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Quesito

Caro Padre Angelo,
la ringrazio per la sua risposta estremamente chiara ed esauriente.
Ora vorrei porle un altro quesito che da un po’ di tempo mi fa pensare, ma poiché non posseggo la sua preparazione, non sono riuscito a darmi una risposta soddisfacente e motivata.
Le chiedo pertanto: secondo la Chiesa, qual’è stato il destino dopo la morte di quelle persone che, certo non per colpa loro, non hanno conosciuto il Signore in quanto sono semplicemente vissute prima di Lui (e l’arco di tempo è lunghissimo), e perciò non hanno avuto la possibilità di essere o meno Cristiani (per intenderci, quelli che Dante chiama Ignavi e che relega nel Limbo, un luogo indistinto che però viene accostato da Dante più all’Inferno che al Purgatorio e al Paradiso).
La saluto e La ringrazio anticipatamente
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. la risposta è più o meno la stessa che si dà oggi per la salvezza dei non cristiani.
Ed è anche la stessa che si trova nella lettera agli ebrei, che secondo la Bibbia di Gerusalemme sarebbe stata scritta verso il 67.
In questa lettera si legge: “Chi infatti si accosta a Dio deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6).
Dobbiamo pensare che l’autore di questa lettera abbia inteso parlare della salvezza della gente del suo tempo e anche di quella che viveva prima di lui.

2. Gli ebrei si salvavano in virtù della fede che nel Messia venturo e anche in virtù del loro agire secondo retta coscienza.

3. Per quelli che non erano ebrei e che non avevano la fede nel Messia venturo, l’autore di questa lettera dice che per la salvezza è necessario conoscere l’esistenza di Dio e che Dio è rimuneratore nel bene o nel male delle nostre azioni.
Credere in Dio è sempre necessario per la salvezza, perché Lui è l’obiettivo cui devono essere indirizzate le nostre azioni.
Ed è anche necessario operare in maniera retta nel convincimento che egli giudicherà come giusto giudice il nostro operato.

4. Per costoro possiamo applicare quanto il Concilio Vaticano II dice circa la salvezza dei non cristiani:
Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna.
Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita” (Lumen gentium 16).
E ancora: “Dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale” (Gaudium et spes 22).
Nella medesima linea si esprime il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Ogni uomo che, pur ignorando il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, cerca la verità e compie la volontà di Dio come la conosce, può essere salvato. E’ lecito supporre che tali persone avrebbero desiderato esplicitamente il Battesimo, se ne avessero conosciuta la necessità” (CCC 1260).

5. Questo è sempre stato il convincimento della Chiesa.
Già S. Tommaso diceva: “Appartiene alla Divina Provvidenza provvedere a ciascuno le cose necessarie per la salvezza, a meno che uno non lo impedisca da parte sua.
Perciò, se uno educato secondo la ragione naturale si comporta in maniera da praticare il bene e fuggire il male, si deve tenere per cosa certissima (certissime tenendum est) che Dio gli rivelerà per interna ispirazione le cose che deve credere necessariamente o gli invierà qualche predicatore della fede come fece con S. Pietro e Cornelio (At 10,1 55)” (De Veritate, 14, 11, ad 1).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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