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Quesito

Caro Padre,
se fin dalla creazione dell’uomo Dio ha detto che solo Lui può stabilire ciò che è bene e ciò che è male, perché l’uomo ha rifiutato questo comando?
Come conciliare la nostra voglia di scegliere, giorno dopo giorno, di vivere secondo il nostro punto di vista con la Volontà del Padre Celeste?
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. l’uomo ha ceduto perché ha sottovalutato il pericolo nella conversazione col demonio. Si è lasciato sedurre.
Qui è nascosto un grande insegnamento valido per tutti i tempi.
Le tentazioni bisogna respingerle subito, diversamente si finisce per lasciarsi incantare e derubare di tutto.
Eva aveva ragione a sentirsi superiore al demonio e a non averne paura perché possedeva una virtù soprannaturale che il demonio non  possedeva.
Tuttavia ha sottovalutato il pericolo mettendosi a conversare con il suo avversario, che, essendo mentitore, si è mostrato particolarmente astuto. E così ha ceduto.
Nostro Signore invece ci ha insegnato a vincere le tentazioni, dicendo apertamente al demonio: “Vattene Satana!” (Mt 4,10).

2.  Perché le tentazioni non ci colgano impreparati bisogna obbedire a quanto ha detto Nostro Signore: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mt 26,41).
Dice san Girolamo: “È impossibile che l’anima umana non sia tentata. Per questo Gesù non dice vegliate e pregate perché non siate tentati, ma per non entrare in tentazione, cioè in modo che la tentazione non vi superi” (Cfr., Catena Aurea di San Tommaso, commento a Mt 26,41).

3. Nella nostra vita siamo chiamati ad attuare molte scelte.
Potrei dire che scegliamo in continuazione.
Siamo a chiamati a scegliere di agire o di non agire, di fare questo o di fare quell’altro.
Ma il nostro ambito di scelta non è la libera scelta tra il bene e il male, perché il male non si può mai scegliere.
Siamo invece chiamati a scegliere tra i vari beni per attingere quelli che sono maggiormente rispondenti alle nostre esigenze, che in definitiva sono quelle che convergono verso la santità.
È per questo che il Signore ci ha dotato di libertà, perché fossimo creativi, capaci di provvedere a noi stessi, capaci di esprimere attraverso le scelte il bene che vogliamo a noi stessi e agli altri.

4. La nostra libertà dunque non è illimitata, non è infinita.
È la libertà di una creatura.
Ora in quanto creature dobbiamo riconoscere di essere fatti in un determinato modo e di essere messi all’esistenza in un determinato periodo della storia.
Per questo non siamo liberi nei confronti della nostra natura. Dobbiamo accettarla, riconoscerla.
Come del resto non siamo liberi neanche nei confronti del nostro fine perché questo fine è scritto nelle esigenze più profonde della nostra natura. Ed è la felicità, che poi consiste nell’unione con Dio.

5. Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor scrive: “L’uomo è certamente libero, dal momento che può comprendere ed accogliere i comandi di Dio. Ed è in possesso di una libertà quanto mai ampia, perché può mangiare “di tutti gli alberi del giardino”.
Ma questa libertà non è illimitata: deve arrestarsi di fronte all’albero della conoscenza del bene e del male, essendo chiamata ad accettare la legge morale che Dio dà all’uomo. In realtà, proprio in questa accettazione la libertà dell’uomo trova la sua vera e piena realizzazione. Dio, che solo è buono, conosce perfettamente ciò che è buono per l’uomo, e in forza del suo stesso amore glielo propone nei comandamenti” (VS 35).

6. L’ambito della libertà dunque è quello dei mezzi in ordine al fine che Dio ci ha dato.
Per questo San Tommaso dice che in se stessa è “capacità di scegliere i mezzi” (“vis electiva mediorum”).
Qui si esprime la nostra responsabilità, il nostro merito e il nostro demerito.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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