Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo Filippo e vorrei riportarle la sintesi di un’interessantissima omelia che ho ascoltato sul matrimonio: quest’ultimo è un sacramento e come tale è un intervento del Soprannaturale nella vita delle persone e quando avviene tutte le cose diventano nuove anche se noi continuiamo a vederle come prima. Ad esempio nella consacrazione un semplice pezzo di pane diventa il reale corpo di Cristo anche se noi continuiamo a vedere il pezzo di pane, così nel sacramento del matrimonio due persone … in pratica muoiono per dare origine ad una nuova creazione: una sola persona, anche se noi continuiamo a vederne sempre due.
Penso che le cose siano sempre state così ma non le avevo mai ascoltate con questa chiarezza perché così si capisce bene il comando “nessuno osi separare ciò che Dio ha unito” e pertanto si capisce bene anche perché non può esistere il divorzio o quantomeno il congiungimento con un’altra persona o perché non si possa accedere al sacramento della comunione nel caso di persone risposate perché in entrambi i casi si ragiona come se il sacramento fosse inesistente … in pratica se tutto fosse come nell’apparenza: due persone distinte quando in realtà non lo sono più da quando si sono sposate.
E’ corretta l’omelia e la mia interpretazione?
La ringrazio anticipatamente
Filippo


Risposta del sacerdote

Caro Filippo,
1. quanto hai sentito nell’omelia è molto bello nel suo insieme e aiuta a comprendere la realtà del matrimonio, il tipo di unione che gli sposi contraggono e il motivo per cui nessuno osi separare ciò che Dio ha unito.

2. Tuttavia in quanto mi hai scritto vi è qualche imperfezione, perché sé è vero che la sostanza del pane e del vino vengono meno per far posto alla sostanza del corpo e del sangue del Signore, nel matrimonio non viene meno né la sostanza né la persona dei singoli coniugi.
L’unità che viene stabilita fra di loro è un’unità di relazione, non una fusione delle due sostanze.
Questo è così vero che quando uno dei due coniugi muore, l’altro tuttavia sussiste.
In quel momento viene a spezzarsi invece l’unità di relazione.

3. Pertanto non corrisponde a verità che nel momento del consenso coniugale le due persone muoiano e ne costituiscano una nuova.
Continuano a sussistere ognuna con i propri pensieri, i propri affetti e la propria storia.
Anche nel dialogo personale continuano a dire: io ho pensato che potremmo fare così e tu che cosa ne dici?
E saranno giudicate individualmente da Dio al punto che la sorte eterna dell’uno potrebbe essere diversa da quella dell’altro.

4. Pertanto l’unità che gli sposi attuano con il consenso coniugale è un’unità di relazione.
Ora la relazione può essere reale oppure di ragione.
È reale quando è stabilita dalla realtà. Ad esempio è la realtà che stabilisce tra due persone il rapporto tra padre e figlio.
È di ragione quando esiste solo nella mente di chi la escogita, come quando uno dice da grande farà il medico o il prete.
In ogni caso però la relazione indica rapporto con un’altra realtà.

5. Ebbene, il rapporto che si stabilisce tra marito e moglie è un rapporto per cui tutto l’essere dell’uno è in rapporto a quello dell’altro.
È quel rapporto per cui hanno voluto e accettato che Dio dicesse sopra di loro: da questo momento vivete l’uno con l’altro, anzi l’uno per l’altro, nel medesimo modo in cui le varie membra all’interno di un corpo vivono le une con le altre, anzi le une per le altre.
E come Cristo sulla croce e nell’Eucaristia si è donato e si dona in totalità e fino alla fine, così sono chiamati a fare anche i coniugi a vicenda e in riferimento a Cristo.

6. Ma adesso andiamo alla sacra Scrittura e precisamente al momento in cui queste parole vengono proferite.
Dice il testo sacro: “Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gn 2,21-24).
Come si può notare: il primo ad asserire che si tratta di un’unica realtà è l’uomo: “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne”.
Ma lo disse dopo che Dio fece scendere un torpore in lui.
Sicché San Tommaso osserva: “Questo torpore fu un’estasi nella quale Dio gli rivelò molti beni. Dio gli rivelò anche ciò che qui viene detto (“carne dalla mia carne”). Perciò anche a questo si applica quanto ha detto il Signore: “Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,20).
Poiché dunque Adamo parlò “Deo imperante” (e cioè sotto rivelazione divina), perciò viene detto che Dio disse: l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Commento al Vangelo di Matteo 19,5).

7. Costituiscono una carne sola perché: “Come coloro che si amano spiritualmente costituiscono un’anima sola, e in riferimento a questo la Scrittura dice che tutti i credenti avevano un cuore solo e un’anima sola (At 4,32), così il marito e la moglie dal momento che si amano nella carne, si dice che sono una sola carne” (San Giovanni Crisostomo, Commento a Matteo).
Questa è anche l’interpretazione di san Tommaso quando commenta 1 Cor 6,16 (i due diventeranno una sola carne): “Per l’unione nella carne diventano una sola carne, e così le membra dell’uno diventano membra dell’altro”.

8. Va osservato infine che alle parole “i due saranno una carne sola” San Girolamo ha dato la seguente interpretazione: “È il premio delle nozze che da due venga una carne sola, cioè della prole” (Commento in Matteo, 134B). La carne sola sarebbero dunque i figli che nascono da tale unione.

9. Pertanto l’analogia stabilita dal sacerdote che hai ascoltato è certamente suggestiva e ha fatto capire agli uditori che il matrimonio è una realtà nuova costituita da Dio e accettata dai coniugi. Ma va interpretata bene.

Ti ringrazio per quanto mi hai riferito, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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