caro Padre Angelo,
complimenti sempre per le sue eccellentissime risposte! 
di nuovo non ho aspettato la risposta alla precedente domanda perché me ne  sono venute in mente altre….
1. leggendo il catechismo ho letto che se compiamo un peccato, ma in coscienza noi pensavamo di fare del bene, il peccato non sarà un peccato neanche di fronte a Dio; leggendo poi il catechismo per i giovani Youcat, ho letto che "l’ateismo non costituisce un peccato se un uomo non ha alcuna nozione di Dio, oppure se ha esaminato in coscienza la questione dell’esistenza di Dio e non riesce comunque a credere[2123-2128]".
2. Quindi se uno diventa ateo e lo resta fino in punto di morte, se ha compiuto il bene, può andare in paradiso?
grazie mille per la sua attenzione…
in attesa della sua risposta pregherò per lei…
Damiano


Risposta del sacerdote

Caro Damiano,
1. lo Spirito Santo dice nelle Sacre Scritture che “senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6).
La fede in Dio non è cosa da poco conto ma orienta tutta la propria vita.
Chi non conosce Dio, come orienta la propria vita?
Giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “l’ateismo è un peccato contro la virtù della religione per il fatto che respinge o rifiuta l’esistenza di Dio” (CCC 2125).
In nota il CCC cita un noto passo dell’epistola di Paolo ai Romani: “Infatti l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata” (Rm 1,18-21).
Pertanto oggettivamente le cose sono molto chiare.

2. Dire quale sia la responsabilità dei soggetti è invece una questione molto più difficile.
Le coscienze, e cioè i cuori, le conosce solo Dio.
Per questo il CCC afferma che “l’imputabilità di questa colpa può essere fortemente attenuata dalle intenzioni e dalle circostanze” (CCC 2125).
Allora diventa comprensibile quanto hai letto in Youcatche il quale nel testo che mi hai riportato valuta il fenomeno dal punto di vista soggettivo: “l’ateismo non costituisce un peccato se un uomo non ha alcuna nozione di Dio, oppure se ha esaminato in coscienza la questione dell’esistenza di Dio e non riesce comunque a credere”.
Da notare bene le espressioni: “se un uomo non ha alcuna nozione di Dio”. L’espressione è volutamente molto vaga perché per “uomo” s’intende anche un  bambino non battezzato.
L’altra invece (“non è peccato… se ha esaminato in coscienza la questione dell’esistenza di Dio e non riesce comunque a credere”) è meno precisa di quanto dice il CCC: “l’imputabilità di questa colpa può essere fortemente attenuata dalle intenzioni e dalle circostanze”.
Infatti il giudizio erroneo e certo di coscienza può essere motivato da una condotta precedentemente colpevole, come ricorda il Concilio Vaticano II: “(la coscienza) è colpevolmente erronea, perché l’uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e diventa quasi cieca in seguito all’abitudine al peccato” (GS 16).
Ma questo giudizio, desidero ribadirlo, compete solo a Dio.
Aggiungo ancora che solo il CCC ha valore dottrinale e di magistero. Youcat anche in altri punti ha manifestato delle imprecisioni che sono state poi corrette.

3. San Tommaso, partendo dal testo di Eb 11,6 “senza la fede non è possibile piacere a Dio”  dice: “Dal fatto che tutti gli uomini sono tenuti a credere esplicitamente alcune verità per salvarsi, non c’è inconveniente alcuno che qualcuno viva nelle selve o tra gli animali bruti. Poiché appartiene alla Divina Provvidenza provvedere a ciascuno le cose necessarie per la salvezza, a meno che uno non lo impedisca da parte sua. Perciò, se uno educato secondo la ragione naturale si comporta in maniera da praticare il bene e fuggire il male, si deve tenere per cosa certissima (certissime tenendum est) che Dio gli rivelerà per interna ispirazione le cose che deve credere necessariamente o gli invierà qualche predicatore della fede come fece con S. Pietro e Cornelio (At 10,1 55)” (De Veritate, 14, 11, ad 1).

4. Devo dire ancora una cosa molto importante: la condizione imprescindibile per poter entrare in paradiso è lo stato di grazia.
Ricordiamo tutti la parabola degli invitati a nozze e di quel tale che era sprovvisto dell’abito nuziale.
Dio offre a tutti, attraverso le vie che lui solo conosce, quest’abito nuziale.
Lo offre in maniera certa attraverso il Battesimo. Ma lo offre a tutti anche per altre vie misteriose, che Lui solo conosce.
Lo offre certamente perché diversamente non sarebbe vera la sua volontà salvifica per tutti gli uomini: “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3,9).
Pertanto anche per un ateo la condizione imprescindibile per potersi salvare è costituita dall’essere in grazia di Dio.

5. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che lo offre anche ai bambini che muoiono senza battesimo.
Perché non dovrebbe offrirlo anche ad un adulto senza battesimo?
Tuttavia per un adulto, a differenza del bambino, è facile chiudersi all’azione della grazia attraverso i peccati personali.
Ed è proprio per questo che il Concilio ha ricordato che la coscienza talvolta è erronea per colpa propria.

6. In conclusione noi non possiamo dire con certezza di nessun ateo se attualmente sia privo della grazia di Dio.
Può darsi che la sua situazione di ateismo dipenda addirittura da colpa nostra, e cioè da parte di noi credenti. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che “alla genesi e alla diffusione dell’ateismo possono contribuire non poco i credenti, in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione fallace della dottrina, o anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione” (CCC 2125).
Vale tuttavia anche il contrario: una persona può diventare atea anche per colpa propria.
Questa valutazione appartiene solo al Signore, che scruta i cuori.

7. Pertanto alla tua domanda finale: “quindi se uno diventa ateo e lo resta fino in punto di morte, se ha compiuto il bene, può andare in paradiso?” la risposta è chiara: va in paradiso solo se si trova in stato di grazia.
Non basta compiere il bene per essere in grazia di Dio.
È necessario che non vi siano peccati gravi e, qualora vi siano stati, siano stati seguiti da sincero pentimento e dalla loro remissione.

8. Anche i credenti compiono tante opere buone, eppure possono compiere anch’essi dei peccati gravi, mortali. E se da questi non si emendano e non tornano allo stato di grazia non possono salvarsi.
Come vedi, la situazione per gli atei è molto delicata e di sicuro non  si può presentare l’ateismo come una forma più comoda per andare in Paradiso.
Anzi, è lo stato più facile per perdersi.
Le parole della Sacra Scrittura e del Magistero sono chiare.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo