Quesito
Buongiorno Padre,
che Dio la benedica.
Mi domandavo se nei primi versetti di Gn 1 fosse possibile riconoscere la Trinità.
Il Bereshit inteso come Principio (quindi Sapienza, quindi Verbo di Dio) e lo Spirito sulle acque come Spirito Santo?
Mi pedoni se non sono stata chiarissimo.
Grazie Padre.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. I teologi e i biblisti scorgono un’allusione alla Trinità nei primi versetti della Genesi.
Beninteso, la scorgono solo dopo che Gesù Cristo ci ha svelato il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Gli ebrei, infatti, non hanno mai concluso né in passato né oggi alla Santissima Trinità.
2. Tuttavia teologi e biblisti non scorgono l’allusione velata alla Santissima Trinità nelle parole da te riportate ma piuttosto in quel plurale usato da Dio quando dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” (Gn 1,26).
La Bibbia di Gerusalemme annota: “Facciamo non sembra essere un plurale di maestà e non si spiega anzitutto con il semplice fatto che il nome Elohim è di forma plurale, perché questo nome è usato quasi sempre come nome proprio del vero Dio e normalmente è accompagnato da un verbo al singolare.
Sembra che il fenomeno alla base del nostro testo, anche se raro in ebraico, sia quello del «plurale deliberativo»: quando Dio, come in Gn 11,7, o qualsiasi altra persona parla con se stessa, la grammatica ebraica sembra consigliare l’uso del plurale.
Il greco (seguito dalla Volgata) del Sal 8,6, ripreso in Eb 2,7, ha inteso questo testo come una deliberazione di Dio con la sua corte celeste (cf. Is 6), con gli angeli.
E questo plurale era una porta aperta all’interpretazione dei Padri della Chiesa, che hanno visto insinuato già in questo passo il mistero della Trinità” (nota a Gn 1,26).
3. Venendo alla tua riflessione, dopo essere edotti della Santissima Trinità da altri testi della Sacra Scrittura, mi pare che non sia errata la tua interpretazione.
Perché Dio Padre, che qui viene inteso come sostanza divina dalla quale procede ogni cosa, è colui che crea. Ma crea attraverso la sua Sapienza, che è il Figlio, il Logos. E nel soffio possiamo scorgere lo Spirito Santo che dà la vita.
4. A proposito dello “spirito di Dio che aleggiava sulle acque” la Bibbia di Gerusalemme non vi legge la tua interpretazione, ma neanche la nega in maniera categorica.
Scrive infatti: “spirito di Dio: seguendo il Settanta e la tradizione francese della Bibbia di Gerusalemme: “un soffio di Dio”.
La parola ebraica ruah può designare lo spirito (ma qui è usata senza articolo determinativo) o semplicemente il vento, e in questo contesto di forze naturali (acqua, tenebre, abisso) si può pensare che l’autore voglia evocare un vento forte che spazza la superficie delle acque (cfr. 8,1) senza escludere formalmente che abbia voluto allo stesso tempo suggerire la presenza dello spirito di Dio.
Tuttavia, non si tratterebbe ancora dello Spirito personale, della rivelazione del Nuovo Testamento. Del resto il ruolo creatore dello spirito di Dio non appare tanto nell’Antico Testamento (il salmo 104,30 è un’eccezione).
La creazione è l’opera della parola di Dio (v. 3ss), o della sua azione” (nota a Gn 1,2).
5. A proposito del “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” il teologo Reginaldo Garrigou Lagrange dice: “Si può dire che questo plurale possa essere un plurale maiestatico. Tuttavia questo sembra da escludersi alla luce della medesima espressione usata da Dio dopo la colpa quando disse: “Ecco Adamo è quasi uno di noi” (Gn 3,22); infatti quel “di noi” dice ben di più che un semplice plurale di maestà. Si vedano anche le parole di Gn 11,7 dette a motivo della superbia di coloro che avevano edificato la torre di babele “Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua” (Gn 11,7)” (De Deo Trino et Creatore, p. 32).
A questo proposito Reginaldo Garrigou Lagrange cita il quasi omonimo confratello domenicano M.-J. Lagrange che nella Révue biblique 1886, p. 387, scrive: “Il mistero della Trinità non è qui espressamente indicato, ma dona la migliore spiegazione della ripetizione di questo plurale, soprattutto del: uno di noi” (Ib.).
6. B. Bartmann scrive: “Vi è allusione a una pluralità se non a una trinità, nelle parole della Genesi: “facciamo l’uomo a nostra immagine somiglianza”. La maggior parte dei padri intendono queste parole come un dialogo tra il Padre e il Figlio; qualcuno vi aggiunge lo Spirito Santo; altri le interpretano come un monologo delle tre Persone (…). I padri della chiesa hanno dato a questa espressione un senso trinitario” (Teologia dogmatica, I, § 48).
7. Per completare, secondo il giudizio di Sant’Agostino e di Sant’Ambrogio nel libro della Genesi, si trova un’altra allusione della Trinità in Dio che appare ad Abramo presso la quercia di Mamre sotto la forma di tre personaggi: “Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre. (…). Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia” (Gn 18,1-3). L’antica Liturgia della Chiesa, seguendo l’interpretazione di Sant’Agostino di Sant’Ambrogio, nel breviario romano dice: “Tres vidit ed unum adoravit (domenica di quinquagesima, mattutino, responsorio 2). “Vide tre e adorò l’Uno”.
Con l’augurio di essere sempre invaso dalla presenza della Santissima Trinità, che è quanto dire invaso del paradiso, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
