Quesito

Padre Angelo,
buonasera, le scrivo per aprire il mio cuore tormentato.
Premesso che sono un suo grande estimatore. 
Sarò breve, io tra l’altro sono un prof. di filosofia con dottorato di ricerca in filosofia teoretica. Quanto in premessa per dirle che quello che le scrivo è frutto di anni di riflessione e sono giunto alla conclusione che Dio non esiste.
Mi spiego meglio. Ho pregato per anni e sottolineo anni, soprattutto per alcune buone intenzioni di preghiera, ma mai che Dio mi avesse dato un segno, diretto o indiretto mai. È come se avessi sprecato tempo e energie invocando un dio pagano, come all’epoca dei romani o egiziani. Il nulla assoluto.
Allora senza scomodare Spinoza, Einstein o altri, nel mio cuore non sento più nulla. Se esistesse un Dio onnipotente e misericordioso dovrebbe reagire, la preghiera è anche relazione di un amore corrisposto, e il silenzio di Dio attesta la sua non esistenza.
Heidegger aveva ragione: siamo soli, frutto di una casualità perversa di un universo indecifrabile. E restiamo nella nostra disperazione.
Certo di una sua risposta 
Con grande stima.
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele, 
1. se siamo frutto di una causalità perversa non sarebbe meglio farla finita tutti insieme?
Perché Heidegger dopo essere giunto alla conclusione che siamo frutto di una causalità perversa ha continuato a vivere?
Non è una contraddizione?

2. A tale conclusione non vi giunto perché anche lui ha amato la vita. 
E proprio perché l’ha amata fino alla fine non poteva dire di essere frutto di una causalità perversa.
Poteva dire solo di essere frutto di una causalità che ha amato e alla quale si è attaccato strenuamente.

3. Spiace che anche tu sia giunto alla medesima conclusione. Ma, venendo all’osso, qual è il motivo vero per cui ti sei allontanato da Dio?
Hai detto che hai pregato, ma da Dio hai ricevuto solo silenzio, per cui hai concluso che Dio non esiste.
Non è un buon ragionamento perché datur tertium, vale a dire è possibile un’altra risposta. Potresti chiederti come mai Dio sia rimasto in silenzio o se davvero sia rimasto in silenzio.

4. In ogni caso va detto che Dio non lo si raggiunge semplicemente con un buon ragionamento che senza dubbio aiuta a concludere all’esistenza di Dio, ma non mette ancora in comunione con lui.
Si può rimanere lontani da Dio pur credendo nella sua esistenza.

5. San Tommaso dice che “ci chiamiamo viatori perché camminiamo verso Dio, fine ultimo, al quale ci si avvicina non con i passi del corpo, ma con gli affetti dell’anima (cui non appropinquatur passibus corporis, sed affectibus mentis). 
Questo avvicinamento a Dio è prodotto dalla carità, mediante la quale l’anima si unisce a Dio.
Per questo l’Apostolo dà alla carità il nome di via, là dove dice: ‘Io vi mostrerò una via migliore di tutte’ (1 Cor 12,31)” (Somma teologica, II-II, 24, 4).

6. Ugualmente San Gregorio Magno dice che ci si avvicina a Dio gressibus amoris (con i passi o con gli atti dell’amore).
Allora ci si può chiedere se si è veramente amato Dio.
A questo punto è necessario fare una distinzione perché è possibile amare Dio solo per il proprio tornaconto personale. In altre parole perché ci aiuti. In questo caso, a ben vedere, in ultima analisi si ama soltanto se stessi.
Dio serve solo per raggiungere il bene che interessa.

7. Gesù invece ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21).
I suoi comandamenti non sono solo i dieci consegnati per mezzo di Mosè, ma contengono principalmente i comandamenti dell’amore.
Se si comincia a fare qualcosa “per amore del Signore” e cioè soltanto per amore suo e non solo per amore proprio, ci si sentirà subito amati dal Padre e da Gesù. Il loro amore è molto concreto. È fatto di grazie, di aiuti, di illuminazioni della mente e di consolazioni del cuore.
Se poi si vive in grazia di Dio si riceve un dono ancora più grande, quello della presenza personale del Dio onnipotente dentro di noi. Gesù ha detto: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).

8. In conclusione ti dico: prova ad amare Dio, prova a fare qualche cosa per lui. Facendo esperienza tangibile della sua tenerezza ti accorgerai che non ci troviamo all’interno di una causalità perversa, ma all’interno di una causalità di infinito amore che supera ogni nostra capacità di comprendere.
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo volentieri nella preghiera.
Padre Angelo