizia equiparativa e della giustizia sociale.
Ma nello stesso tempo si deve tenere presente la situazione esistenziale dei soggetti perché l’estrema osservanza del diritto può andare a nuocere proprio i più deboli, mettendoli in condizione non solo di non guadagnare, ma neanche di non riuscire a pagare le tasse che talvolta colpiscono in modo uguale tanto chi si trova avvantaggiato quanto chi è oggettivamente svantaggiato.

5. Allora infine si deve tener presente, sì, la legge che normalmente va rispettata, ma anche il buon senso non andando al di là di quello che il saggio legislatore ha inteso attuare. E questo proprio perché l’estrema osservanza della legge non diventi una somma ingiuria.

Ti auguro ogni bene e anche un santo Natale ricco di grazia e di pace, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo