Quesito

Gentilissimo Padre Angelo,
prima di chiedere il suo parere su una questione, vorrei presentare in breve a lei e ai suoi lettori una figura che io ritengo esemplare per tutti i ragazzi: Gino Pistoni. Si tratta di un giovane che, durante la Seconda Guerra mondiale, si unì ai partigiani senza tuttavia mai sparare un solo colpo. Anzi, fu colpito ed ucciso da una scheggia di granata mentre cercava di soccorrere un soldato tedesco ferito. Con il suo stesso sangue, prima di morire, Gino scrisse queste parole su un pezzo di carta: “Offro la mia vita per l’Azione cattolica e per l’Italia. W Cristo Re”.
So, se non sbaglio, che è in corso la causa di beatificazione.
Ecco, io credo che, in un mondo sempre più segnato dai conflitti e dalla violenza, dall’odio e dalle atrocità, Gino Pistoni rappresenti un esempio attuale e validissimo: schierarsi dalla parte della giustizia e del bene e lottare per essi significa anche saper dare la vita per il “nemico” (che per Gino Pistoni non era “nemico” bensì PROSSIMO da amare). Egli, in un estremo atto di carità, riconobbe nel soldato ferito un uomo da aiutare.
Da un lato seppe schierarsi, prendere una posizione dall’altro non mancò nell’amore per il prossimo, anche quando il prossimo era un soldato nemico pronto a sparargli contro.
A questo proposito Le chiedo se non sia opportuno “strigliare” un po’ di più i nostri giovani perché sappiano prendere posizione davanti ai problemi del mondo.
Troppo spesso i giovani vivono nell’indifferenza, si appiattiscono sulle abitudini della nostra società, fanno fatica a prendere posizione. Avere il coraggio di Gino, sapersi schierare per il bene ma amare fino a sacrificare la propria vita è, forse, ciò che più manca alla gioventù di oggi.
Questo ragazzo appena ventenne seppe coniugare dentro di sé almeno tre grandi capacità: 1) seppe prendere posizione davanti all’ingiustizia 2) seppe essere testimone di Cristo anche durante il più buio capitolo della storia 3) vide in ogni uomo, anche nel soldato tedesco, il suo “prossimo”.
Lei come valuta questa figura? E la gioventù di oggi? Non è fin troppo distante da questo esempio?
W Gesù


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ringrazio di aver attirato la nostra attenzione su Gino Pistoni.
Io ne avevo solo sentito parlare.

2. Nel sito santibeati ho trovato questo breve schizzo biografico:

Nacque ad Ivrea (TO) il 25 febbraio 1924, studiò nel Collegio S. Giuseppe di Torino, diretto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, divenendo ragioniere, si fece conoscere ed apprezzare per il suo impegno costante negli studi e nei doveri umani e cristiani, per le attività sportive e per la cura scrupolosa della propria formazione religiosa.
Nel 1942 ebbe una vera svolta per la sua vita, entrando nelle file dell’Azione Cattolica della città di Ivrea; qui conobbe figure eminenti nella formazione della gioventù, sacerdoti e laici, che gli furono guida ed assistenti, nella sua attività di giovane impegnato a mettere in pratica il triplice motto dell’Associazione: Preghiera, Azione, Sacrificio; fu animatore dei centri giovanili in varie località della diocesi, riuscendo a vincere la sua notevole difficoltà a parlare in pubblico.
Il suo fecondo apostolato nasceva da un finissimo spirito di preghiera, incentrata sull’Eucaristia, sulla lettura spirituale e sulla forte devozione alla Madonna.
Il periodo del suo intenso apostolato, era funestato purtroppo dallo svolgersi della terribile Guerra Mondiale, girava per i vari circoli giovanili, con la bicicletta, le macchine se ne vedevano poche; in tutta questa devastazione Gino Pistoni, come tanti altri giovani d’Azione Cattolica, avvertì la necessità di servire la causa della giustizia e della libertà, entrando così in una formazione partigiana, non fece questa scelta per passione di guerra, né per un particolare odio verso i nemici, ma solo per partecipare alla resistenza agli invasori e per la difesa dei diritti delle popolazioni occupate.
Fra i partigiani mantenne sempre un contegno lineare e irreprensibile, in coerenza con i suoi principi cristiani, suscitando stima e rispetto anche in chi si riteneva non credente.
Il 25 luglio 1944, durante un attacco tedesco delle SS, mentre gli altri partigiani fuggivano, egli si attardò a soccorrere un soldato tedesco ferito, venendo colpito da una scheggia di mortaio, che gli recise l’arteria femorale. Restò nella più completa solitudine a dissanguarsi e a consumare la sua agonia, compiendo con le residue capacità un vero atto di fede: con le dita intrise di sangue, scrisse sulla tela del tascapane, un messaggio-testamento rimasto unico nella storia della Resistenza “Offro la mia vita per l’Azione Cattolica e per l’Italia, W Cristo Re”.
Concludeva così a 20 anni, la sua stupenda vita di giovane entusiasta di Cristo; il suo cadavere venne ritrovato quattro giorni dopo con accanto, macchiato di sangue, il ‘‘Piccolo Ufficio della Madonna’; il funerale si tenne in forma privata a causa della guerra; ma la fama della sua santità si estese subito, il suo testamento di sangue, divenne oggetto di scritti di Dirigenti d’Azione Cattolica dell’epoca; la diocesi di Ivrea gl’intestò la casa alpina di Gressoney (AO), costruita vicino al luogo della sua morte e tuttora funzionante come centro estivo per i giovani delle parrocchie.
Il Comune di Ivrea gli intitolò il campo sportivo ed una piazza; nel 1994, a 50 anni dalla sua morte, il vescovo di Ivrea avviò la causa di beatificazione, che prosegue ormai presso la Congregazione delle Cause dei Santi dal 1999.

