Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo per cercare di capire un fatto che mi ha fatto porre molte domande.
Ho letto di una ragazza che è stata dichiarata morta celebrale anche se le funzioni vitali continuavano nella spina dorsale. Dopo una preghiera si è  ripresa e ha continuato a vivere. Ha però perso la memoria completamente anche per quanto riguarda le più semplici cose come mangiare ecc… Lo stesso succede a chi si ammala di Alzheimer; il cervello è danneggiato e si perde la memoria. Da questo mi sembra che la memoria sia un fatto da ricondurre unicamente al cervello. Morto questo in teoria non si potrebbe ricordare più nulla. Chi va in Paradiso può ricordare e capire vedendo le cose in Dio. Ma chi va all’inferno come può capire o ricordare qualcosa non vedendo le cose in Dio e non avendo ancora un corpo per memorizzarle? Chi ha avuto delle esperienze di pre morte (ne conosco alcuni tra cui anche un sacerdote ) ha visto con il cervello, con l’anima o con entrambe?
Grazie della risposta, spero di chiarirmi un po’ le idee 🙂 


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. in noi c’è una duplice memoria, quella sensitiva e quella intellettiva.

2. Quella sensitiva risiede nel cervello, che è l’organo che custodisce le immagini sensibili.
Quest’organo può andare fuori combattimento, come succede ad esempio per i malati di Alzheimer.

3. Per chi si trova in stato di morte cerebrale non sappiamo che cosa avvenga all’interno del cervello: infatti dalla morte cerebrale a quella reale passa un certo lasso di tempo in cui i vari organi progressivamente si spengono.
Solo dopo lo spegnimento definitivo la memoria sensitiva svanisce e muore.
La memoria sensitiva ce l’hanno anche gli animali.

4. La memoria intellettiva, invece, poiché non risiede nel cervello ma nella mente e più precisamente nell’anima, non svanisce e non muore.
È in virtù di questa memoria che avviene il giudizio particolare subito dopo la morte e in un battibaleno ognuno rivede tutta la propria vita e intuisce quale sarà il suo destino eterno.

5. Sant’Agostino faceva della memoria intellettiva una terza facoltà dell’anima. È per essa che siamo a somiglianza del Padre, come per l’intelletto siamo a somiglianza del Figlio e per la volontà siamo a somiglianza dello Spirito Santo.
San Tommaso invece identifica la memoria intellettiva con l’intelletto, mentre per la sostanza della nostra anima siamo ad immagine del Padre.

6. Il motivo per cui bisogna riconoscere una memoria intellettiva distinta da quella sensitiva è dato dal fatto che noi ricordiamo i concetti e i ragionamenti, e questi – essendo frutto dell’esercizio dell’intelligenza che è una facoltà spirituale – sono realtà di ordine spirituale.

7. Alla domanda se nella parte intellettiva dell’anima ci sia la memoria San Tommaso risponde affermativamente e dice: “Ciò che viene ricevuto in un soggetto, è ricevuto secondo la natura del ricevente. Ora l’intelletto è di natura più stabile e permanente, che la materia dei corpi.
Se dunque la materia non soltanto conserva le forme che riceve, quando attualmente opera per loro mezzo, ma anche quando ha cessato di operare, in maniera molto più immobile e permanente riceverà le specie intelligibili l’intelletto, sia che le riceva attraverso i sensi, sia che gli vengano comunicate da un intelletto superiore.
Perciò, se per memoria intendiamo la sola capacità di conservare delle specie intenzionali, bisogna concludere che essa si trova anche nella parte intellettiva.
Se invece si riduce il concetto di memoria alla facoltà che ha per oggetto il passato in quanto passato, allora la memoria non esiste nella parte intellettiva, ma solo in quella sensitiva, che è fatta per conoscere i singolari. Infatti il passato come tale, indicando l’esistenza di una cosa in un determinato tempo, partecipa la natura dei singolari” (Somma teologica I, 79, 6).

8. Pertanto la memoria intellettiva sussiste anche dopo la morte e viene conservata perfettamente tanto all’inferno, quanto in Paradiso e in Purgatorio.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo