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Quesito

Gentilissimo padre Angelo,
come sta? Come stanno i suoi confratelli? Spero bene. Lei non sa che piacere ho di poterle scrivere perché trovo le sue risposte molto edificanti. Santa Teresa d’Avila raccomandava di rivolgersi a confessori istruiti, a uomini virtuosi e di santa vita proprio come lei. Queste sono le domande che ho maturato in quest’ultimo periodo e che vorrei porle. Come si prepara un padre domenicano alla sua predicazione? I padri domenicani non ha un po’ di nostalgia circa le predicazioni infuocate di un tempo disputate con i frati francescani? Santa Teresa d’Avila per la sua riforma, si è confrontata con vari ordini (carmelitano, domenicano, francescano e gesuita): perché oggi il dialogo tra i vari ordini è più difficile? Cosa Santa Teresa d’Avila ha lasciato di importante all’Ordine Domenicano e cosa l’Ordine ha lasciato al Carmelo Riformato? L’Ordine Domenicano fin dalle sue origini si è occupato di eresie: quali sono le eresie dei nostri giorni? La saluto di cuore e le auguro un Buon Natale (2020, n.d.r.) e un Felice Anno Nuovo anche a tutta la sua comunità domenicana. 


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. a distanza di quasi di un anno mi trovo dinanzi alla tua mail.
Mi compiaccio molto del tuo interesse per questi Ordini gloriosi che hanno segnato la storia della chiesa e indirettamente hanno inciso anche nella storia dell’umanità. Penso semplicemente alla produzione teologica di San Tommaso d’Aquino e al concetto di persona che ha folgorato pensatori cristiani di primo ordine come Jacques Maritain e Giorgio La Pira.

2. Mi hai fatto molte domande che meriterebbero ognuna una risposta a sé.
Sarebbe troppo lungo soffermarsi su ognuno dei tuoi quesiti.
Mi limito a riportare l’affetto che Santa Teresa d’Avila provava per il nostro Ordine di San Domenico.
La sua vita si è intrecciata con diversi domenicani, tutti di grande santità e dottrina.
Quando si è trattato di por mano alla riforma del Carmelo si rivolse  al nostro San Ludovico Bertrand per chiedergli se fosse volontà di Dio di intraprendere tale opera.
San Ludovico, dopo tre o quattro mesi di preghiere, le rispose così: “Madre Teresa, ho ricevuto la vostra lettera. Siccome l’affare di cui mi interrogate è molto importante per la gloria di Dio, ho voluto raccomandarlo nelle mie povere preghiere e santi Sacrifici: questo è il motivo per cui ho tardato tanto a rispondervi. Ora, in nome del Signore, vi dico di armarvi di coraggio per questa grande impresa nella quale Egli vi aiuterà e favorirà. Vi assicuro da parte sua che prima di cinquant’anni il vostro Ordine sarà uno dei più illustri della Chiesa di Dio. Che egli si degni sempre di proteggervi!
Valencia. Fr. Ludovico Bertrand”.

3. San Ludovico in nome di Dio le dice di intraprendere l’opera.
Santa Teresa nella propria autobiografia sembra contraccambiare il servizio e profetizza del nostro Ordine: “Un giorno, mentre ero in orazione con grande raccoglimento, quiete e soavità, mi parve di vedermi tra gli angeli, vicinissima a Dio. Cominciando a pregare per la Chiesa, vidi il gran bene che un Ordine avrebbe fatto negli ultimi tempi e il coraggio con cui i suoi alunni avrebbero sostenuta la fede” (Vita, cap. XL, 12).
E: “Una volta, mentre pregavo innanzi al Santissimo Sacramento mi apparve un santo il cui Ordine era stato alquanto rilassato. Aprì un gran libro che teneva fra le mani e mi disse di leggere alcune parole che vi stavano scritte. Erano in caratteri grossi e ben leggibili e dicevano: In avvenire quest’Ordine fiorirà e avrà molti martiri” (Ib., 13).

4. Secondo il carmelitano padre Girolamo Graciàn, al quale Santa Teresa aveva promesso con voto di obbedire, si tratta dell’ordine di San Domenico.

5. Sappiamo che a Santa Teresa d’Avila comparve San Domenico il quale le diede la mano e le promise che l’avrebbe aiutata grandemente nelle cose del suo Ordine e nello stesso tempo le disse parole che le causarono grande consolazione.

6. Secondo il padre Ribera, della Compagnia di Gesù, ebbe otto confessori domenicani tra i quali il padre Garcia di Toledo che le comandò di scrivere la propria vita, che è una delle opere più preziose della Santa. 

7. Tra i grandi domenicani che le furono confessori desidero ricordare il padre Pietro Ibañez.
Lo presenta come “uomo di molta dottrina e gran servo di Dio” e “il più grande teologo che fosse allora in città, inferiore a ben pochi anche nel suo ordine” (Ib., XXXII,16).
Di lui scrive ancora: “Un’altra volta vidi la stessa colomba sulla testa di un padre dell’Ordine di San Domenico, con questa differenza, che i raggi e gli splendori delle ali sembravano più diffusi. Intesi da ciò che egli avrebbe condotto a Dio molte anime” (Vita, XXXVIII,12).

8. “Un’altra volta vidi Nostra Signora che copriva di un mantello bianchissimo quel Presentato (titolo accademico, n.d.r.) dello stesso Ordine, di cui ho parlato altre volte. E mi disse che gli dava quel manto in ricompensa dei servizi che aveva reso con l’aiutare la fondazione di questo monastero, e in pegno della protezione con cui Ella avrebbe sempre difesa la purezza dell’anima sua custodendogliela da ogni peccato mortale. E credo che così fu.
Morì dopo alcuni anni, ma dopo aver condotto una vita così penitente e averla conclusa con una morte così invidiabile che della sua eterna salute, per quanto è a noi dato a giudicarne, non c’è da avere alcun dubbio. Un religioso che l’assistette sino all’ultimo mi confidò che prima di spirare gli disse che gli stava vicino San Tommaso. Morì pieno di gioia e con vivo desiderio di abbandonare quest’esilio.
Mi è poi apparso varie volte circonfuso di gloria per dirmi alcune cose. Era un uomo di così alta orazione che verso la fine di sua vita, pur volendo distrarsi per la debolezza che sentiva, non era capace di riuscirvi, per i molti rapimenti a cui andava soggetto. Poco prima di morire mi scrisse domandandomi come fare a sottrarsene, perché dopo la Messa cadeva in estasi e vi rimaneva a lungo senza potervi resistere. Infine Dio lo ricompensò del molto che aveva fatto nella sua vita” (Ib., 13).
Successivamente Santa Teresa scrive: “Fra le anime che Dio mi ha concesso di vedere, non intesi che altri abbiano evitato del tutto il Purgatorio, oltre quella del religioso anzidetto, quella del santo fra Pietro d’Alcantara e quella del padre domenicano di cui ho parlato più sopra (e cioè del padre Ibañez, n.d.r.)” (Ib., 32).

9. Un posto tutto particolare ce l’ha anche il padre Domingo Bañez che la confessò e la guidò dall’inizio della sua conversione fino alla morte e cioè per 24 anni e le ordinò di scrivere il mirabile trattato del Cammino di perfezione.  
 Santa Teresa definisce il padre Domingo  Bañez come “uomo di grande dottrina e prudenza, secondo il cui parere io cercavo sempre di agire” (Fondazioni, III,5).
Un intervento del padre Bañez salvò il nuovo monastero riformato nel quale Santa Teresa d’Avila era appena entrata con le sue consorelle. Scrive: “Due o tre giorni dopo il governatore convocò in assemblea vari magistrati del consiglio e alcuni membri del capitolo, e decretarono tutti a una voce che in nessun modo si doveva permettere un monastero che finiva con l’essere di evidente aggravio alla città, che bisognava togliere il Santissimo Sacramento e impedire assolutamente che la cosa continuasse. Convocarono anche gli Ordini della città, incaricando due teologi di ogni Ordine a dare il loro parere. Alcuni tacquero, altri ci condannarono, e la conclusione fu che il monastero si dovesse subito sopprimere. Solo un Presentato dell’Ordine di San Domenico si levò a difenderci. Nonostante fosse contrario alla povertà con cui il monastero si era fondato, fece osservare che in una cosa così importante si doveva procedere un po’ più cautamente, che pensassero bene perché del tempo ce n’era, che l’affare era di competenza vescovile, ed altre cose del genere che riuscirono a calmare gli spiriti: avevano tanta furia che fu un vero miracolo se non posero subito ad effetto il loro disegno” (Vita, XXXVI,15).

10. C’è ancora il padre Vincenzo Barròn di cui Santa Teresa d’Avila ne parla come di un “dottissimo domenicano”, che per vari anni fu stato confessore di suo padre.
Dice che questo domenicano quando parlava di suo padre “ne lodava molto la purezza di coscienza” e si diceva “sicuro del suo immediato ingresso in paradiso” (Vita, VII, 16).
Poi scrive: “Questo padre domenicano, molto virtuoso e timorato di Dio, mi giovò immensamente, perché, sceltolo come mio confessore, si prese a cuore il bene dell’anima mia e mi fece comprendere lo stato pericoloso in cui ero” (Ib., VII, 17).

Mi fermo qui, ma penso che sia piacevole per tutti avvertire l’affetto che Santa Teresa provava per il nostro Ordine. Amava definirsi “domenicana per affetto” o anche “domenicana nell’anima”.
Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di aver reso pubblico quanto ho scritto, ti benedico, ti auguro ogni bene e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo