Quesito

Caro padre Angelo, 
eccomi a scriverti dopo alcuni mesi, ringraziandoti anzitutto per tutte le risposte che mi hai dato in questi anni, sempre chiare e fedeli alla Scrittura e all’insegnamento della Chiesa. 
La mia domanda riguarda la visione di Dio: noi sappiamo dalla Scrittura che nessuno in questa vita terrena può vedere Dio. In che senso quindi Gesù ci ha rivelato il volto del Padre? Nell’Eucaristia noi vediamo Dio? 
E poi una domanda strettamente collegata: se saremo ammessi in Paradiso, vedere Dio significherà vedere “solo” Gesù Risorto e glorioso, oppure la Santissima Trinità per come essa è? 
Spero di essermi spiegato: in sostanza se nessuno può vedere Dio in che modo Gesù ce lo rivela? E in che senso vedremo Dio nella vita eterna? 
Ti ricordo nella Santa Messa e nel santo Rosario. Grazie padre Angelo.
Don Niccolò 


Risposta del sacerdote

Caro Don Niccolò, 
1. nel Vangelo di San Giovanni si legge: “Nessuno ha mai visto Dio; il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre, egli ce l’ha rivelato” (Gv 1,18).
Poiché Dio è infinito, nessuna mente umana, che è finita e limitata, può conoscerlo in maniera adeguata.
Perché Dio possa essere conosciuto in maniera adeguata è necessario che il soggetto che lo conosce sia infinito quanto è infinito lui.

2. L’uomo, dice San Tommaso, può conoscere Dio attraverso i sensi perché Dio si manifesta a lui in forma corporea, come si pensa che sia stato visto da Abramo quando vide tre Persone e adoro l’unico Signore (cf. Gn 18,2), oppure perché si manifesta attraverso un’immagine colta dei sensi interni come, ad esempio, quella di Isaia quando vide Dio su un trono alto ed elevato, oppure infine perché partendo dalla sapienza infusa nelle creature si risale alla grandezza del Creatore, come si legge in Sap 13,5: “Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore” e in Rm 1,20: “Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute” (cf. Commento al Vangelo di Giovanni 1,18).

3. Però, soggiunge a San Tommaso, “con nessuna di queste conoscenze si raggiunge la visione diretta dell’essenza divina: poiché nessuna immagine creata, sia che si forme dei sensi esterni sia che si forme dall’immaginazione o nell’intelligenza può rappresentare l’essenza divina com’è in se stesso. L’uomo infatti conosce un oggetto nella sua essenza quando la specie che ne possiede nella sua mente lo riproduce così com’è: perciò non può esistere una immagine con la quale possiamo giungere alla visione diretta dell’essenza divina. Ora è evidente che nessuna immagine creata può rappresentare l’essenza divina, perché nessuna realtà finita può riprodurre l’infinito così com’è” (Ib.).

4. San Tommaso dice anche che “l’intelligenza umana finché rimane unita al corpo non può vedere a Dio. Giobbe aveva detto: “senza questa mia carne io la vedrò”” (Ib.).
Nell’Eucaristia i nostri sensi percepiscono soltanto le apparenze del pane e del vino.
Con il lume della fede (il lumen fidei) conosciamo qualcosa di Dio, ma ancora molto poco.
Con il suo insegnamento Gesù Cristo svela il volto di Dio per quanto è possibile ad una creatura che vive in questo mondo.

5. Nella vita futura la nostra mente sarà rinforzata da una luce infusa da Dio (è il cosiddetto lumen gloriae) e potrà vedere Dio secondo quanto è stato promesso: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, unico vero Dio e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). E “Lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3,2).
Tuttavia, commenta San Tommaso: “Conosceremo l’essenza divina tutta intera (tota), ma non totalmente (non totaliter)” (Ib.).
Conoscerla totaliter significa conoscerla quanto è conoscibile. E questo è proprio ed esclusivo di Dio. 

6. Scrive ancora San Tommaso: “Ogni sostanza intellettiva creata è limitata e conosce in modo limitato. Dio invece è infinito nell’essere e nella potenza, perciò è anche infinitamente conoscibile; quindi non può essere conosciuto da nessun intelletto creato quanto è conoscibile. Cosicché per ogni spirito creato rimane mai conosciuto totalmente. Di qui le parole di Giobbe: “Ecco il sommo Dio che supera ogni conoscenza (Gb 36,26). Soltanto Dio nel contemplare se stesso può conoscersi pienamente, perché in lui la potenza conoscitiva adegua l’entità del suo essere” (Ib.). 

7. Fatte queste doverose premesse, è più facile rispondere alle singole domande che hai posto: in paradiso conosceremo e possiederemo tutto Gesù Cristo risorto e tutta la Santissima Trinità come essi sono, ma non in tutta la loro pienezza. Perché questo è esclusivo di Gesù Cristo risorto e di tutta la Santissima Trinità.
Questo è anche il motivo per cui in paradiso, pur essendo tutti perfettamente saziati, ognuno lo vedrà secondo una diversa graduazione. Tutti in paradiso sono santi e tuttavia ognuno lo è secondo la propria misura. Per questo a San Paolo dice: “Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore” (1 Cor 15,41).
Grazie per il prezioso ricordo nella Santa Messa e nel santo Rosario.
Con l’augurio che in cielo tu possa essere una stella di grande splendore, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene per l’anno da poco iniziato.
Padre Angelo