Quesito

Caro padre Angelo, 
ho anche una domanda sulla Tradizione. Ho guardato nel motore di ricerca ma non riesco a chiarire che cosa precisamente sia la Sacra Tradizione: in particolare fatico a distinguerla dal magistero della Chiesa. In che cosa se ne differenzia e che cosa è precisamente la Tradizione? 
Grazie di cuore per la risposta che vorrai darmi. 
Dio ti benedica. 
Don Niccolò 


Risposta del sacerdote

Caro Don Niccolò,
1. una prima differenza tra Tradizione e Magistero della Chiesa è questa: la Sacra Tradizione è elemento essenziale della Divina Rivelazione.
Il Magistero della chiesa si fonda sulla Divina Rivelazione, ma non è Divina Rivelazione.

2. Va subito ricordata la distinzione fondamentale tra Tradizione con la T maiuscola e le tradizioni.
Per Tradizione, con la T maiuscola, s’intende ciò che Dio ha trasmesso.
Le tradizioni invece sono legate alle abitudini e alle varie culture degli uomini.
Noi qui parliamo della Tradizione con la T maiuscola, che viene chiamata anche Sacra Tradizione.

3. Quanto Dio ha rivelato agli uomini costituisce il deposito (cf. 1 Tm 6,20) della Divina Rivelazione.
La Divina Rivelazione si trova nella Sacra Scrittura e nella Sacra Tradizione.

3. La Sacra Tradizione consiste innanzitutto nel conservare l’autentico significato della Divina Rivelazione e della Sacra Scrittura.
Questo autentico significato si trova in ciò che da sempre, da tutti e dovunque è stato credutoquod ubique, quod ab omnibus, quod a semper creditum est.
Questo è il criterio per discernere la Sacra Tradizione.

4. Il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Dei Verbum sulla Divina Rivelazione insegna che “la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro.
Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine.
Infatti la Sacra Scrittura è parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per ispirazione dello Spirito divino; quanto alla Sacra Tradizione, essa trasmette integralmente la parola di Dio – affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli – ai loro successori, affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; ne risulta così che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura e che di conseguenza l’una e l’altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e riverenza” (DV 9).
Per i protestanti l’unica fonte della Divina Rivelazione è la Sacra Scrittura, che ognuno interpreta a proprio talento, anche capovolgendo ciò che Dio ha inteso rivelare.

5. Poiché Gesù Cristo ha promesso lo Spirito Santo per condurre la Chiesa alla conoscenza della verità tutta intera, la comprensione della Divina rivelazione cresce sempre di più all’interno della Chiesa, come insegna del Concilio Vaticano II: “Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cf. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio” (DV 8).

6. La crescita della comprensione avviene mantenendo il significato delle Scritture come sempre è stato inteso, secondo il criterio sopra riportato del quod ubique, quod ab omnibus, quod a semper creditum est.
Ciò significa che lo sviluppo della comprensione avviene mantenendo il medesimo significato cautelandosi dall’alterarlo.
Si tratta pertanto di uno sviluppo omogeneo e non discontinuo o dialettico.
Come ha ricordato Giovanni XXIII nel discorso inaugurale del Concilio Vaticano II deve avvenire secondo l’eodem sensu eademque sententia, nello stesso senso e nella stessa affermazione. 

7. Il Magistero ha il compito di discernere se i nuovi approfondimenti o le nuove interpretazioni garantiscano i due criteri della Tradizione: quello del quod ubique, quod ab omnibus, quod a semper creditum est e quello dell’eodem sensu eademque sententia.
Il Magistero, pertanto, si pone ad un livello successivo a quello della Divina Rivelazione, mentre la Sacra Tradizione, come si è detto, è componente essenziale della Divina Rivelazione.
Il Magistero è fondato sulla Divina Rivelazione ed è garantito dalla Divina Rivelazione, ma non è Divina Rivelazione. In altri termini, non è parola di Dio, ma è parola umana garantita da Dio.
Con l’augurio di una sempre crescente comprensione di quanto Dio ci ha comunicato, ti ricordo nella preghiera per il tuo prezioso ministero sacerdotale.
Padre Angelo