Se in confessione vadano accusati anche i dettagli dei peccati

Se in confessione vadano accusati anche i dettagli dei peccati

Quesito

Gentile Padre,
Le scrivo per esporre i miei dubbi, nella speranza di una risposta che sappia chiarirli.
Sono una ragazza di 15 anni e Internet è un po’ il mio pane quotidiano.
Girovagando appunto per la rete mi sono imbattuta in un video che mi ha lasciato molto turbata. Non era pornografico, ma comunque osceno. Ripeto, non ho tratto alcun tipo di piacere da questa sgradevole sorpresa, anzi, ne sono rimasta turbata e ho avvertito il desiderio di pregare, quasi come se in qualche maniera la visione mi avesse comunque "sporcata".
Ho intenzione di manifestare l’episodio nella prossima Confessione, anche se dovesse trattarsi di peccato veniale (cosa che non riesco a capire, e per la quale spero nel Suo aiuto).
Un’altra mia perplessità è questa: nell’attesa di avere la possibilità di confessarmi, posso accostarmi alla Santa Comunione?
Un’altra mia domanda, non direttamente legata alla questione di cui sopra, è: quando, nella Confessione, è obbligatorio rendere chiari al sacerdote tutti i dettagli di una circostanza nella quale avviene il peccato? Ovvero: quando determinate circostanze aggiungono "peccato al peccato", tale da meritare di essere esplicitamente dette in Confessione?
La ringrazio per il servizio che dona a così tante persone e la saluto cordialmente
E.


Risposta del sacerdote

Carissima E.,
1. l’impressione che hai avuto di aver inquinato la tua anima – sebbene non vi sia stata la volontà di farlo – è esatta.
Secondo me non c’è stato il peccato mortale, ma hai bisogno di essere purificata.
Io farei la confessione prima della Comunione.
Così puoi essere più sicura e serena.

2. È necessario accusare non i dettagli, ma le circostanze che mutano la specie del peccato.
Ad esempio: la fornicazione è il rapporto sessuale tra due persone libere (e cioè non ancora sposate).
Ma se queste persone sono dello stesso sesso, allora si ha un peccato particolare: quello della sodomia.
In questo caso si dirà: ho compiuto atti impuri oppure ho avuto rapporti sessuali con una persona del mio sesso.
Queste sono le circostanze del peccato. E vanno accusate.
Non  vanno accusati invece i dettagli, i quali in quanto tali non mutano la specie del peccato.

3. Ugualmente se a compiere uno di questi peccati fosse una persona consacrata ci si trova dinanzi ad un’altra circostanza che aggrava il peccato.
Perché si aggiunge il sacrilegio.

4. Il peccato poi va esposto indicando di quale specie si tratti in modo che il sacerdote capisca che cosa è chiamato ad assolvere.
Sicché vanno omesse del tutto le descrizioni dei peccati, soprattutto si tratta di peccati di ordine sessuale.

5. Sulla necessità di confessare la specie del peccato e le circostanze che la mutano il Concilio di Trento dice: “Si deduce inoltre che devono essere spiegate in confessione anche le circostanze che mutano la specie del peccato, perché senza di esse gli stessi peccati non sono esposti integralmente dai penitenti, né appaiono ai giudici, per cui essi non possono giudicare rettamente della gravità dei crimini ed imporre ai penitenti la pena ad essa corrispondente. Perciò è contrario alla ragione insegnare che una sola circostanza debba essere confessata, e cioè di aver peccato contro i fratelli. (…).
Consta infatti che nella Chiesa non si esige altro dai penitenti se non che, dopo che ciascuno si sia esaminato diligentemente ed abbia esplorato tutti gli angoli più riposti della coscienza, confessi quei peccati coi quali ricordi di aver offeso mortalmente il suo Signore e suo Dio; tutti gli altri peccati che non tornano alla memoria di chi ha riflettuto diligentemente, s’intendono inclusi complessivamente nella medesima confessione; per essi diciamo col Profeta: “Assolvimi dalle colpe che non vedo” (Sal 18,13) (DS 1682).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo