Quesito

Caro Padre Angelo,
le vorrei porre una domanda che da tempo mi  gira per la testa, confrontandomi con i vari aspetti della vita quotidiana.
Le pongo per semplificare, 2 casi di vita:  nel 1 esiste una donna, pia, credente, buona,  che nella sua vita, specialmente matrimoniale ha dovuto passarne di tutti i colori. Ha portato sempre pazienza, ha tenuto unita la famiglia, ha sacrificato la sua salute per il bene dei figli anche quando tutto gridava vattene e  molla tutto e tutti… (questa è la mia situazione). Questa donna ha deciso di offrire le sofferenze al Signore affinché possa salvare la sua anima. Questa donna un giorno muore e il Signore ritiene che vada in Paradiso.
Nel 2 caso esiste una donna pia, credente, buona che nella sua vita ha avuto la fortuna di incontrare un bravo marito che ha condiviso con lei un percorso di vita santo ed esemplare, rendendole ogni giorno meno pesante e  tanto  sereno. Questa donna un giorno muore e il Signore ritiene che vada in Paradiso, dopotutto giustamente perché mica è una colpa se non ha passato una vita difficile come la prima donna…
A questo punto vorrei capire:  se tutte e due le donne sono andate in Paradiso, le sembra giusto che la prima abbia dovuto sostenere prove più pesanti? Se alla fine il premio è stato lo stesso?
Sono io che vedo la questione da un punto di vista sbagliato? La prego, mi faccia luce…


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. il criterio per entrare in paradiso non è quello della sofferenza subita in questo mondo, ma lo stato di grazia.
Ricorderai quanto il Signore ha detto nella parabola del banchetto nuziale: “Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 22,11-13).
Anche il cattivo ladrone ha sofferto sulla croce. Ma quel dolore è servito solo ad aumentare in lui la rabbia. Non risulta che il Signore gli abbia detto come all’altro: “Oggi sari con me in Paradiso”.

2. Inoltre anche in Paradiso non vi è un premio unico per tutti. San Paolo parlando della vita futura dice: “Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore” (1 Cor 15,41).

3. Se poi la sofferenza, portata per amore del Signore, serve ad ingrandire la nostra capacità di amare e quindi anche il nostro grado di grazia e di merito, comprendiamo che la valutazione data da Dio può essere più favorevole per chi ha amato di più.
Anche in questo senso si possono intendere le parole del Signore: “Beati quelli che piangono, perché saranno consolati” (Mt 5,4).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo