Carissimo Padre Angelo,
con la presente sono a sottoporle alcune riflessioni nonché dei dubbi, dopo aver letto ed ascoltato il Vangelo in questi giorni, riguardo la figura di Giuda Iscariota, ai quali le chiedo gentilmente ed umilmente di poter dare una risposta.

1) il primo riguarda l’Ultima Cena e cioè, perchè dopo il boccone che Gesù diede a Giuda, Satana entrò in lui? E perchè Gesù conoscendo e sapendo che l’avrebbe tradito gli diede ugualmente il pezzo di pane Simbolo (presumo) dell’Eucaristia? Faccio un esempio, non so se appropriato, per far capire meglio l’interrogativo. Es. Padre Pio che scrutava i cuori non dava la Comunione se vedeva che la persona che la stava ricevendo fosse in peccato….  E’ chiaro che Padre Pio è un uomo mentre Gesù è Dio però perchè offre il pezzo di pane a una persona che aveva già deciso di tradirlo?

2) Si dice che per essere perdonati bisogna essere pentiti. Nel Vangelo è scritto che Giuda si pentì e poi si suicidò ora quel pentimento cade a vuoto? Ossia il pentimento per essere "valido" deve essere associato alla richiesta di perdono? Perchè lui dice "….ho tradito sangue innocente…" per cui (mi corregga se sbaglio) forse vede in Gesù una persona normale, ossia sangue innocente e non il Figlio di Dio? Quindi non crede che Gesù è Dio?

Ringraziandola anticipatamente le chiedo una benedizione e una preghiera particolare per me e la mia famiglia e le faccio i miei migliori auguri di Buona Pasqua.

Massimo


Risposta del sacerdote

Caro Massimo,
1. sul primo punto il padre Lagrange, fondatore della Scuola biblica di Gerusalemme, dice che Gesù non comunicò Giuda, ma in quel boccone gli diede verdura intinta nell’intingolo.
Ecco che cosa scrive questo noto studioso, di cui è in corso il processo di beatificazione:

2.  “Rimessisi dall’emozione i discepoli avevano ripreso il pasto. Si era portato in tavola il piatto dei legumi con quello dell’intingolo, nel quale dovevano essere bagnati. C’è qui una coincidenza perfetta col rito pasquale, poiché tutti si servono nel medesimo piatto e Gesù offriva a Giuda un
boccone bagnato nell’intingolo. Si era quindi alla prima portata. Le prime allusioni fatte dal
Maestro al tradimento non erano state comprese, o almeno i discepoli non ne erano restati molto
commossi. Gesù era turbato nel profondo del cuore e rattristato dalla infedeltà di colui che, ammesso alla sua intimità, correva in quel modo alla propria rovina. Forse un ultimo avvertimento lo poteva arrestare, e, senza voler intralciare i disegni del Padre, essendo venuto per salvare gli uomini, volle realmente salvare anche Giuda, qualora la volontà di costui avesse acconsentito a darsi per vinta. Egli deve alla sua missione, deve sopratutto al suo amore corrisposto di
prevenire il traditore senza denunziarne il nome, e lasciargli così un’ultima ancora di pentimento e di salvezza. Non era però dignitoso per lui passare per ingenuo, e denunzia davanti a tutti più che il traditore il tradimento: «In verità vi dico che uno di voi mi tradirà, uno che mangia con me». i discepoli rattristati formularono la protesta sotto una forma
interrogativa: «Sono io forse quegli che tu hai designato?» e indicarono ancora come respingessero una simile idea; ma Gesù non rispose per non finire di denunziare il traditore.
Ma quando Giuda a sua volta, e forse anche uno dei primi, domandò: «Sarei io?» Gesù con voce bassissima gli rispose: «tu l’hai detto».
Nessuno l’intese e mentre i discepoli irrequieti si scambiavano a vicenda i loro commenti sopra il penoso incidente (Lc 22,23), Gesù procurò ancora di scuotere il traditore: «Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo ciò che è stato scritto a proposito di lui, ma guai a colui per cui il Figlio dell’uomo è tradito! Sarebbe stato meglio per lui che non fosse nato!».
(…)
Non può mettersi in dubbio che Gesù avesse occupato un posto press’a poco centrale di fronte allo spazio che nella disposizione delle tavole restava libero per il servizio. Egli aveva a destra il discepolo prediletto che gli stava coricato sul seno, vale a dire accanto, un po’ avanti per rapporto alla tavola colla testa all’altezza del gomito sinistro del Maestro appoggiato sopra un cuscino. Giuda Iscariota gli era
anch’esso vicinissimo, tanto che poté essergli offerto un boccone bagnato nel condimento. Egli si trovava dal lato opposto e occupava il primo posto dell’altra serie di convitati. Appoggiato
anch’egli col gomito sinistro aveva i piedi rivolti nell’altro senso in modo da non essere nè sul
seno di Gesù, nè Gesù sul seno di lui e così da potersene andare senza molestare alcuno.
Quanto a Pietro nè era accanto a Gesù nè avrebbe potuto interrogarlo direttamente. Egli era accanto a Giovanni e in qualche maniera sul seno di costui. Degli altri discepoli non sappiamo nulla e sarebbe ozioso fare delle congetture.
Dopo la denunzia del tradimento le proteste degli apostoli, i propositi vivaci scambiatisi vicendevolmente, le parole minacciose contro il traditore che continuava a mantenersi impassibile, una grave atmosfera di sospetti pesava sopra i cuori
fedeli. Pietro, non rassegnato a questa incertezza, fece colla testa a Giovanni un cenno per attirarne l’attenzione su ciò che sta per dirgli a bassa voce. Pensando che il Maestro gli abbia fatto qualche confidenza o che sia giunto a penetrar qualche cosa del mistero, lo interroga ansiosamente: «Dimmi dunque chi è colui di cui parla». Giovanni, che non ne sapeva nulla e che era coricato colla testa contro il cuore di Gesù, osò scrutarne il secreto: Signore, chi è costui?». Sicuro di un sentimento d’affezione che vuol essere rischiarato per essergli più utile, Gesù risponde: «È per colui per il quale io intingerò questo boccone e al quale Io darò». Il banchetto era arrivato al momento in cui il padrone di casa e i suoi convitati mangiavano la lattuga bagnata nel condimento giacchè il boccone che presso i greci era di pane o di carne, può evidentemente dirsi di qualsiasi commestibile. L’ospite era onorato quando chi lo aveva invitato gli offriva con le estremità delle dita un pezzo qualunque di vivanda bagnata nel brodo, e quest’uso esiste tuttavia presso i beduini. Gesù, trovandosi vicino a Giuda, potè agevolmente mettergli in bocca un boccone inzuppato, ultimo segno di intima famigliarità; ma Giuda si ostinò e fu in seguito a questo indurimento che Satana si rese padrone della sua anima. Da questo momento Giuda ne seguirà le suggestioni fino alla fine.
Egli era incaricato di provvedere ai bisogni materiali della piccola comunità il che forse spiega il suo posto vicino al Maestro per essere più facilmente in grado di prenderne gli ordini e di eseguirli. Gesù, quasi non potesse più a questo momento sopportarne la presenza, essendo sul punto di effondere l’anima sua in quella di coloro che lo amavano, disse a Giuda: «Ciò di stai per fare, fallo al più presto». Valeva assai meglio finirla che continuar a fingere. Nessuno però si rese conto del senso vero di quelle parole, all’infuori di chi aveva ricevuto la confidenza, e di Pietro a cui dall’amico era stata già comunicata.
I più avvisati pensarono che Gesù avesse dato a voce bassa le sue istruzioni a Giuda, come economo della comunità, per comperare ciò di cui si aveva bisogno per prender parte alla festa ufficiale dell’indomani, o per fare in tale occasione qualche modesta elargizione ai poveri.
Era la notte, e il potere delle tenebre era scatenato. Secondo l’ordine da noi seguito è chiaro che Giuda non si comunicò, e tale è pure il sentimento di tutti i moderni.
Dopo questi preparativi, o piuttosto questi preliminari, si portava l’agnello pasquale e si serviva la seconda coppa. Se gli evangelisti sinottici non ne hanno parlato bisogna credere che la loro attenzione si sia portata sopra l’atto solenne che avrebbe poi reso inutile l’antico rito” (M.-J. Lagrange, L’evangelo di Gesù Cristo, pp. 496-499).

