Quesito

Carissimo Padre Angelo,
innanzitutto la vorrei ringraziare per la rubrica che gestisce; è una fonte molto utile per chi vuole conoscere meglio la verità cristiana. Che Dio gliene renda merito.
Avrei 3 quesiti:
avevo letto, non ricordo dove, che rifiutare una vocazione sacerdotale puo’ comportare un grave rischio di dannazione, riferendosi altresì al libro di Giona; tutto ciò è vero?
La seconda riguarda il contenuto delle rivelazioni private.
Se hanno avuto il riconoscimento della Chiesa sono considerate interamente veritiere?
Mi spiego meglio, riguardo ad esempio alle Rivelazioni sul Sacro Cuore di Gesù’ o le rivelazioni di santa Brigida, possiamo interamente crederle veritiere come il santo Magistero?
La terza riguarda il titolo di dottore della Chiesa: significa che le opere di costoro sono prive di errori? Nel senso che, per esempio, una cosa affermata da san Tommaso posso dire che è vera e fa parte del Magistero della Chiesa?
La ringrazio anticipatamente per le sue risposte.
Che Dio la benedica e la renda santo.
Voglia qualche volta ricordarmi nelle sue preghiere.
Fabio


Risposta del sacerdote

Caro Fabio,
1. se la vocazione è quello che uno è, e cioè una realtà corrispondente in pieno alle nostre inclinazioni e ai doni di grazia che il Signore ci ha dato, non corrispondervi è come abbandonarsi a qualcosa che ci manca.
È stata questa la storia del giovane ricco.
Per le sue inclinazioni e per l’affetto speciale che il Signore gli aveva comunicato giudicandolo idoneo a seguirlo, non seguire la chiamata per lui è stata la stessa cosa che andarsene via triste, non pienamente realizzato e appagato.
Ha preferito le proprie ricchezze alla compagnia di Gesù. Ma le ricchezze non potevano saziare il suo cuore.
Chissà che gioia avrebbe provato nel fare quello che gli aveva consigliato il Signore: dare tutto ai poveri, renderli felici. È inenarrabile il modo in cui il Signore lo avrebbe lungamente e largamente ricompensato.
Senza dire poi quello che avrebbe provato e ricevuto nell’essere della cerchia degli amici del Signore e di esercitare in seguito i suoi stessi divini poteri.
Ha corso un rischio per la propria dannazione?
Alla luce di quello che il Signore dirà appena questo giovane se ne va via, si direbbe di sì: “«In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile»” (Mt 19,23-26).
Non sappiamo quale sia stato il suo esito finale. Possiamo solo limitarci a dire, alla luce delle parole del Signore, che ha corso un rischio serio.
Una cosa analoga si può dire per coloro che non seguono la loro vocazione.

2. Per le rivelazioni private, in genere annesse ad apparizioni, la Chiesa quando le approva si limita a dire che possono essere credute.
Il loro messaggio è in linea con la Divina Rivelazione e il Magistero della Chiesa.
Ma mentre Divina Rivelazione e Magistero della Chiesa impegnano la virtù teologale della fede e per questo il Signore infonde in noi l’adesione, per le rivelazioni private si tratta di fede privata e l’adesione parte dal soggetto che vi aderisce.
Ripeto, la Chiesa si limita a dire che si possono credere e non impegna in esse il proprio Magistero.
Per la devozione al Sacro Cuore di Gesù bisogna distinguere tra devozione al Sacro Cuore in se stessa e promesse fatte a S. Margherita Maria Alacoque.
Mentre la devozione al sacro Cruore affonda le proprie radici nella Divina Rivelazione e impegna in qualche modo la fede dei credenti, le promesse fatte a Santa Margherita Maria appartengono alle rivelazioni private, per le quali la Chiesa dice: si possono credere perché non sono in contrasto con la Divina Rivelazione.

3. Per il titolo di dottore: si tratta del riconoscimento fatto dalla Chiesa all’insegnamento di un Santo. Con questo titolo la Chiesa in qualche modo fa propria la dottrina di quel Santo.
Questo non significa che tutto quello che un determinato dottore ha detto sia infallibile, ma che sostanzialmente c’è purezza di dottrina, che ci si può fidare, anche se in determinati punti marginali alcuni insegnamenti potrebbero essere condizionati dalle culture del tempo in cui essi vissero.
Questo vale anche per San Tommaso d’Aquino, con questa eccezione però: che la dottrina di San Tommaso è in qualche modo normativa per i credenti.
Per lui infatti il Concilio Vaticano II, in linea col Magistero precedente, ha fatto un’opzione speciale. Ha detto infatti che gli studenti di teologia devono imparare ad “illustrare quanto più possibile i misteri della salvezza, approfondirli e a vederne il nesso con un lavoro speculativo, avendo san Tommaso per maestro”.
In nota il Concilio riporta un testo di Paolo VI: “(I docenti)… ascoltino con riverenza la voce dei Dottori della Chiesa, tra i quali il Santo Aquinate ha un posto preminente; è tanto grande infatti la forza dell’ingegno del Dottore Angelico, tanto sincero l’amore alla verità e la sapienza nell’investigare, spiegare e raggruppare secondo uno schema appropriato le verità più alte, che la sua dottrina è uno strumento efficacissimo non solo per mettere al sicuro i fondamenti della Fede, ma anche per ricavare utilmente e fiduciosamente frutti di sano progresso” (Discorso al VI Congresso Internazionale Tomistico, 10 sett. 1965: AAS 57 (1965), pp. 788-792).
Alla tua precisa domanda “una cosa affermata da san Tommaso posso dire che è vera e fa parte del Magistero della Chiesa?”: puoi dire che è vera, ma non puoi dire che faccia parte del Magistero.
Certo il Magistero la favorisce, ma diventa dottrina del Magistero quando il Magistero esplicitamente o implicitamente la fa propria, esponendola nei propri documenti.

Ti ringrazio molto per il bell’augurio che mi hai fatto.
Ti assicuro volentieri il mio ricordo nelle preghiere e ti benedico.
Padre Angelo Bellon