Se sia giusto applicare più volte l’indulgenza plenaria al medesimo defunto e come mai la Chiesa non annetta l’indulgenza plenaria alla Messa, che è senza dubbio l’opera più grande

////Se sia giusto applicare più volte l’indulgenza plenaria al medesimo defunto e come mai la Chiesa non annetta l’indulgenza plenaria alla Messa, che è senza dubbio l’opera più grande

Se sia giusto applicare più volte l’indulgenza plenaria al medesimo defunto e come mai la Chiesa non annetta l’indulgenza plenaria alla Messa, che è senza dubbio l’opera più grande

Quesito

Reverendo Padre,
sono capitato per caso nella sua rubrica: cercavo una risposta ad un mio problema e l’ho trovata.
Ne ho subito approfittato per porle un’altra domanda riguardo alle indulgenze.
Le domande in realtà sono due:
1) – Se si ha fiducia nella Chiesa e si sa che il tale parente defunto è in Paradiso perché si ha acquistato per lui un’indulgenza plenaria nel rispetto di tutte le condizioni richieste, come mai si continua a pregare per lui?
2) – Si possono lucrare indulgenze plenarie in diversi modi, con svariate formule e preghiere (il Santo Rosario, ad esempio): come mai non è prevista alcuna indulgenza per La Preghiera per eccellenza, la Santa Messa, in cui si rinnova il sacrificio di Gesù stesso?
La ringrazio per la cortese attenzione e la saluto cordialmente.
Giovanni F.


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. non possiamo mai avere la certezza che uno dei nostri cari si trovi in Paradiso a meno che la Chiesa lo canonizzi.
È vero che l’indulgenza plenaria comporta la remissione di ogni pena e alcune di esse possono essere applicate alle anime dei defunti.
Ma l’effetto delle indulgenze non è automatico: dipende sempre dal beneplacito di Dio e dalle disposizioni di chi compie l’opera indulgenziata.

2. La Chiesa ha l’autorità di applicare le indulgenze anche alle anime dei defunti.
Ma queste indulgenze non hanno davanti a Dio il valore di un ordine (per modum auctoritatis), ma quello di una pia intercessione (per modum suffragii sive impetrationis).
Proprio per questa ragione l’indulgenza non ha un’efficacia infallibile.
Tanto più che solo il Signore conosce le disposizioni interiori delle anime del Purgatorio per le quali si acquista l’indulgenza.

3. Inoltre da parte di chi compie l’opera indulgenziata è necessario non solo lo stato di grazia, ma anche il totale ripudio di ogni peccato. E non solo di quello mortale, ma anche del veniale.
Se c’è qualche attaccamento, l’indulgenza acquistata sarà solo parziale e non più plenaria.

4. Per questi due motivi è cosa buona acquistare più volte l’indulgenza plenaria per la medesima persona.
Tanto più che se questa si trovasse già in paradiso, l’indulgenza che si è offerta per lei serve a rendere più efficace la sua intercessione in nostro favore (cfr. CCC 959).

5. Ci si può chiedere come mai l’indulgenza plenaria venga concessa per tante opere ma non per la Messa che è un’azione molto più importante.
Il motivo è il seguente: la Messa, in quanto è il sacrificio di Cristo perpetuato sui nostri altari, è la sorgente di tutte le grazie e di tutte le indulgenze.
Se a questo sacrificio ci uniamo mediante la carità possiamo ricavarne un’efficacia più grande dell’indulgenza plenaria. La Messa, se ben partecipata, non rimette solo la pena, ma produce una grande santificazione dell’anima.
Per questo San Tommaso scrive: “Benché le indulgenze siano molto utili per la remissione della pena, tuttavia altre opere soddisfattorie sono più meritorie quanto al premio essenziale, il quale è infinitamente superiore al perdono della pena temporale” (Somma teologica, Suppl. 25, 2, ad 2).
Tra queste altre opere soddisfattorie troviamo la Messa e gli altri sacramenti.

6. Lo ricorda anche il Manuale delle indulgenze: “In conformità alla tradizione, non è indulgenziata la partecipazione alla santa Messa e ai Sacramenti, data la loro preminente efficacia quanto alla santificazione e alla purificazione.
Se, in circostanze straordinarie (Prima Comunione, Prima Messa solenne, Messa a chiusura di un Congresso Eucaristico), si concede una indulgenza, questa non è annessa alla partecipazione alla Messa o al Sacramento, ma invece alle circostanze straordinarie che accompagnano questa partecipazione.
L’indulgenza quindi promuove e premia il sacrificio che s’incontra in simili celebrazioni, il buon esempio che si dà agli altri, l’onore che si rende alla Eucarestia e al Sacerdozio.
Sono invece, conformemente alla tradizione, indulgenziate varie opere di pietà privata e pubblica, e inoltre opere di carità e di penitenza, dando però a queste ultime opere maggior rilievo che in un recente passato.
Tutte queste opere indulgenziate, come del resto ogni altra opera buona e ogni sofferenza pazientemente sopportata, non sono tuttavia disgiunte dalla Messa e dai Sacramenti, fonti precipue di santificazione e di purificazione. Perché le opere buone e le sofferenze costituiscono l’offerta personale dei fedeli che si aggiunge a quella di Cristo nella Messa; perché la Messa e i Sacramenti inducono i fedeli a compiere i loro doveri in modo che «esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede», e a loro volta i doveri fedelmente compiuti dispongono sempre meglio a partecipare fruttuosamente alla Messa e ai Sacramenti” (n. 3).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo