Quesito

Reverendo Padre,
nel porgerVi il mio più caro saluto voglio anche esprimerVi la più cara riconoscenza per il prezioso servizio che offrite. E’ davvero estremamente utile poter disporre del Vostro consiglio sui dubbi che corrono spesso e soprattutto fra noi giovani poco informati nel Catechismo e a volte sbandati dalle voci contrastanti che si sentono fuori e dentro la Madre Chiesa.
Il mio quesito ha origine da un episodio non troppo felice: mi trovavo in una comunità francescana e chiesi a un frate di salutarmi il Padre C. il frate però mi corresse dicendo che era meglio riferirsi a questi anteponendo al suo nome quello di Fra’. Mi spiegò ciò citando il passo del Vangelo secondo Matteo in cui Nostro Signore rivolgendosi agli scribi e ai farisei li invitava a non farsi chiamare nè maestri, nè padri (Mt 23, 8-12). Al tempo stesso però oltre a notare come sia quasi universale la prassi di dare l’appellativo di Padre ai sacerdoti pensavo quanto sia bello il suo significato e come in sè il termine Padre racchiuda bene il fine del ministero sacerdotale.
Perciò mi sono deciso a chiederVi quale sia l’interpretazione corretta da dare al passo evangelico.
Vi ringrazio già del Vostro disturbo.
Piero


Risposta del sacerdote

Caro Piero,
1. i francescani fanno bene a chiamarsi tra di loro con l’appellativo “fra”, perché sono fratelli in Cristo che vivono nella medesima comunità.

2. Ma tu fai altrettanto bene a chiamare il tale sacerdote Padre C., perché è tuo padre in Cristo, perché con i sacramenti e la Parola ti genera alla grazia.
Anche San Paolo si sentiva padre quando ai Corinzi scriveva: “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo” (1 Cor 4,15).
Due versetti dopo chiama “Timòteo, mio figlio diletto”.
Inoltre San Paolo raccomanda a Filemone un certo Onesimo, di cui dice: “ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene” (Filem 1,10).
Non mi meraviglierei affatto che Timoteo, Onesimo e molti altri chiamassero San Paolo “Padre”.

3. Inoltre Gesù quando dice: “E non chiamate nessuno padre sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo” (Mt 23,9) non abolisce il quarto comandamento né vieta ai figli di chiamare i loro genitori con l’appellativo padre e madre.

4. Non va dimenticato che il Signore si sta rivolgendo ai dottori della legge, i quali si facevano chiamare “padri” dai loro discepoli.
Ora c’è una diversità profonda nel rapporto tra un dottore della legge e il discepolo e tra un sacerdote e il fedele.
Nel rapporto sacerdote e fedele c’è invece una vera generazione, la generazione alla vita di figli di Dio come sperimentava e affermava san Paolo.

5. La chiesa stessa nei confronti del Papa (che significa babbo) usa questo nome, perché tutti da lui ci sentiamo generati in Cristo.

6. Inoltre i religiosi e le religiose che vivono nella castità consacrata sperimentano davvero una paternità e una paternità spirituale.
Non vanno intese anche in questo senso le parole di Gesù: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,29)?
Dunque, chi lascia tutto per Cristo, non rinuncia ad essere padre, ma lo diventa secondo la sua promessa “cento volte tanto”.

Continua dunque a chiamare Padre quel sacerdote francescano. Per te è padre nell’ordine della grazia così come chiami padre chi ti ha generato alla vita fisica.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo