Buongiorno,
le chiedo di rispondere a queste mie domande riguardo a come comportarmi volendo seguire le parole di Gesù.
Gesù ha detto che non dobbiamo rifiutarci di dare a chiunque ci chieda qualcosa. (Matteo 5:39).
Ci sono molte persone che però chiedono una tangente e chiedono bustarelle, anche molti mendicanti che chiedono denaro come un modo di vivere senza averne veramente bisogno e molti sono gli sfruttatori della nostra generosità.
Se non posso rifiutare di dire NO a qualcuno che mi chiede qualcosa, allora Gesù vuole che io dia qualcosa a un’organizzazione mafiosa che mi chiede la bustarella o vuole che dia soldi all’ organizzazione criminale che organizza mendicanti per abusare della generosità degli altri come stile di vita?

In Matteo 5:42 Gesù ci insegna a porgere l’altra guancia. Ma se un ladro entra nella mia casa e vuole violentare mia moglie e uccidere i miei figli perché Gesù vuole che io non faccia nulla per difendere la mia famiglia?

La ringrazio.
Marco


Caro Marco,
1. “Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle” (Mt 5,42).

2. Ecco il commento di san Tommaso: dà a chi ti chiede cose “che si possono dare onestamente e giustamente.
Onestamente, poiché una cosa potrebbe essere così necessaria da non poter essere data
onestamente.
Giustamente, poiché una cosa altrui non può essere data giustamente.

Per cui Sant’Agostino dice: «Dà’ in modo che non nuoccia né a te, né a un altro»”.

3. Dice ancora san Tommaso: c’è un triplice dono che dobbiamo dare:
col cuore possiamo dare la compassione (cf.  Is
58,10: «Quando effonderai la tua anima sull’affamato» ecc. e San Gregorio: «Vale di più
compatire col cuore che dare, poiché chi compatisce dà di se stesso; chi dà del danaro, dà
dell’altrui».
Con la bocca possiamo dare la consolazione di una parola dolce (cf. Sir 18,16: «La rugiada
non mitiga forse il calore? Così anche la parola è meglio di un dono».
Con la mano possiamo dare il
sussidio temporale
(cf. Dt 15,11: «Ti ordino di aprire la mano al tuo fratello povero».

4. Successivamente San Tommaso si chiede se tutti e sempre siano tenuti a dare il
sussidio temporale
.
E risponde dicendo che a dare le cose superflue sono tenuti i più abbienti, che a quei tempi erano i chierici, mentre a dare le cose necessarie sono tenuti tutti.

5. Circa la resistenza al male ecco il suo commento al passo evangelico: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra” (Mt 5,39-40):
“Qui vien chiesto se il non resistere al male sia un precetto o un consiglio.
L’ingiuria che qui chiama male è o particolare e privata, o pubblica.
Se è pubblica, allora va respinta per comando del principe; Rm 13,4: «L’autorità è al servizio di Dio per la giusta condanna di chi fa il male». Parimenti sant’Agostino: «La fortezza che difende la patria dai barbari, o difende i deboli nella casa, o i soci dai briganti, è la giustizia piena».
E così resistere al male è un precetto per i sudditi, non solo per i principi.
Oppure può essere un’ingiuria particolare, e allora l’ingiuria può essere respinta in tre modi:
o impedendo, come san Paolo, che mediante i soldati impedì le ingiurie dei Giudei;
o riprendendo, come fece il Signore con chi gli aveva dato uno schiaffo (Gv 18,23); e così ciò è lecito a tutti, sia ai perfetti che agli imperfetti;
oppure respingendo per una necessità cogente, come quando non si può evitare la lesione né con la fuga, né con qualche altro impedimento;
e allora o viene respinta senza armi, e in
questo modo ciò è permesso ai chierici e ai laici
;
o con le armi, e così non è lecito ai chierici,
sebbene ai laici forse sia lecito per un flagrante maleficio, sempre con la dovuta
moderazione, come dice la legge” (Commento a Matteo 5,39).

6. In quest’ultima affermazione trovi la risposta alla tua domanda: Ma se un ladro entra nella mia casa e vuole violentare mia moglie e uccidere i miei figli perché Gesù vuole che io non faccia nulla per difendere la mia famiglia?
Gesù dunque – secondo quanto insegna San Tommaso – non vuole che tu subisca passivamente.
Ti dice che per questa necessità cogente devi respingere la violenza o senza armi oppure anche con le armi, evidentemente cum moderamine inculpate tutelae, e cioè con la moderazione di una difesa non colpevole.

7. Nella Somma teologica scrive: “L’obbligo di sopportare le azioni ingiuste è da considerarsi quale disposizione dell’animo, come dice s. Agostino, spiegando quel precetto del Signore: ‘Se uno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra’, e cioè nel senso che uno deve essere disposto a farlo, se è necessario.
Ma nessuno è tenuto a farlo sempre realmente, perché neppure il Signore lo fece; ma dopo di aver ricevuto uno schiaffo, come narra S. Giovanni, disse: ‘Perché mi percuoti?’ (Gv 18,23).
Quindi anche a proposito delle parole offensive vale lo stesso criterio. Infatti siamo tenuti ad avere l’animo preparato a sopportare gli insulti quando ciò si richiede. Ma in certi casi è necessario respingere le ingiurie, e specialmente per due motivi:
per il bene di chi insulta: cioè per reprimere l’audacia, ossia perché non si osi ripetere codesti atti. Nei Proverbi (26,5) infatti si legge: ‘Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, affinché non si creda saggio ai suoi occhi’;
per il bene di altre persone, il bene delle quali viene compromesso dagli insulti fatti a noi” (II-II, 72, 3).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo