Quesito

Gentile padre Angelo,
le pongo questa domanda: per commettere peccato grave occorre
1) materia grave
2) conoscenza del male
3) volontà piena di compierlo.
Fin qui tutto chiaro!
Se manca la materia non c’è peccato, ovvio.
Se non c’è piena volontà (in sogno, ad esempio) nemmeno.
I dubbi sorgono circa la conoscenza del male. In una risposta precedente ha affermato che se una persona scopre che un’azione era sbagliata solo successivamente averla fatta non si tratta di peccato grave. Portava l’esempio delle parolacce. CITO TESTUALMENTE:”…se al momento della confessione uno pensava che quella determinata azione non fosse peccato, c’è da presumere che anche quando l’ha compiuta pensasse che non fosse peccato.
Ora, per commettere un peccato soggettivamente è necessario avere la piena avvertenza della mente e questa include anche la consapevolezza della malizia dell’azione.”
Ora mi chiedo: cosa si intende per conoscenza-CONSAPEVOLEZZA- del male? Sapere che una cosa è sbagliata,suppongo… Qui nascono i problemi concreti.
Molti cattolici sanno che il magistero dice che un comportamento X è peccato, ma in coscienza sono fermamente convinti che non sia così. Insomma, credono profondamente che la Chiesa si sbagli, che ci sia un errore. Se, dunque, un cristiano sa che la Chiesa dice X ma poi lui fa Y convinto di essere nel giusto, si può parlare di peccato grave? Ossia, in quel caso si può pensare che la persona in realtà NON abbia una perfetta conoscenza del male? La conoscenza del peccato non è un qualcosa di “intimo” (cioè capire che sia sbagliata non per cieca ubbidienza ma per reale e personale convinzione)?
Esempio: una persona sente che la Chiesa vieta di fare X. Lui/lei,però, crede che si tratti di una cosa lecita. C’è o no conoscenza del male?
GRAZIE PER LA CONSULENZA E LA PAZIENZA, W GESU’


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quando portavo l’esempio di certe parolacce come mancanza di piena avvertenza della mente intendevo riferirmi a parole che presso alcuni sono così usuali che altri, soprattutto bambini, le ripetono pensando che si tratti solo di un modo di intercalare e nient’altro.
Ma quando questi bambini, diventati più adulti, vengono a conoscere il loro significato, se le dicono con consapevolezza, evidentemente dicono delle parolacce e non si comportano in modo cristiano.

2. Rispetto invece al successivo problema che mi hai presentato, vi sono due considerazioni da fare.
La prima, per un cattolico, consiste nella fiducia che deve avere nella Chiesa quando spiega i comandamenti di Dio.
Poiché su questi argomenti la Chiesa non inventa nulla, affermare che la Chiesa sbaglia equivale a dire che Dio sbaglia.
A questo punto il disordine è più profondo: che concetto ci si è fatti di Dio? Di un rivale dell’uomo?

3. La seconda considerazione: i comandamenti di Dio sono scritti nella nostra stessa natura e anche una persona abbastanza elementare intuisce che certe cose non vanno fatte.
Ad esempio: il precetto divino di non commettere atti impuri è scritto nella natura stessa dell’uomo e istintivamente, prima ancora di riuscire a concettualizzarlo, ognuno intuisce che si tratta di una cosa sbagliata.

4. È vero che ci si può trovare dinanzi ad una coscienza invincibilmente erronea.
Tuttavia la coscienza invincibilmente erronea può essere tale per delle colpe personali. Il concilio dice che talvolta essa “è colpevolmente erronea, perché l’uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e diventa quasi cieca in seguito all’abitudine al peccato” (Gaudium et Spes 16).
Se così stessero le cose, allora le colpe stanno più a monte e l’attuale comportamento disordinato non trova scuse davanti a Dio.

5. Trovo strane alcune affermazioni della tua email. Dici ad esempio: “Insomma, credono profondamente che la Chiesa si sbagli, che ci sia un errore. Se, dunque, un cristiano sa che la Chiesa dice X ma poi lui fa Y convinto di essere nel giusto, si può parlare di peccato grave? Ossia, in quel caso si può pensare che la persona in realtà NON abbia una perfetta conoscenza del male?”
Mi viene da dire che se quella persona sa che per la Chiesa certe azioni (legate al diritto naturale, ai dieci comandamenti) sono un peccato, questo fatto dovrebbe per lo meno mettere un dubbio sull’onestà del proprio comportamento.
Se non le viene neanche il dubbio, i casi sono due: o non è “consapevole di se stessa” (e allora non si parla di peccato soggettivo) oppure è così inveterata nel suo cattivo comportamento da non riuscire più a distinguere il bene dal male. E questa è senz’altro una brutta situazione. In quali condizioni si presenterà davanti al tribunale di Dio?

6. Penso a Davide, il quale domandava perdono perfino dei peccati occulti (Sal 18,13), e cioè di quelli di cui non era consapevole.
Nel caso da te ipotizzati si ostenterebbe invece tanta sicurezza, e su materia grave! Immaginiamoci se questa sicurezza riguardasse materia particolarmente grave come l’aborto, il furto, l’oppressione dei poveri!…

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo