Quesito

Rev. Padre Angelo Bellon,
E’ lecito lavorare o studiare di Domenica? Ovviamente è sottointeso che si va anche alla S. Messa.
Grazie del tempo dedicatomi


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il sabato nell’Antico Testamento aveva due finalità: quella del riposo e quella del culto a Dio.
Il riposo aveva essenzialmente una finalità religiosa e non solo sociale.
Si legge nel testo sacro: “Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Gn 2,2).
Secondo la Scrittura, Dio per sei giorni ha lavorato all’opera della creazione. E il settimo giorno si è riposato.
L’uomo, che è creato a sua immagine e somiglianza, fa la stessa cosa: lavora per sei giorni e il settimo si riposa.

2. Il riposo sabbatico è un invito ad entrare fin da ora nel riposo di Dio1. Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Es. Dies Domini (31.5.1998) ricorda il significato tutto particolare del riposo di Dio: “Il riposo di Dio non può essere banalmente interpretato come una sorta di inattività di Dio. L’atto creatore che è a fondamento del mondo è infatti di sua natura permanente e Dio non cessa mai di operare, come Gesù stesso si preoccupa di ricordare proprio in riferimento al precetto del sabato” (DD 11).
Entrare nel riposo di Dio significa entrare nell’intimità di Dio e operare insieme con Lui.

3. All’inizio nell’Antico Testamento, quando il sabato era solamente il giorno di riposo, non erano previste preghiere e sacrifici. Ma ben presto divenne il giorno di culto durante il quale si offrivano ulteriori sacrifici (Nm 28,9s), venivano sostituiti i pani della proposizione (Lv 24,5-8) e il popolo veniva riunito nella santa assemblea (Lv 25,3-37s).

4. Col Nuovo Testamento viene dato grande risalto al primo giorno dopo il sabato, perché è il giorno della risurrezione del Signore.
Agli inizi della Chiesa la domenica coesiste accanto al sabato che continua ad essere il giorno di riposo in Israele come nell’impero romano.
Ma fin dai primissimi tempi, la domenica viene privilegiata dalle giovani comunità cristiane come il giorno loro proprio di culto, perché è il giorno memoriale della risurrezione del Signore.

5. Per celebrare il culto domenicale i cristiani erano costretti ad alzarsi prima del sorgere del sole, perché tale giorno era lavorativo. Lo testimonia il governatore della Bitinia, Plinio il giovane, il quale constata che essi hanno l’abitudine “di riunirsi a giorno fisso prima della levata del sole e di cantare tra di loro un inno a Cristo come a un dio” (Plinio il Giovane, Epist., 10, 96, 7).

6. Con Costantino, nel 321, il giorno di riposo fu trasferito dal sabato alla domenica.
La prima prescrizione della Chiesa sul riposo domenicale si trova nel Concilio di Orleans (538), che proibì il lavoro dei campi (can. 28). Martino di Braga (580) fu il primo a parlare di lavoro servile, termine introdotto poi nella legislazione ecclesiastica nelle decretali di Gregorio IX (1234).
Oggi la distinzione tra lavori servili e non servili è abbandonata. Il criterio è di astenersi da tutti quei lavori e affari che impediscono di rendere culto a Dio, che turbano la letizia del giorno del Signore, il dovuto riposo della mente e del corpo e la pratica delle opere di misericordia (CCC 2185).
Scopo primario del riposo festivo è di permettere la partecipazione all’eucaristia e di conservarne lo spirito durante la giornata.
E ancora: “La domenica è un tempo propizio per la riflessione, il silenzio, lo studio e la meditazione, che favoriscono la crescita della vita interiore e cristiana” (CCC 2186).
Dal linguaggio del CCC emerge il significato positivo del riposo: non è fine a se stesso, ma è ordinato principalmente al culto e alla carità. E questo fa capire come vi siano dei lavori che richiedono di essere compiuti. Tali possono essere certi lavori in campagna (quando il tempo è limitato) oppure certi servizi di pubblica utilità (trasporti, alberghi, farmacie…) o anche quei lavori, nel settore industriale, che sono ritenuti necessari per il bene comune.
“Le necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. I fedeli vigileranno affinché legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la salute” (CCC 2185).

7. A proposito della domanda che mi hai fatto va ricordato che la santificazione della festa non si limita solo alla partecipazione alla Messa.
La domenica rimane giorno di riposo, giorno di ricupero delle energie fisiche e psichiche, e giorno in cui ci si astiene da tutto ciò che impedisce l’unione con Dio.
Pertanto andrebbero evitati tanto lo studio quanto il lavoro, a meno che motivi di carità, di giustizia e di adempimento dei doveri del proprio stato (il giorno dopo c’è un esame ed è necessario ripassare…) non suggeriscano di fare diversamente.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


1 Gli ebrei erano consapevoli che anche di sabato Dio si riposa relativamente, perché continua a sostenere il mondo con la sua parola e ad elargire agli uomini tutto ciò di cui hanno bisogno. In questo senso Cristo mostra la sua divinità rivendicando per sé il lavoro anche nel settimo giorno. E per questo risponde ai giudei: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero” (Gv 5,17). S. Giovanni annota: “Proprio per questo i giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5,18).
Anche l’Es. Dies Domini (31.5.1998) ricorda il significato tutto particolare del riposo di Dio: “Il riposo di Dio non può essere banalmente interpretato come una sorta di inattività di Dio. L’atto creatore che è a fondamento del mondo è infatti di sua natura permanente e Dio non cessa mai di operare, come Gesù stesso si preoccupa di ricordare proprio in riferimento al precetto del sabato” (DD 11).