Quesito

Caro Don Angelo,
spero stia bene e il gran caldo (giugno 2019) non le pesi troppo.
Avrei un quesito che riguarda le intenzioni della S. Messa ed i suoi frutti, in un caso particolare. Infatti ho già letto con grande interesse le sue altre risposte sul tema, ma non credo di averne trovato che trattino il case delle Messe concelebrate.
Queste sono assai frequenti nella nostra chiesa di Lugano, con la presenza all’altare anche di 5-6 sacerdoti. Numerose sono anche le offerte per le intenzioni, che vengono così distribuite tra i concelebranti.
Siamo per caso in una situazione analoga alla Messa “plurintenzionale”, dove il frutto ministeriale, che pur immenso è finito, viene diviso fra molti?
Se la risposta è sì: dovrebbero i sacerdoti informarne gli offerenti? Limitare il numero delle Messe concelebrate?
Grazie e un devoto pensiero.
Umberto

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Umberto,
1. la Santa Messa rende presente sull’altare il sacrifico che Cristo ha offerto sulla croce.
È lo stesso e identico sacrificio.
Non viene ripetuto o rinnovato.

2. Mentre nell’Antico Testamento venivano offerti a Dio molti sacrifici, “Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio” (Eb 10,12).

3. Mentre i protestanti riducono la Messa ad una memoria e ad un ricordo del sacrificio di Cristo, per i cattolici invece la Messa è il memoriale del sacrificio.
Ciò significa che non solo lo ricorda, ma lo rende presente.
È quanto dice san Paolo quando afferma: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (1 Cor 11,26).
“Voi annunciate la morte del Signore” e cioè: la proclamate e rendete presente sull’altare.

4. Il sacrificio di Cristo viene reso presente dal sacerdote sotto le apparenze del pane e del vino.
È Cristo che ha voluto così quando nell’ultima cena ha detto agli Apostoli: “Fate questo in memoria di me”.

5. Ci possiamo domandare perché Gesù abbia voluto che il suo unico e identico sacrificio, compiuto una volta per tutte, venisse reso presente sull’altare fino alla fine del mondo.
La risposta è semplice: per rendere contemporaneo a tutti gli uomini il suo sacrificio e comunicarne i frutti.

6. Dicendo agli Apostoli “Fate questo in memoria di me” ha conferito ad essi il potere di rendere presente Gesù col suo sacrificio.
Il quel momento il ministro non agisce da solo, ma in comunione diretta con Cristo.
È una cosa sola col Signore, che si lascia condizionare dalla volontà del ministro che vuole renderlo presente sull’altare e anche dal motivo per cui lo vuole rendere presente: il beneficio dei fedeli.

7. Per questo il sacerdote ha il potere di destinare i frutti del sacrificio di Cristo non solo in generale per tutti gli uomini come ha voluto il Signore sulla croce, ma anche in particolare a beneficio dei presenti: per adorare, per ringraziare, per la remissione dei peccati e per domandare grazie.

8. Ogni sacerdote che consacra (e durante la consacrazione tutti i sacerdoti consacrano, tutti rendono presente il sacrificio di Gesù) ha il potere di destinare i frutto dell’unico e identico sacrificio di Cristo ad una particolare intenzione.

9. Per cui quello che viene fatto a Lugano nella concelebrazione è perfettamente legittimo.
Ogni sacerdote consacra. Ogni sacerdote destina i frutti dell’unico e identico sacrificio di Cristo che viene reso presente sull’altare.

10. Questo è diverso dalla cosiddetta Messa plurintenzionale nella quale un solo sacerdote consacra e applica i frutti del sacrificio di Cristo a molte intenzioni contemporaneamente.
Del sacrificio di Cristo il sacerdote ne comunica un frutto parziale e lo applica a molte intenzioni.
Mentre nella concelebrazione ogni sacerdote applica il frutto, che è pur esso parziale, ma ad un’unica intenzione, senza suddividerlo.

Ti ringrazio per il quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo.