Quesito

Caro Padre Angelo,
ho trovato e letto con molto interesse alcuni contenuti del sito che, a mio avviso, è molto utile a chi ha bisogno di avere alcune delucidazioni e/o suggerimenti su fatti che rendono instabile il percorso di fede.
Vengo subito al nocciolo esponendo la mia situazione: da qualche anno a questa parte ogni tanto inciampo nella tentazione virtuale di curiosare alcune immagini o clip sconci che si trovano ormai a vagonate sul web, traendone a volte in alcuni casi piacere personale. Scatta in quel momento nella mia anima un qualcosa di terribile e inarrestabile che mi trascina quasi di forza in questo turbinio, in questo vortice senza avere la possibilità di arrestarlo. Il problema è che mi rendo conto di ciò che sta per accadere ma non riesco a fermarmi. Immediatamente dopo scatta la più misera vergogna nei confronti di me stesso ma soprattutto di nostro signore Gesù, di padre Pio a cui sono affezionato da alcuni anni, e mi rendo conto che questo non è certo ciò che il Signore ha voluto insegnarci e che non segue i consigli di Gesù. Per poter rimettermi in pace con me stesso e con Dio nei giorni che susseguono l’evento mi reco dal parroco per confessare il mio cattivo comportamento e solo così, dopo aver avuto rassicurazioni dal padre, riesco ad riacquistare fiducia in me stesso e a rimettermi sulla retta via. Ora il punto è questo: ogni tanto mi capita ciò che ho prima descritto e poi vado a confessarmi, ma a distanza di tempo ci ricasco dentro, insomma inciampo sempre nel solito gradino che conosco bene e so che è lì, ma sembra che non lo voglio evitare; ho espresso al padre più volte la mia perplessità sul fatto che il Signore si sarà fatto un’idea strana di me, di un poco di buono, di uno che ripete sempre lo stesso peccato pur sapendo di non doverlo fare, ecc…
La domanda che mi sono sempre posto è questa: dopo aver commesso atti impuri come ho spiegato, per poter fare la comunione con l’eucarestia e riconciliarmi con il Signore devo fare la confessione? Oppure posso fare una confessione periodica distribuita nel tempo?
In confessione il padre mi ha rassicurato che Gesù non ci abbandona se ci troviamo in difficoltà e gli chiediamo aiuto sincero, ma dentro di me penso che il santo padre si sarà fatto una pessima immagine di me, e che magari è stufo di ascoltare le mie lamentele.
Rimango in attesa di una vostra graditissima risposta


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. non pensare all’idea che il confessore si può essere fatto di te.
I sacerdoti conoscono le debolezze degli uomini. Dio li ha chiamati perché risollevino coloro che cadano, perché donino la grazia e l’unione vera con Dio.

2. Quando si compie un peccato mortale, prima di fare la Comunione sacramentale, è sempre necessaria la confessione sacramentale.
La confessione periodica va bene per chi vive in grazia. Ma se uno perde la grazia, deve confessarsi sempre prima.
Questo emerge chiaramente da quanto ha detto San Paolo: “Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno pertanto esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
La comunione visibile e sacramentale è priva di senso se manca la comunione invisibile con Dio e con la Chiesa.
Questa comunione invisibile la si ricupera in via ordinaria solo con la confessione sacramentale.
Nell’enciclica Ecclesia de Eucaristia Giovanni Paolo II riporta la seguente espressione di San Giovanni Crisostomo: “Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi” (Ecclesia de Eucharistia 36).
Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1385) ricorda che “chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione”.

3. Hai descritto molto bene i meccanismi che scattano in te appena cedi anche solo parzialmente alla tentazione.
Questi meccanismi erano già stati descritti da un grande mastro di vita spirituale, san Giovanni Cassiano, il quale diceva che bisogna “badare alla testa del serpente (Gn 3,16) cioè al primo apparire dei pensieri pericolosi con i quali egli cerca di strisciare dentro la nostra anima. Perché se noi accogliamo la testa, cioè il primo stimolo del pensiero, finiremo per accogliere il resto del corpo del serpente, cioè consentiremo” (Cassiano, Filocalia, I, p. 130).
Non rimane che essere costantemente vigili, con l’occhio rivolto al Signore perché ci dia forza nel rimuovere le occasioni di peccato e superare energicamente le tentazioni.
Sarei contento che tu facessi anche un’altra esperienza: di osservare come, superata energicamente una tentazione, per diverso tempo si stia in pace.

Ti raccomando al Signore e alla Beata Vergine Maria.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo