Quesito

Caro Padre Angelo,
oggi leggendo un bell’articolo che spiegava il significato del Magistero in rapporto alla Rivelazione, che è in sé completa ma non completamente esplicitata e che verrà esplorata e applicata nei secoli dalla Chiesa. Ma il problema è sorto quando ho letto un passo citato del Vangelo secondo Giovanni, in cui l’evangelista affermava che Gesù aveva detto molte altre cose, ma che esse non erano state scritte perché "non sarebbe bastato il mondo per così tanti libri". Mi ha spaventato l’idea che la Rivelazione a noi pervenuta possa essere solo una piccola parte degli insegnamenti di Gesù, e che ci sia altro di importanti che non sappiamo. E mi spaventa perché è come avere un’amicizia con qualcuno di cui pensi di sapere tutto e invece ti nasconde qualcosa. È vero che lo Spirito Santo ci condurrà alla verità tutta intera, e che oltre alla Scrittura c’è la Tradizione cattolica, ma mi inquieta comunque il pensiero di questi "insegnamenti mancanti" del Signore.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è necessario intendere bene le parole scritte da San Giovanni.
Quando quest’apostolo ed evangelista dice che non basterebbe il mondo intero a contenere tutto ciò che Gesù ha compiuto usa un modo figurato di esprimersi che i letterati chiamano “iperbole”.
Di fatto Cristo ci ha detto tutto quanto era necessario per la nostra salvezza.
Ma questo “tutto” è così ricco che noi non finiamo mai di comprenderlo.
Pertanto non dobbiamo aspettare nessun’altra rivelazione da parte di Dio, perché in Cristo Egli ci ha detto tutto e perché nello stesso tempo ci ha lasciato lo Spirito Santo per darci la capacità di comprendere sempre più a fondo il significato di quanto Gesù ci ha detto e comunicato.

2. Ecco come San Tommaso interpreta le parole di san Giovanni: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21,25).
Scrivere i singoli segni o detti di Gesù Cristo significa spiegare la virtù delle singole sue parole o fatti.
Ora, le parole e le opere di Cristo sono anche opera di Dio.
E se uno volesse scrivere e narrare le loro motivazioni una per una, non potrebbe farlo in nessun modo; anzi neppure il mondo intero potrebbe farlo; perché infinite parole di uomini non sono in grado di adeguare una sola parola di Dio.
Fin dai primordi della Chiesa furono scritti libri su Cristo, e mai furono sufficienti; anzi, se anche il mondo dovesse durare centomila anni, se ne potrebbero scrivere ancora, senza raggiungere la perfezione sui singoli fatti e sulle singole sue parole. Vedi Sir 12,12: «A moltiplicare i libri non si finirebbe mai»; e nei Salmi si legge: «Lo predico e lo dico: i tuoi portenti si sono moltiplicati oltre ogni numero» (Sal 39, 5)” (Commento a Giovanni, 21,25).

3. Pertanto non si tratta di ricevere una nuova rivelazione, ma di comprendere sempre meglio la Rivelazione che è stata chiusa con la morte dell’ultimo apostolo.
E va anche aggiunto che questa nuova e sempre più profonda comprensione non avviene capovolgendo o contraddicendo quanto finora è stato inteso e ricevuto, perché ciò che è stato capito e insegnato con la garanzia dello Spirito Santo rimane vero per sempre.
Si tratta pertanto di un approfondimento o di uno sviluppo omogeneo, come quello di una pianta che rimanendo sempre se stessa cresce e fruttifica sempre più.

4. Questo è l’insegnamento del Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica Dei Verbum: “Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e la studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. La Chiesa cioè, nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio” (DV 8).

5. Ed è anche quanto disse Giovanni XXII nel discorso di apertura del Concilio ecumenico Vaticano II: “Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo.
Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (11 ottobre 1962).

6. Gesù Cristo pertanto è un amico che non nasconde nulla, non tiene nulla per sé, ma ci ha già detto tutto.
La difficoltà è da parte nostra: non siamo capaci di comprendere tutta la ricchezza di quanto ci ha comunicato. E non vi riusciremo mai, perché si tratta di parole e di eventi divini.

7. Questo è anche il pensiero di San Giovanni della Croce il quale scrive: “Avendoci (Dio) donato suo Figlio, che è l’unica sua Parola, egli non ha altra parola da darci.
Ci ha detto tutto in una volta e una volta per sempre in questa sola Parola, e non ha altro da aggiungere.
Questo è il significato di quel testo, in cui san Paolo cerca d’indurre gli ebrei ad abbandonare le antiche pratiche e i modi di comportarsi con Dio consentiti dalla legge di Mosè, per fissare gli occhi solo su Cristo: Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Eb 1,1-2).
L’autore di questo testo vuol far capire che Dio ora tace: non ha altro da dire, perché ciò che aveva detto in parte mediante i profeti, l’ha ora rivelato completamente nel suo Figlio, e ci ha donato così il Tutto, che è suo Figlio.
Pertanto, chi ora volesse interrogare Dio o chiedergli qualche visione o rivelazione, non solo farebbe una sciocchezza, ma anche offenderebbe Dio, perché non fisserebbe gli occhi unicamente su Cristo senza cercare altre cose o novità.
Dio potrebbe rispondergli così: Se ti ho già detto tutto nella mia Parola, che è mio Figlio, non ho altro da aggiungere. Cosa ti potrei rispondere o rivelare di più?
Fissa il tuo sguardo unicamente su di lui, perché in lui ti ho detto e rivelato tutto e troverai in lui anche più di ciò che chiedi e desideri.
Tu domandi locuzioni e rivelazioni particolari, mentre, se tu fissi gli occhi su di lui, vi troverai l’intera rivelazione, perché egli è tutta la mia parola, tutta la mia risposta, tutta la mia visione e tutta la mia rivelazione. Ora, io ti ho già parlato, risposto, manifestato, rivelato, quando te l’ho donato come fratello, compagno, maestro, caparra e premio. Il giorno in cui, sul monte Tabor, scesi su di lui con il mio Spirito, ho detto: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo (Mt 17,5)” (Salita al monte Carmelo, 2,22).

8. San Giovanni della Croce aggiunge: “C’è ancora molto da approfondire in Cristo.
Questi infatti è come una miniera ricca di immense vene di tesori, dei quali, per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuovi filoni di ricchezze.
Perciò san Paolo dice del Cristo: «In Cristo si trovano nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2,3) nei quali l’anima non può penetrare, se prima non passa per le strettezze della sofferenza interna ed esterna” (Cantico spirituale, strofa 37).

Ti esorto pertanto a stare sempre unito al Signore mediante la grazia.
Il suo spirito e la sua unzione ti insegnerà ogni cosa (Gv 2,27).
Ti assicuro anche per questo la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo