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Caro Padre Angelo Bellon,
mi permetto di sottoporle un dubbio. Non è un problema astratto, ha a che fare direttamente con la vita.
Se i medici informano i parenti di una persona che il paziente purtroppo ha una grave malattia, dunque ha solo pochi mesi di vita, senza tuttavia avvisare direttamente il paziente, quale è il comportamento più giusto che devono tenere i parenti?
Se il morente non è in grado di intendere, il problema non si pone, perché tanto non recepirebbe il messaggio. Se il morente è in grado di intendere in qualche modo quello che gli viene detto, ma ha qualche malattia psichica, cosa è più giusto fare? Se il paziente è sano di mente è doveroso rendergli note le sue condizioni?
Mi permetto di chiederlo a lei perché mi è capitata una situazione simile prima con mia nonna, che è morta nel 2007, e ora con una mia zia. Entrambe malate di una grave forma di tumore al pancreas. In entrambi i casi i parenti più stretti hanno deciso di non far sapere nulla, anzi, hanno apertamente mentito, promettendo loro la salute. Alle mie perplessità hanno risposto dicendo che “vogliono risparmiare al malato una sofferenza in più”. A me pare però che l’inganno non sia mai giustificabile, non sia certo un modo opportuno per alleviare la sofferenza. E anche il silenzio mi pare colpevole: certamente chi sa che morirà a breve sta male, ma è meglio star male sapendolo o stare un po’ meglio perdendosi in vane illusioni? Se il male è sensato può essere consapevolmente assunto, può essere un “pungolo” che sollecita la persona a cambiare. Mi sbaglio? In questi casi, per di più, si trattava di persone cristiane, in un’ottica cristiana mi sembra assurdo nascondere la prossimità di un evento, certamente tragico, ma anche importante, cui sarebbe meglio prepararsi.
In un’ottica cristiana è giustificabile una menzogna di questo genere? E la semplice omissione di verità?
E in un’ottica puramente razionale e umana?
Un caro saluto e grazie,
Paolo


Risposta del sacerdote

Caro Paolo,
1. quando si tratta di dire la verità ai malati si devono tenere presenti due principi: da una parte non è mai lecito mentire; dall’altra si deve dire la verità tenendo presente la loro condizione e le loro possibili reazioni.
Questo significa che non sempre si potrà dire tutta la verità.

2. Può essere applicato anche ai parenti quanto Pio XII disse in un discorso all’unione italiana medico biologica “S. Luca”: “Vi sono dei casi in cui il medico, anche se interrogato, non può, pur non dicendo mai cosa positivamente falsa, manifestare crudamente tutta la verità, specialmente quando sa che il malato non avrebbe la forza di sopportarla. Ma vi sono altri casi nei quali egli ha senza dubbio il dovere di parlare chiaramente; dovere dinanzi al quale ha da cadere ogni altra considerazione medica o umanitaria” (12.11.1944).

3. In Italia il Comitato nazionale di bioetica, in un documento del 20.6.1992, ha presentato una serie di raccomandazioni ai medici nel loro compito di comunicare con i pazienti. Queste raccomandazioni possono essere applicate anche ai parenti.
Tra le varie indicazioni, se sottolineo una: “nel comunicare le informazioni deve usare terminologie non traumatizzanti e lasciare sempre al paziente una qualche speranza o possibilità di successo”.
La speranza di guarire lenisce la sofferenza.

4. Per dei cristiani la speranza della guarigione va data anche attraverso l’amministrazione dei sacramenti, i quali presuppongono quello della confessione.
Quando si vede che la situazione si sta aggravando, si potrebbe dire: “Guarda, non sarebbe male chiedere anche l’aiuto del sacramento”. L’Unzione degli infermi ha come suo primo obiettivo la salute del malato o comunque un sollievo nella malattia.
Nella lettera di San Giacomo si legge: “Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc 5,14-15).

5. Tuttavia, insieme con la speranza della guarigione, i malati vanno esortati ad offrire le loro sofferenze al Signore e abbandonarsi alla sua volontà.
Anche se non si parla esplicitamente di morte, si deve vivere da cristiani l’esperienza della malattia e l’evento della conclusione della vita terrena.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo