Quesito

Caro padre Angelo,

innanzitutto mi presento: sono una donna di 39 anni sposata in chiesa oramai da 8. Lavoro, non ho figli, non ho problemi coniugali, nata e cresciuta in una famiglia cattolica e sempre stata cattolica anche se curiosa di altre religioni (ho studiato lingue e quindi anche il Protestantesimo…poi per motivi affettivi ho iniziato ad interessarmi della fede ortodossa).

Ho scoperto il sito per caso cercando di approfondire alcuni aspetti del Cattolicesimo perché, pur essendo laureatami alla Cattolica di Milano ed avendo sostenuto 3 esami di teologia cattolica, mi sono resa conto che ogni religione è veramente "corposa" da scoprire e che, cosa peggiore, spesso anche chi è stato educato ad andare a Messa ecc…presenta enormi lacune/ignoranza in fatto dottrinale.

Prima di arrivare al nocciolo della questione vorrei porle tre quesiti: una mia conoscente mi ha tacciato di crassa ignoranza in fatto di dottrina cattolica perché io sostengo che la chiesa cattolica non accetti la convivenza mentre lei dice che questa è un'ipocrisia bella e buona poiché "convivere" non è di per sé peccato il peccato sarebbero i rapporti sessuali extra coniugali…ella sostiene che sia mera ipocrisia non accettarla in quanto non si può accertare la presenza di rapporti sessuali o no…come dire: aggiro l'ostacolo come mi conviene. Le ho ribadito che la chiesa cattolica comunque non accetta la convivenza in quanto al di là del discorso sessuale esiste anche un discorso di non trasparenza della situazione perché due conviventi potrebbero raccontare tutto ed il contrario di tutto nonché una certa solubilità di tale vincolo. Quindi se codesta signora avesse ragione ed io no…dov'è la mia ignoranza dottrinale???

Il secondo punto in cui mi accusa d'ignoranza è la nullità del matrimonio: io sostengo che un matrimonio cattolico anche se ritenuto da un coniuge nullo o nullo da entrambi ti vincoli a rispettarlo nonostante la probabilità di nullità. Esempio: se io mi sposo con rito cattolico e mio marito esclude la prole, tale matrimonio è nullo ma comunque io sono tenuta ad adempiere agli obblighi di tale matrimonio finche' non vi sia una sentenza di nullità. Lei invece insiste nel dire che se un matrimonio è nullo è nullo e quindi non si commette peccato nel non rispettarlo in quanto se per Dio quel matrimonio è nullo nullo è e mi cita la questione foro interno/foro esterno. Ma la chiesa cattolica non rappresenta forse Dio? Come può dire un uomo che per Dio quel matrimonio era nullo e non vi sono obblighi???? Essendo la natura umana quello che è ognuno potrebbe dire quello che vuole. Quindi secondo me anche se un matrimonio è quasi certamente nullo i coniugi sono tenuti a rispettare tale Sacramento finché non vi sia una dichiarazione di nullità. O sbaglio??

Inoltre io ho sempre saputo che se una donna abortisce è esclusa dai Sacramenti e può esservi riammessa solo dopo Confessione e permesso del Vescovo…se una abortisce, si sposa in chiesa e non ha seguito tale iter il Sacramento è nullo. Ma anche qui vengo accusata di "non capire nulla di teologia cattolica".

Veniamo ora al nocciolo della questione: Da quando poi approfondendo gli aspetti del Cattolicesimo ho scoperto che esiste la sanatio in radice sto pensando seriamente di abbandonare il Cattolicesimo e di passare ad una fede che mi sembri meno incoerente…studiando la sanatio in radice infatti ho scoperto che un matrimonio civile il quale per la Chiesa non è Sacramento può essere reso Sacramento senza che due si sposino in chiesa!! Trovo tale cosa un'emerita vergogna nonché un insulto verso tutte quelle persone credenti che si sono sposate in chiesa preparandosi con un corso per fidanzati ecc…potrei capire la sanatio in radice per una coppia dove lui è ateo/ebreo/mussulmano e l'altro no sposatosi solo in Comune ma per due persone sposatesi solo civilmente per scelta mi pare un'assurdità anche perché si è sempre saputo che il matrimonio civile è nullo per la chiesa e se è vero che la chiesa può rendere valido un matrimonio nullo è anche vero che il matrimonio civile non solo non è un Sacramento ma è un vincolo solubile che può essere ripetuto più volte. Quindi qualunque coppia che si sposi in comune e poi si ravveda perché riscopre la fede può tranquillamente avere il Sacramento del matrimonio senza essersi adeguatamente preparato e senza aver celebrato un Sacramento?? Con questo la chiesa cattolica quindi dichiara che il matrimonio cattolico non e' un sacramento. Cosa vieta a due persone sposate civilmente di celebrare un matrimonio religioso??

(…)

La ringrazio se vorrà rispondermi ed in particolar modo se volesse illuminarmi sulla sanatio in radice perché se le cose dovessero essere come le ho capite mi considero una quasi ex cattolica e per di più fessa che ha creduto nei Sacramenti di una religione che poi dichiara Sacramenti riti civili avendo sempre predicato che civile e religioso non sono la stessa cosa.

Elena


Risposta del sacerdote

Cara Elena,

ho abbreviato un po’ la tua mail perché contente troppe questioni.

Ti risponderò in breve.

 

Bisogna intendersi sul termine di convivenza.

Alcune persone possono vivere insieme in un collegio o in una comunità.

In questo tipo di convivenza non vi sono problemi morali.

Quando invece si parla comunemente di convivenza s’intende quell’andare a vivere insieme senza essere persone sposate, mettendo insieme tutto, a partire dall’esperienza sessuale.

Ora se due persone sono serie e intendono custodire il vicendevole amore nella purezza non vanno a mettersi in situazioni che costituiscono “occasioni prossime” di violare la purezza.

Senza dire del cattivo esempio che danno con il loro comportamento perché non hanno scritto sulla fronte “noi viviamo in perfetta continenza”

 

2. Un matrimonio cattolico, anche se ritenuto nullo da un coniuge o da entrambi, vincola nonostante la probabilità di nullità.

Questo perché nessuno è giudice nella propria causa (nemo iudex in causa propria).

Il tribunale infatti potrebbe dare una sentenza diversa da quella che si ritiene vera, come non di rado succede.

Il tribunale è fatto apposta per questo.

 

3. Sul terzo punto bisogna dire anzitutto questo: è scomunicato chi è consapevole che all’azione compiuta è annessa una scomunica.

Ammesso che uno sia scomunicato per scomunica latae sententiae, come avviene per l’aborto, non direi che la celebrazione del matrimonio sia nulla.

Certamente è gravemente illecita e cioè compie un grave sacrilegio.

Ma il vincolo matrimoniale viene effettuato.

Successivamente, con la rimozione della scomunica, revivisce anche la grazia sacramentale.

La cosa viene meglio compresa con un esempio: se una donna abortisce ed è consapevole della scomunica e poi accede al sacramento della confermazione, sebbene compia un grave sacrilegio, tuttavia la confermazione è valida. E una volta rimosso il peccato con l’annessa scomunica, revivisce anche la grazia.

 

4. Il Codice di diritto canonico al can. 1331 – § 1 dice:

“Allo scomunicato è fatto divieto:

1° di prendere parte in alcun modo come ministro alla celebrazione del Sacrificio dell'Eucarestia o di qualunque altra cerimonia di culto pubblico;

2° di celebrare sacramenti o sacramentali e di ricevere i sacramenti;

3° di esercitare funzioni in uffici o ministeri o incarichi ecclesiastici qualsiasi, o di porre atti di governo”.

La dizione “è fatto divieto” non dice di per sé che quanto compie sia nullo, ma che è gravemente illecito.

 

4. La sanatio in radice, mi dici, costituisce per te un grave problema.

Ma se esamini bene la questione, vedrai che la prassi della Chiesa è ragionevole.

Anzitutto la Chiesa dice che un matrimonio civile celebrato tra due battezzati è canonicamente nullo.

Non dice semplicemente nullo, ma canonicamente nullo.

Vale a dire: è nullo a motivo di una irregolarità.

Ma rimossa l’irregolarità, dal momento che i due sono innestati in Cristo, con determinazione di chi di dovere si può essere dispensati dalla celebrazione religiosa del matrimonio.

Questo non significa che i due non siano tenuti a fare il medesimo percorso di preparazione che fanno tutti gli altri fidanzati.

Il decreto del vescovo, evidentemente, verrà emesso solo quando vi sono le condizioni per poterlo emettere e cioè quando si è provveduto alla debita preparazione.

 

Come vedi, non c’è motivo di mettere in dubbio l’appartenenza alla Chiesa cattolica.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo