Quesito
Salve padre,
Sono passati mesi da questa e-mail, e io le scrivo perché questa storia credo che meriti di essere testimoniata, potrebbe essere bello seguire una conversione “in diretta”.
Il mio amico in questione, ora studia filosofia, e credo che questa sua vicinanza alla fede sia sempre più grande, ma non voglio più parlare io, le riporto direttamente il messaggio che mi ha scritto.
“Avevo iniziato tempo fa con la meditazione mindfulness, tutto fatto in modo scientifico, scisso dall’influenza orientale, ma come pura pratica psicologica.
Però col il tempo mi sono appassionato alla mistica, e sono giunto a conoscere sant’Agostino e meister Eckhart.
Col tempo, la mia meditazione è cambiata, da un semplice esercizio di consapevolezza è diventato una spinta verso la trascendenza, in certi momenti, ho avuto come delle intuizioni, anche se durate pochi istanti.
Per pochi istanti mi sono spogliato di tutto, pure dalla voglia di pace o di verità, ero completamente senza nulla, e pure là nel fondo della mia anima, nel pozzo senza fondo sentivo qualcosa, sentivo che c’era qualcosa la in fondo, qualcosa che non ero io, qualcosa di più grande, qualcosa di inspiegabile, come quando Sant’Agostino nel settimo libro delle confessioni parla dell’intuizione che ha avuto quando ha cercato di capire perché la ragione è così sicura che l’incorruttibile è meglio del corruttibile anche se non ha mai provato esperienza di qualcosa di incorruttibile, e si è reso conto che nell’anima c’è un collegamento a Dio.”
Dice che in questi giorni, leggendo le confessioni, si commuove, piange ed è sempre più attratto e convinto dalla vita cristiana.
Che sant’Agostino stia intercedendo per lui proprio mentre legge la sua opera? che lui stesso definisce come uno dei punti più alti che l’animo umano ha mai raggiunto nella storia e come una delle migliori produzioni letterarie mai fatte.
Che coincidenza, proprio incutesti giorni dove è stato eletto un papa agostiniano.
So che Meister Eckhart era stato accusato ma oggi viene rivalutato, io sto attento perché comunque quando si parla di mistici a volte ci possono essere delle ambiguità, più per incomprensione che per malafede dell’autore.
Per dirla tutta, io ho letto il mistico domenicano, e non credo fosse eretico, semplicemente quando si parla di certe cose è difficile usare un linguaggio chiaro, ed è facile perdersi in spiegazioni che possono essere fraintese. Sant’Agostino ha evitato fraintendimenti perché erano un insegnante di arti liberali, era bravo con la retorica, invece il mistico domenicano non aveva queste doti, però non significa che abbia detto cose sbagliate.
Detto ciò tengo d’occhio questo mio amico per evitare che magari in futuro segua dottrine contrarie a quella cattolica, anche se non credo accadrà.
Spero che questa storia possa esserle interessata.
La saluto cordialmente.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. non mi stupisco di ciò che il tuo amico prova leggendo le confessioni di Sant’Agostino.
Mi dici che “leggendo le confessioni, si commuove, piange ed è sempre più attratto e convinto dalla vita cristiana”.
È lo stesso effetto che Sant’Agostino provava mentre le scriveva.
Sì, credo anch’io che Sant’Agostino gli stia accanto, tanto più che entrando nella vita eterna Sant’Agostino ha cominciato a svolgere in un orizzonte infinitamente più largo e più profondo quello che aveva iniziato a fare quaggiù.
2. Nel Retractationes (è uno dei suoi molti scritti) scrive: “Le mie confessioni in 13 libri lodano Dio giusto e buono per i miei mali e per i miei beni, e destano l’intelletto, l’affezione interiore dell’uomo. Quanto a me questo fu l’effetto mentre le scrivevo, questo è l’effetto quando si leggono: quanto all’opinione degli altri, ci pensino loro a molti fratelli so che esse sono piaciute e piacciono molto” (2,6).
Pertanto Agostino stesso avvertiva che mentre scriveva si destava la sua intelligenza e il suo affetto interiore. Era stimolato a conoscere e ad amare il Signore e stargli unito.
Non sono soltanto il racconto di una vita. Ben più, sono una meditazione profonda che riporta ai suoi travagli intellettuali e nello stesso tempo al suo colloquio continuo con Dio.
Nelle Confessioni il ricordo e la preghiera si intrecciano in continuazione. Per questo si tratta di un libro che porta in alto, molto in alto e fa sentire il desiderio di stare uniti a Dio e a vivere in comunione con lui.
