Quesito

Gentile Reverendo Padre Angelo Bellon
Le pongo questa nuova domanda: Peccato come offesa a Dio.
Di preciso cosa si intende per offesa e sofferenza in Dio? Come si può risolvere l’apparente contraddizione con l’attributo divino della impassibilità?
Dal Catechismo Maggiore di San Pio X:

" 98 D. Gesù Cristo patì come Dio, o come uomo?
**** R. Gesù Cristo patì come uomo solamente, perché come Dio non poteva né patire né morire".

Il peccato è un’offesa a Dio, offesa che deve essere riparata; la Giustizia di Dio deve essere soddisfatta. Si può dire che il peccato reca un qualche danno a Dio e se sì in che senso?
Esistono infatti anche persone che dicono: "perché è stato necessario che Cristo patisse? Non bastava semplicemente che Dio perdonasse i peccati"?
Ovvio che si sbagliano assai.

La ringrazio in anticipo della risposta, per la sua gentilezza e la sua pazienza.
Sarò felice di ricordarla nelle mie preghiere, in particolare durante la Santa Messa.
Rinnovo i miei più vivi complimenti per il sito e per il servizio che svolge.
Distinti Saluti.
Marchesini


Risposta del sacerdote

Caro Marchesini,
Sul primo punto (se il peccato nuoccia a Dio) ti trascrivo tre testi di  San Tommaso:
1. “Le azioni umane non possono di per sé né giovare né nuocere a Dio: tuttavia l’uomo, per quanto dipende da lui, sottrae o dà a Dio qualcosa osservando o non osservando l’ordine che Dio ha stabilito” (San Tommaso, Somma teologica, I-II, 21, 4, ad 1).
2. “Il peccatore non può nuocere a Dio efficacemente, tuttavia per quanto sta in  lui agisce in due modi contro Dio.
Primo, perché ne disprezza le leggi.
Secondo, perché nuoce ad altri o a se medesimo: e ciò interessa Dio, poiché il danneggiato è sotto la provvidenza e la tutela di Dio” (Somma teologica, I-II, 47, 1, ad 1).
3. “Sebbene uno non possa nuocere a Dio in se stesso, può tuttavia attentare alle cose di Dio, per esempio estirpando la fede o violando le cose sacre e commettere così dei peccati gravissimi” (Somma teologica, I-II, 72,8, ad 2).

Sul secondo punto (la necessità della passione) San Tommaso insegna che si può dire che una cosa è necessaria in due modi.
Primo: perché non si può fare altrimenti, come ad esempio è necessario che Dio esista.
Secondo: perché, determinato un fine, quel fine non si può raggiungere senza quei determinati mezzi.
E da questo punto di vista la passione di Cristo era necessaria per tre motivi.
1. per la redenzione del genere umano, come dice il vangelo: “è necessario che il Figlio dell’uomo sia innalzato, perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,14).
2. in vista della sua risurrezione, perché per l’umiliazione sopportata nella passione e morte ha meritato la risurrezione per sé e per noi: “Il Cristo doveva patire tali cose, e così entrare nella sua gloria” (Lc 24,26).
3. perché Dio l’aveva preannunciato nelle Scritture e prefigurato nelle riti dell’Antico Testamento. Per questo Gesù ha detto: “Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito” (Lc 22,22). E ancora: “Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi” (Lc 24,44); “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno” (Lc 24,46).

Ti ringrazio per i complimenti e molto di più per il ricordo nelle preghiere e specialmente nella Santa Messa.
A questo ricordo ci tengo particolarmente.
Anch’io contraccambio. Tra breve scenderò per la celebrazione della Messa e ti ricorderò al Signore.
Ti benedico.
Padre Angelo