Se alcuni interventi militari possano rientrare nei criteri di una guerra giusta

Se alcuni interventi militari possano rientrare nei criteri di una guerra giusta

Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei sottoporle alcuni quesiti circa l’uso della forza militare negli ultimi anni. In particolare:

1) Perchè la Chiesa si oppose alla guerra del Golfo nel 1990, visto che l’Iraq aveva ingiustamente aggredito il Kuwait?

2) L’attacco militare della Nato in Kosovo nel 1999 o quello all’Afghanistan nel 2001 rientrano oppure no nei parametri della cosiddetta “guerra giusta”, di cui si parla nel Catechismo della Chiesa Cattolica?

3) E’ corretta la nostra presenza militare in Iraq e Afghanistan, considerando che si tratta di un’operazione di peace keeping nel dopoguerra e non di un atto d’aggressione? Oppure la presenza militare dovrebbe essere limitata solo a chi ha causato questa situazione, cioè Stati Uniti e Gran Bretagna? Cosa dice il Magistero su questo?

Mi piacerebbe insomma capire nel concreto quando è lecito l’uso della forza militare.
Grazie.
Emanuel


Risposta del sacerdote

Caro Emanuel,
se è relativamente facile definire in astratto i criteri della guerra giusta (per questo è sufficiente dare un’occhiata al catechismo della Chiesa Cattolica o anche al suo Compendio), è invece immensamente più difficile dire quando in concreto la guerra è giusta.
Il più recente Magistero della Chiesa è della tesi che concretamente ogni guerra sia per i mezzi che vengono usati, sia per le devastazioni compiute, sia per le reazioni astiose che suscita e infine per i problemi che apre, è sempre ingiusta.
Nel 1982 Giovanni Paolo II in occasione della guerra delle Malvine (o Falkland) definì “assurdo e sempre ingiusto il fenomeno della guerra”, e chiese di “dimenticare per sempre il ricorso alla guerra”.
Il 22.5.1982 affermava: “Come non indietreggiare atterriti di fronte alle prospettive di distruzione e di morte che riserva oggi ogni guerra; anche se condotta con le armi convenzionali, alle quali tuttavia la tecnologia moderna ha conferito micidiali possibilità di devastazione e di sterminio?”.
E il 30.5.1982: “Oggi la portata e l’orrore della guerra moderna, sia essa nucleare o convenzionale, rendono questa guerra (quella delle isole Malvinas) totalmente inaccettabile come mezzo per comporre dispute e vertenze tra le nazioni. La guerra dovrebbe appartenere al tragico passato, alla storia; non dovrebbe trovare posto nei progetti dell’uomo per il futuro”.
Nell’Allocuzione natalizia del 1990, in riferimento alla guerra del Golfo, egli disse: “Si persuadano i responsabili che la guerra è avventura senza ritorno” (25.12.1990).
Ai Corpo diplomatico (12 gennaio 1991): “La pace ottenuta con le armi non porterebbe altro che alla preparazione di nuove violenze”. “Non possiamo illuderci che l’impiego delle armi, e soprattutto degli armamenti altamente sofisticati di oggi, non provochi, oltre alle sofferenze e alle distruzioni, nuove e forse peggiori ingiustizie”.
“In queste ore di grande trepidazione vorrei ripetere con forza che la guerra non può essere un mezzo adeguato per risolvere completamente i problemi esistenti fra le nazioni. Non lo è mai stato e non lo sarà mai” (17.1.1991). “L’esperienza insegna a tutta l’umanità che la guerra oltre a causare molte vittime, crea situazioni di grave ingiustizia che a loro volta costituiscono una forte tentazione di ulteriore ricorso alla violenza” (15.1.1991).
In Centesimus annus (1991): “Su tutto il mondo grava la minaccia di una guerra atomica, capace di condurre all’estinzione dell’umanità (…). La guerra può terminare senza vincitori né vinti in un suicidio dell’umanità, e allora bisogna ripudiare la logica che conduce ad essa, l’idea che la lotta per la distruzione dell’avversario, la contraddizione e la guerra, siano fattori di progresso e di avanzamento dell’umanità” (CA 18).
“È necessario ripudiare la logica che conduce alla guerra e l’idea che la distruzione del nemico e la guerra stessa rappresentino fattori di avanzamento e di progresso della storia” (CA 18).
Nel Messaggio per la Giornata della Pace 1999 ha detto: “La guerra distrugge, non edifica. (…) La guerra è il fallimento di ogni autentico umanesimo”.
La guerra come “suicidio” è l’idea che collega Giovanni Paolo II a Benedetto XV, mostrando che nel pensiero della Chiesa sulla guerra e la sua atroce inutilità c’è un ideale continuità.
In prossimità della guerra contro l’Iraq ha affermato che “è doveroso per i credenti, a qualunque religione appartengano, proclamare che mai potranno essere felici gli uni contro gli altri; mai il futuro dell’umanità, mai, mai potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra” (23.2.2003).

Con questa serie di pronunciamenti penso sia chiara la risposta ai tuoi primi due quesiti.
Per il terzo quesito il Magistero non dice niente in proposito.
Il Magistero, in quanto tale, non scende mai in determinazioni così concrete e non intende invadere le competenze delle autorità civili e giudiziarie.
Gli eventuali interventi della Santa Sede (esponenti della curia romana o di dicasteri vaticani) non coinvolgono il Magistero, anche se evidentemente ad esso si ispirano.
Ognuno pertanto può tenere le proprie ragionevoli convinzioni.

Come sempre, ti assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo