Se la bellezza della fede stia nell’accettare tutto senza porsi senza «li come» e «li perché» come diceva Trilussa

////Se la bellezza della fede stia nell’accettare tutto senza porsi senza «li come» e «li perché» come diceva Trilussa

Se la bellezza della fede stia nell’accettare tutto senza porsi senza «li come» e «li perché» come diceva Trilussa

Quesito

Caro Padre Angelo,
ieri sera cercando qualche poesia da pubblicare su facebook ne ho trovata una di Trilussa che è intitolata: FEDE.
«Credo in Dio Padre Onnipotente. Ma..– Ciai quarche dubbio? Tiettelo per te.
La fede è bella senza li «chissà» senza li «come» e senza li «perché».»
La mia domanda ora è questa: è giusto porsi delle domande sulla fede utilizzando la ragione, cioè indagare sul significato della fede, sul perché Dio è Padre e Onnipotente oppure serve solo credere a questa frase fatta senza porsi domande? Noi cristiani siamo più liberi se ci interroghiamo su questi perché o se li accettiamo solo per fede? Il dubbio è lecito quando vediamo delle affermazioni come “Credo in Dio Padre Onnipotente”? Concludo riassumendo quello che voglio dire con queste domande: la Bellezza di Credere sta senza «li come» e «li perché» oppure sta nel porsi domande?
Grazie.
Con stima
Andrea G.


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. la fede è bella non solo per la conoscenza che dà, ma soprattutto per l’esperienza che permette di vivere.
San Tommaso all’inizio del Compendio di Teologia scrive: “La Fede è in qualche modo la pregustazione di quella conoscenza che ci farà beati nella vita futura, per cui dice l’Apostolo: «La fede è sostanza delle cose da sperare» (Eb 11,1), quasi che essa cominci a far sussistere in noi le cose che dobbiamo sperare, vale a dire la futura beatitudine”.

2. Nella medesima linea si esprime anche il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica, fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12), «così come egli è» (1 Gv 3,2).
La fede, quindi, è già l’inizio della vita eterna: Fin d’ora contempliamo come in uno specchio, quasi fossero già presenti, le realtà meravigliose che ci riservano le promesse e che, per la fede, attendiamo di godere” (CCC 163).

3. La fede infatti non consiste semplicemente nel fornire delle informazioni su Dio e sulla vita eterna.
Essa è molto di più.
Consiste innanzitutto nel tenere la nostra mano nella mano di Dio perché Egli ci introduca già nella vita presente alla comunione con Sé, alla vita del Paradiso.

4. Per questo Trilussa in un altro sonetto presenta la fede come una vecchietta che accompagna dentro il bosco. Per noi la fede accompagna alla Comunione con Dio.
Eccolo:

Quella vecchietta cieca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse: – Se la strada nun la sai,
te ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò ‘na voce,
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima, dove c’è la Croce…
Io risposi: – Sarà … ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede … –
La cieca allora me pijò la mano
e sospirò: – Cammina! – Era fa Fede.

5. Si pensi solo a quanto avviene nella Santa Comunione dove il Signore ci nutre con un cibo di cui la manna dell’Antico Testamento è stata solo un pallidissimo segno: “Invece hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto.
Questo tuo alimento manifestava la tua dolcezza verso i figli, si adattava al gusto di chi ne mangiava, si trasformava in ciò che ognuno desiderava” (Sap 16,20-21).

6. In riferimento alla santa Comunione San Tommaso d’Aquino, riferendo indubbiamente la propria esperienza, scrive: “per la potenza di questo sacramento, l’anima è spiritualmente ristorata dal fatto che è spiritualmente gaia e, in un certo modo, inebriata dalla dolcezza della bontà divina, secondo quanto è detto nel Cantico (5,1): Mangiate, miei amici; io vi inebrierò miei prediletti” (Somma teologica, III, 79,1, ad 2).

7. Finché non si giunge ad essere inebriati della dolcezza della bontà divina si sta ancora all’esterno della fede.
Forse si sapranno tante cose, ma non si è ancora giunti là dove queste conoscenze intendono portare.
Qui dunque, prima ancora che nelle domande di ordine intellettuale, sta la bellezza della fede.

8. Certo, c’è anche la bellezza delle risposte che la fede dà alle nostre domande.
Dio è desideroso che domandiamo spiegazioni. Ci ha dato la ragione proprio per indagare e conoscere sempre più profondamente. Anzi per mettere la fede in stato di scienza.
Questo è in particolare il compito della teologia.

9. Rivelandosi Dio invita la nostra mente ad entrare nella sua luce.
E l’uomo vi entra in maniera attiva domandando, ponendo dubbi di carattere metodologico, cercando di mettere le verità di fede a contatto con le varie discipline, in particolare con la filosofia.
Dio stesso desidera che noi sappiamo rendere ragione dei «li come» e dei «li perché» di quanto stiamo già vivendo e della nostra speranza.

10. Quando scopriamo questi «li come» e «li perché» avvertiamo come un senso di liberazione.
Perché l’ignoranza qui, come in tutti gli altri settori della vita, mantiene in una condizione di schiavitù senza che uno se ne accorga

Con l’augurio che tu possa sperimentare in continuare la duplice bellezza della fede (quella legata all’esperienza della comunione con Dio e quella legata alla comprensione razionale di quanto credi) ti assicuro il mio ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo