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Quesito

Caro padre Angelo,
mi è stato richiesto un parere su un caso di morale al quale non ho saputo rispondere: la masturbazione a scopi diagnostici è peccato o no? Nel caso, peccato veniale o mortale?
Riflettendoci, la morale cattolica dice che il fine non giustifica mai i mezzi, per cui non si può agire male per avere un effetto positivo (l’oggetto dell’atto, se non erro, è più importante dell’intenzione dell’agente).
E allora la risposta al quesito apparirebbe scontata a prima vista.
L’obiezione comune è che il prelievo del seme dovrebbe in quel caso avvenire attraverso un’estrazione chirurgica che comporterebbe, al di là dei rischi che non so quantificare, dal momento che non sono un medico, quanto meno dei disagi notevoli alla persona.
Quindi mi domando se in questo caso sia possibile applicare il principio di eccezione della norma oppure non è possibile.
Grazie per il suo servizio, prego per lei invocando l’intercessione di S.
Tommaso affinché sia sempre illuminato nelle risposte.
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
il ragionamento che hai fatto nella prima parte della tua e-mail è esatto.
Sorgono poi altri problemi, soprattutto di natura pratica.
Ma nella soluzione di tali problemi dobbiamo lasciarci illuminare dai principi, badando di non contraddirli nei fatti.

1. Il Magistero della Chiesa più volte è tornato sul problema da te posto.
Ne ha parlato il S. Ufficio nel 1929 quando alla domanda: “È lecita la masturbazione direttamente procurata con lo scopo di ottenere lo sperma per scoprire la malattia contagiosa “blenorragia”, e, per quanto possibile, curarla?” ha risposto di “no” (24.7.1929).
Successivamente Pio XII ha affermato: “D’altra parte è superfluo osservare che l’elemento attivo non può giammai essere procurato legittimamente mediante un atto contro natura” (29.9.1949).
Da ultimo anche la Donum vitae (istruzione sulla bioetica) ha ribadito tale giudizio: “La masturbazione mediante la quale viene normalmente procurato il seme, è un altro segno di tale dissociazione; anche quando questo è in vista della procreazione, il gesto rimane privo del suo significato unitivo: ‘gli manca… la relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana” (DV II,6). E nella nota rimanda ai documenti del magistero sopra citati.

2. Desidero sottolineare il “giammai” di Pio XII. Quell’avverbio sta a ricordare che ci troviamo di fronte a precetti morali negativi (che proibiscono di fare il male) e che obbligano sempre e in ogni caso. In altre parole non ammettono eccezione.
Come non vi sono casi in cui si possa fare eccezione al divieto di bestemmiare, così ugualmente non vi sono casi in cui si possa fare eccezione al divieto di commettere atti impuri.
Come tu stesso hai osservato non c’é intenzione (e io aggiungo: “per quanto santa”) che possa rendere lecito ciò che è intrinsecamente offensivo di Dio e degradante per l’uomo.
 
3. Per il prelievo del seme oggi vi sono diversi dispositivi che non sono macchinosi e non degradano la persona umana.
Mi piace ricordare che il Comitato nazionale di bioetica, in data 5.5.1991, ha pubblicato un documento sui Problemi della raccolta e trattamento del liquido seminale umano per finalità diagnostiche.
Esso tiene presente “problemi e perplessità di ordine morale personale anche non esclusivamente religiosi”.
Questo Comitato ricorda che “deve essere strettamente salvaguardato il pieno rispetto delle convinzioni religiose e culturali e della dignità personale del paziente” e che “deve essere altresì garantita al paziente stesso la piena informazione su eventuali metodiche alternative scientificamente valide e purché non lesive della integralità fisica dell’individuo”.
Soprattutto rileva che “la stessa masturbazione, quasi sempre gravata da difficoltà di ordine psicologico indipendentemente dai convincimenti religiosi del soggetto, può non dare esito ad un liquido seminale perfettamente “fisiologico”. Molti individui, inoltre, proprio per difficoltà di ordine psicologico e culturale, si rifiutano di produrre il liquido spermatico nell’ambiente sanitario”.
Alcuni ricercatori (Zavos e coll) infatti hanno dimostrato che il seme raccolto per tecnica coitale è migliore di quello prelevato mediante masturbazione: è migliore per volume, per la conta spermatica totale, per motilità e morfologia spermatica. Questo perché nel rapporto coniugale vi sarebbe una maggiore intensità di stimolazione sessuale, presumibilmente per un migliore riempimento dei vasi deferenti prima della eiaculazione.
Zavos consiglia di prelevare il seme attraverso il condom in silastic, perché capita che un soggetto venga considerato oligospermico dopo analisi di campioni prelevati con masturbazione, mentre in realtà è normaspermico (Cfr. di pietro, spagnuolo, sgreccia, in Metanalisi della GIFT, in Medicina e Morale, 1990/1, p. 21).
È un condom che viene perforato sicché non viene usato come contraccettivo, ma come raccoglitore di spermatozoi.

4. Infine va ricordato, come avverte il Comitato nazionale di bioetica, che “sono stati messi a punto e usati in diversi Centri appositi dispositivi in grado di ottenere l’eiaculazione, senza stimolazione erotica”.
Come vedi, anche il Comitato nazionale di bioetica non procede per vie spicce e offensive della dignità della persona, e ricorda che esistono altri metodi più rispettosi e anche più sicuri.

5. Infine mi chiedi se si tratta di peccato veniale o grave.
La Dichiarazione Persona humana (29.12.1975) a proposito dei disordini sessuali dice che “secondo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti che ogni violazione diretta in quest’ordine è oggettivamente grave” (PH l0).
Più specificatamente sulla masturbazione il medesimo documento dice che “sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato” (n. 9).
Ora non sono le circostanze o le intenzioni a dare anzitutto alle azioni la loro qualifica morale, ma il loro obiettivo intrinseco, quello che tu (insieme con il Magistero della Chiesa) chiami oggetto.
Mi pare che a questo punto tutto sia chiarito, almeno sotto il profilo, oggettivo.

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di ribadire questa dottrina della Chiesa.
Ti assicuro una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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