3. Sul secondo punto, è vero che Giuda si pentì, ma si pentì malamente perché non è andato a chiedere perdono al Signore, ma ai capi e ai sommi sacerdoti.
Ecco ancora quanto scrive il nostro padre Lagrange:

4. “La condanna del Maestro scosse profondamente l’anima d Giuda. Vi sono delle coscienze tenebrose che non comprendono la gravità di un delitto prima di averlo compiuto. Giuda non poteva ignorare l’intenzione dei capi di far morire Gesù e dovette accettare anticipatamente questa conseguenza del suo atto. Pure inorridì quando comprese essere inevitabile la morte di colui che era stato amato e sul punto di divenire un fatto compiuto. Il denaro del tradimento gli divenne troppo pesante e senz’altro riportò le trenta monete d’argento a quelli dei sacerdoti e degli anziani che avevano mercanteggiato con lui. Era vicino al pentimento tanto da riconoscere il proprio misfatto: «Ho peccato tradendo il sangue innocente». Una volta soddisfatto il proprio odio i Sinedriti, che non volevano più aver a fare col traditore, seccamente risposero: «Che ci importa? è affar tuo».
Quel denaro era stato troppo bene impiegato per riprenderlo dopo che Giuda aveva prestato l’opera per cui era stato pagato e quelle coscienze scrupolose non vollero privarlo del suo beneficio. Spinto da questa vergogna, Giuda, come se un resto d’onore si risvegliasse in lui di fronte a tanta ipocrisia, gettò le trenta monete d’argento nel tempio. Era dunque a costoro che egli aveva venduto il Maestro! Il suo rimorso non lo portò più in là: per ottenere pietà avrebbe dovuto domandare perdono, e Gesù gliel’avrebbe accordato riguardandolo come Pietro se il suo sguardo colpevole e supplicante si fosse incontrato con quello del Maestro; ma Giuda dubitò della misericordia di lui, si allontanò da Dio in preda a una feroce disperazione e andò a impiccarsi” (M.-J. Lagrange, L’evangelo di Gesù Cristo, pp. 538-539).

5. Certo Giuda non ha voluto chiedere perdono a Gesù.
Se non credeva più in lui come a Figlio di Dio, almeno come ad uomo innocente avrebbe dovuto farlo.
Ma non l’ha voluto fare.
Era accecato dal suo orgoglio.

Ti assicuro volentieri la mia preghiera e la mia benedizione e contraccambio gli auguro di una serena e Santa Pasqua.
Padre Angelo

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