3. Certo, il pensiero filosofico del suo tempo è molto lontano dal nostro.
Alcune correnti di pensiero lo avevano affascinato, poi ne scoprì l’inganno e le combatté.
L’ascolto della predicazione di Sant’Ambrogio, alla quale inizialmente andava solo per ascoltare l’arte del suo parlare e non per i contenuti, fece la sua parte.
Anche la lettura delle lettere di San Paolo e in particolare la lettera ai Romani fu determinante. Scrisse: “Pertanto titubante, ansioso, incerto presi tra mano le lettere dell’apostolo Paolo: le lessi tutte con massima attenzione e cautela” (Contra Academicos, II, 2,5).
Così tornò alla fede nella quale sua madre l’aveva educato. Scrive: “Io andavo tornando davvero di corsa in me stesso. Rivolsi uno sguardo furtivo, lo confesso, a quella religione che da fanciullo mi era stata insegnata e inculcata fin nel midollo: essa mi rapiva senza che io lo sapessi” (Ib.).
4. Tanto che giunse a scrivere: “La nostra, la cristiana, è l’unica vera filosofia” (Contra Iulianum IV, 14, 72).
Aveva trovato la verità.
Capì, anche per esperienza personale, che c’è un binomio inscindibile tra castità e verità: nel De mendacio scrive: “È la castità dell’animo che bisogna serbare con la verità” (7,19).
Tale intuizione è ben espressa anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica quando scrive che “c’è un legame tra la purezza del cuore, del corpo e della fede” (CCC 2518).
Per Agostino la verità è la castità dello spirito.
Mi auguro che per il tuo amico avvenga tutto questo.
5. Maestro Eckart procede in maniera diversa da Sant’Agostino.
Mentre Sant’Agostino parla di se stesso, della sua ricerca e della sua comunione con Dio (e nel suo itinerario ognuno in qualche modo ritrova se stesso e per questo è più coinvolgente), Maestro Eckart è il teologo che commenta in maniera impersonale le verità rivelate.
Il suo metodo è quello della scuola, argomenta per ogni asserzione e ne porta le motivazioni.
Sembra distaccato affettivamente dalle verità che espone, ma dietro questo apparente distacco, si può cogliere ciò che egli viveva.
6. Ho davanti a me in questo momento il suo Commento al Vangelo di Giovanni. Non è un commento parola per parola, senza tralasciarne neanche una, come quello di San Tommaso.
Sceglie le parole più preminenti per lui.
A proposito dell’affermazione di Gesù: “Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica” (Gv 4,38) espone la teologia della comunione dei santi in maniera molto argomentata.
Scrive: “Da queste parole bisogna notare che l’uomo divino, in quanto tale, possiede come propri tutti i beni, le fatiche, i meriti e i premi di tutti gli altri santi, ed entra in essi come se li avessi compiuti lui stesso; anzi, possiede anche le opere buone compiute dei malvagi, in quanto essi appartengono al genere dei beni, compiuti tramite essi, ma non da essi.
Ciò si dimostra in triplice modo: con l’autorità, l’esempio e la ragione…
Così dunque l’uomo, che per grazia di Dio è oggi reso membro del corpo di Cristo, entra in tutto quello che appartiene ad ogni membro di Cristo e a Cristo stesso. E questo è quello che è scritto qui: “altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”.
7. Un esempio: come l’occhio serve in prima istanza per guidare il piede, e nello stesso tempo occhio e piede giovano a guidare tutto l’organismo e tutta la persona, così analogamente ciò che ognuno di noi fa in quanto è uomo divino e fedele, lo fa per il bene di tutti.
Scrive: “In quel che si è detto bisogna anche attentamente notare che ciascun membro non serve se stesso più di ogni altro: ad esempio l’occhio vede per se stesso non più che per il piede, perché non serve se stesso nel piede, ma tutto l’uomo o l’essere animato, al quale soltanto serve di per se stesso e immediatamente, per il quale e nel quale tutte le membra sono e sono uno; in esso, per esso e tramite esso operano per sé, e scambievolmente per esso. (…).
Questo è un modo con cui i beni, sia nelle passioni, sia nei meriti, sia nei premi, sono tutti i comuni a tutti i buoni e santi uomini”.
Così si giunge alla perfezione della carità, alla perfezione della comunione e alla perfezione del paradiso di cui si legge nel salmo 121,3: “Gerusalemme è costruita come città unita e compatta”.
Auguro a te e al tuo amico di giungere alla comunione con Dio come Sant’Agostino e nello stesso tempo alla comunione perfetta con tutti che avviene solo in Dio, come insegna Maestro Eckart.
Con questo augurio vi benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