3. Tornando a te, chiedi se non sia il caso di “strigliare” un pò di più nostri giovani perché sappiano prendere posizione davanti ai problemi del mondo.
Strigliare? No, secondo me servirebbe a poco.
C’è una cosa che va fatta più in profondità: è necessario “formare cristianamente” i nostri ragazzi.
Senza questa formazione non si giunge a nulla, se non ad un misero fuoco di paglia.
Sottolineo alcune espressioni dello schizzo biografico che mi hanno particolarmente colpito:
Il suo fecondo apostolato nasceva
da un finissimo spirito di preghiera,
incentrata sull’Eucaristia,
sulla lettura spirituale
e sulla forte devozione alla Madonna
”.

4. Secondo me si tratta di 4 pilastri sui quali dovrebbe ruotare la formazione nei nostri giovani e anche la formazione degli adulti.
Intanto il nostro Gino aveva netta la persuasione di essere chiamato a fare apostolato, e cioè a portare il prossimo a Cristo. Perché l’apostolato è proprio questo.
Il volontariato è ottima cosa. Ma non è ancora apostolato.
San Paolo dice: “E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova” (1 Cor 13,3). Avere la carità significa amare il prossimo come lo ama Dio, volendogli il bene che gli vuole Dio. E Dio, al di sopra di tutti gli altri beni, vuole dare Se stesso.
Il battesimo e la cresima che abbiamo ricevuto e l’eucaristia che continuamente celebriamo mirano in definitiva a questo.

5. Il suo apostolato nasceva da un finissimo spirito di preghiera.
La preghiera fa entrare Dio dentro la nostra vita, dentro i nostri pensieri, dentro i nostri sentimenti, dentro le nostre azioni.
La sua vita di preghiera era inoltre
incentrata sull’Eucaristia, che se bene preparata, ben celebrata e ben vissuta ci trasforma in Cristo;
sulla lettura spirituale, che ci fa entrare nell’orizzonte vero della nostra vita,
e sulla forte devozione alla Madonna che ci dona il vero sensus Christi. A che mirano il Santo Rosario e anche il suo piccolo Ufficio se non a questo?

6. Di Gino Pistoni mi ha colpito anche il fatto che recitava ogni giorno il piccolo Ufficio della Beata Vergine Maria. Il beato Giorgio Frassati, terziario domenicano, morto un anno prima che Gino Pistoni nascesse, lo recitava tutti i giorni.
Questa preghiera, soprattutto nella sua versione latina e nella sua forma antica (l’attuale versione italiana lo ha, a parer mio, parecchio snaturato) riempie di una grande pace e soavità. È un inno di lode e una benedizione incessante a Maria.
Recitandolo, si avverte quanto sia appropriata l’applicazione a Maria che la Chiesa ha fatto di queste parole del libro del Siracide: “Transite ad me, omnes qui concupiscitis me” (Sir 24,26: “passate da me voi tutti che mi desiderate”; in maniera più libera si può tradurre così: “passate da me, voi che desiderate attingere alla sorgente del bene, alla sorgente delle grazie”.

7. Mi ha colpito anche il fatto che abbia voluto scrivere il testamento intingendo col dito nel proprio sangue. Così aveva fatto anche un grande santo domenicano della prima ora, san Pietro martire da Verona. L’Eterno Padre, parlando con santa Caterina da Siena, facendo l’elogio di questo suo servo, le disse:
“Raguardami Pietro vergine e martire, che col sangue suo die’ lume nelle tenebre delle molte eresie; che tanto l’ebbe in odio, che se ne dispose a lassarvi la vita. E, mentre che visse, l’esercizio suo non era altro che orare, predicare, disputare con gli eretici e confessare, annunziando la verità e dilatando la fede senza veruno timore. Ché non tanto ch’egli la confessasse nella vita sua, ma infine all’ultimo della vita. Unde, nella estremità della morte, venendoli meno la voce e lo inchiostro, avendo ricevuto il colpo, egli intinse il dito nel sangue suo: non ha carta questo glorioso martire, e però s’inchina e scrive in terra confessando la fede, cioè il «Credo in Deum». El cuore suo ardeva nella fornace della mia carità, e però non allentò e’ passi voltando il capo adietro, sapendo che doveva morire (però che, prima che egli morisse, gli revelai la morte sua); ma, come vero cavaliere, senza timore servile, egli esce fuore in sul campo della battaglia”.
Anche il nostro Gino, nell’estremo della vita sua, è uscito nel campo della battaglia, per soccorrere un avversario ferito nel quale vedeva il Cristo che chiedeva aiuto e ha sigillato il suo testamento scrivendo col sangue uscito dalle sue ferite: “Offro la mia vita per l’Azione Cattolica e per l’Italia, W Cristo Re”.

Ti ringrazio ancora di averci stimolato a mettere sul moggio del nostro sito questa bella figura. Sono convinto che la sua lettura farà del bene a molti.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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