Quesito

Carissimo Padre Angelo,
proprio adesso stavo leggendo la risposta pubblicata sul sito “Mia moglie mi impone l’uso del profilattico ecc.”.
Mi chiedo se sia ragionevole rifiutare il rapporto coniugale per questa ragione, anche qualora ne potesse venir fuori una separazione.
Secondo me questo caso presenta un’analogia con quello dei contraccettivi usati per fini terapeutici:
Nel primo caso, si vuole l’effetto terapeutico (legittimo) e si tollera quello contraccettivo.
Nel secondo, l’effetto voluto è il mantenersi in grazia e non offendere Dio, quello tollerato potrebbe essere una separazione, l’adulterio del coniuge, una litigata ecc.

Nell’atto di dolore si dice “… infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”.
Per quanto mi riguarda, in coscienza, non esiterei a negare il rapporto coniugale se mia moglie mi imponesse l’uso di un contraccettivo, a qualsiasi costo. Facesse quel che vuole, io non la toccherei nemmeno con un dito.

La ringrazio anticipatamente.
Un caro saluto
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. di per sé bisognerebbe fare come dici tu.
Tant’è vero che alla domanda se l’uso imperfetto (interruzione dell’atto o uso del profilattico) del matrimonio fosse lecito, il S. Ufficio rispose che in tutti e due i casi si tratta di un atto intrinsecamente cattivo e che nella prospettiva di un rapporto con l’uso del profilattico alla donna non è lecito comportarsi passivamente (DS 2795).
La S. Penitenzieria, in una sua risposta, è stata ancor più recisa affermando che quando il marito usa il profilattico, la moglie non può cooperare all’atto coniugale, ma “deve resistere come una vergine violentata” (3.6.1916; DS 3640)”.

2. Amare il Signore con tutto il cuore e metterlo al primo posto significa anche questo.

3. Tuttavia vi possono essere casi di forza maggiore (il bene dei figli e l’unità della famiglia, soprattutto) in cui è lecito subire la perversione dell’atto coniugale. Nella Casti Connubii Pio XI dice: “E sa anche bene la S. Chiesa che non di rado uno dei coniugi subisce piuttosto il peccato anziché esserne causa, quando per ragione veramente grave permette la perversione dell’ordine dovuto, alla quale pure non consente, e di cui quindi non è colpevole, purché memore, anche in tal caso, delle leggi della carità, non trascuri di dissuadere il coniuge dal peccato e allontanarlo da esso” (DS 3718).

4. Il caso da te presentato: se mia moglie mi imponesse il preservativo… non corrisponde all’insegnamento di Pio XI, il quale parla di “subire” l’atto perverso compito dal marito, senza acconsentirvi e senza cooperare.
Nel caso in cui la moglie chiede l’uso del profilattico, il marito coopera positivamente alla perversione dell’atto, non subisce la perversione, ma la accetta e la attua.
In linea teorica, dovrebbe semplicemente rifiutarsi.
Se accetta, deve confessarsi.

5. Concretamente se i due costruiscono cristianamente la loro casa non dovrebbero giungere a simili imposizioni e tanto meno al dilemma: o così o sfascio il matrimonio.
Non mi immagino Santa Gianna Beretta Molla che dica al marito: o così o me ne vado via.
Quando una donna arriva a questo punto, vuol dire che si è già allontanata parecchio dal vero amore e dalla strada di Cristo, il quale vuole “che il letto nuziale sia senza macchia” (Eb 13,4).
Ma prima di sfasciare il matrimonio il marito deve pazientare, pregare, fare penitenza e attendere il tempo propizio perché la moglie possa capire e convertirsi.

Ricambio il saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo