Scrupoli e applicazioni ritenute necessarie dai medici che procurano qualche disordine nella sessualità

////Scrupoli e applicazioni ritenute necessarie dai medici che procurano qualche disordine nella sessualità

Scrupoli e applicazioni ritenute necessarie dai medici che procurano qualche disordine nella sessualità

Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo G. e sono un giovane di 21 anni. Cerco di impegnarmi nella vita di fede, malgrado le mie difficoltà spirituali.
In passato ho commesso numerosi peccati riguardanti l’atto impuro solitario, ma poi grazie al Signore sono riuscito ad eliminare del tutto questo peccato, per cui sono ormai tanti anni che non ricado più in quell’abisso infernale.
Malgrado cerchi di pregare ogni giorno, tuttavia, mantengo una certa ferita nel mio animo, diciamo una sorta di paura mista allo scrupolo, paura di ricadere in qualche modo nei peccati gravi di cui ho detto prima.
Ho difficoltà di accettare questa condizione, perché lo scrupolo per chi lo vive è qualcosa di mentalmente terribile.
Sembra strano parlare così di un qualcosa che riguarda la mente, ma penso che i problemi della mente e dello spirito non siano in alcun modo meno gravi di quelli fisici, forse anche peggiori per certi aspetti.
(…) Poco tempo fa per motivi medici ho dovuto fare applicazioni ritenute necessarie dai medici che procuravano in me pulsioni di tipo sessuale. (…).
A prescindere dal singolo evento un pò questa è la mia domanda: ci sono azioni che bisogna compiere ma che accidentalmente possono provocare delle pulsioni del corpo, a cui si cerca di non acconsentire anche se non è facile. Qui da un punto di vista morale come ci si comporta?
Comunque, vorrei aggiungere una cosa, anche per dar testimonianza. Vero è che dopo la confessione i peccati mortali vengono rimessi del tutto, grazie alla misericordia di Dio, ma il segno in qualche modo rimane. Almeno in me così è stato. Più che un segno direi forse una sorta di debolezza verso i peccati del sesto comandamento. Non ho più commesso nulla di simile, ma non è facile uscire fuori dopo tanti anni di peccati continui. Penso che sia come i fumatori: dopo tanti anni di fumo si smette di fumare. Cosa sacrosanta! Ma dopo tanti anni, nel momento in cui ci si azzarda a prendere una sola sigaretta, si ricade peggio di prima. Lo stesso mi sento di dire per i peccati contro il sesto comandamento. Mi viene da dire: beato chi non ha mai commesso un peccato di questo tipo, perché anche se torna in grazia dopo la confessione, una sorta di debolezza in tal senso rimane per sempre, debolezza molto più forte di chi non è mai caduto.
Grazie mille per tutto il lavoro che compie.
Pregherò per lei.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ringrazio per la bella testimonianza che hai reso.
È possibile essere puri. Anzi è bello ed è fonte di gioia essere puri, mentre si sperimenta tutto il contrario quando si cade nell’impurità.

2. A scanso di equivoci, non parlo di una purezza fine a se stessa, come di una specie di raffinata superbia che fa sentire superiori agli altri.
No, non è di questa purezza che parlo e non è neanche di questa purezza che parli tu. Ma di quella che è condizione imprescindibile per volare in alto e avvicinarsi a Dio.
Del resto non è questo il senso dell’osservanza dei comandamenti così come l’ha espressa Dio quando ha consegnato le due tavole a Mosé: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me” (Es 19,4)?

3. Alcuni ridono della legge di Dio che vieta di commettere atti impuri.
Ma non conoscono il motivo superiore di questa legge e forse non l’hanno mai sperimentato.
E questa è la più grande disgrazia che possa capitare ad una persona che spesso, mentre si crede ricca, in realtà è proprio povera, povera. Perché senza la grazia di Dio si è poveri e miserabili.
Gesù ha detto: “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mc 8,36).

4. Quanto all’oggetto della tua mail, concordo anzitutto nel fatto che talvolta “i problemi della mente e dello spirito” legati agli scrupoli non siano in alcun modo meno gravi di quelli fisici, forse anche peggiori per certi aspetti.
Questo disturbo è causa di grande sofferenza e inquietudine.
Dici bene quando parli degli scrupoli come problemi prima di mente che di spirito.
In alcuni quest’inclinazione si esprime in forma deleteria nell’ambito religioso.
In altri tocca altri ambiti, ma pur sempre angoscianti. Gli psicologi ne sono ben testimoni.

5. Venendo adesso alla risposta, per quanto attiene al problema da te esposto, gli autori cattolici parlano di volontario indiretto, e cioè di un’azione che ha come proprio obiettivo un fine buono e moralmente lecito, mentre concomitantemente o di conseguenza è accompagnata da alcuni disordini ineliminabili che non sono voluti e ai quali non si acconsente.
In questo caso non c’è colpevolezza alcuna. Sicché si deve stare assolutamente sereni, per quanto il disordine – proprio perché disordine – lasci sempre un senso di disgusto.
Ma il disgusto psicologico e anche fisico non coincide di per sé con il male morale.

6. Ti ringrazio anche per la tua riflessione finale.
I peccati, per quanto cancellati dalla misericordiadi Dio nel Sacramento della Confessione, lasciano sempre un segno.
Come il peccato originale, sebbene tolto con la grazia santificante, lascia nelle nostre membra un’inclinazione al male, così analogamente fanno anche i nostri peccati personali.
Lasciano inclinati, a meno che l’atto di conversione non sia così profondo e accompagnato da una grazia talmente grande da togliere anche questa cicatrice.
Come il peccato originale, sebbene tolto con la grazia santificante, lascia nelle nostre membra l’inclinazione al male, così analogamente fanno anche i nostri peccati personali.
Perdonati dalla misericordia di Dio, lasciano come una cicatrice, che talvolta fa sentire più forte il richiamo del peccato.
Anche in questo senso si possono intendere le parole di san Tommaso: “Opera peccatorum transeunt actu et manent reatu” (Come gli atti peccaminosi passano per il loro atto ma rimangono per il reato; s. tommaso, Somma Teologica, III, 89, 4, ad 1); “praeterita peccata, quae transeunt actu et permanent reatu” (I peccati trascorsi, il cui atto passa ma perdura il reato; Ib., III, 62, 5).

7. Sì, certamente è più libero e meno dipendente chi non è mai caduto nel peccato, così come analogamente è più libero nei confronti della droga o dell’alcool chi non ne ha mai fruito che chi ne ha fatto abbondante uso.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Di |2018-08-25T02:57:04+00:0013 settembre 2018|Un sacerdote risponde - Teologia morale - Generale|