Quesito
Caro padre Angelo,
scusi il disturbo, ma avevo una curiosità che mi gira in testa da un po’ e ho pensato che forse lei potrebbe aiutarmi.
Nella Prima Lettera ai Corinzi, al capitolo 16 versetto 13, san Paolo dice: “Siate saldi, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, siate forti”.
La parola “virilmente” mi ha sempre fatto un po’ riflettere, soprattutto perché so che, nel tempo, certi ambienti hanno interpretato (o forse meglio: forzato) questo termine come un invito a non piangere mai, a non mostrare fragilità o sensibilità – come se virilità fosse sinonimo di durezza, freddezza o insensibilità.
Io, sinceramente, credo non sia così. I Santi, del resto, non hanno mai avuto paura di mostrarsi anche deboli, fragili, sensibili… Alcuni hanno pianto, si sono lasciati ferire, hanno amato profondamente senza dire che tutto questo sia robe da “femminucce” (penso che riguardo a sensibilità alcuni uomini possano anche superare le donne e non c’è nulla di male). E in questo mi sembra ci sia una forza ben più vera e profonda di quella “maschile” secondo il mondo.
Forse è una domanda un po’ sciocca, e magari le farà anche cascare le braccia… ma ci tenevo a chiederle: cosa significa quel “comportatevi virilmente?”
La ringrazio già da ora per il tempo che vorrà dedicarmi.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. l’espressione “comportatevi virilmente” evoca la virtù della fortezza.
È una delle quattro virtù cardinali che aiutano la persona ad orientarsi in maniera ordinata verso il bene.
2. Ogni virtù in quanto tale è già una certa forza con la quale si intende consolidare le proprie potenze operative, perché con fermezza, con facilità e con gioia (fimiter, expedite et delectabiliter) siano rivolte al loro bene in armonia e in subordinazione con quello integrale della persona.
3. Accanto a questa forza, intesa come virtù generale e che si identifica con l’essenza di ogni virtù in quanto tale, si richiede un’altra forza intesa come virtù specifica, con oggetto, fine e atti propri (cfr. San Tommaso, Somma teologica, II-II, 123,2).
Questa virtù speciale è quell’atteggiamento interiore che rafforza e rettifica la persona e la rende capace di tollerare o di aggredire le situazioni difficili e di perseguire il bene pur tra le difficoltà.
Il suo ambito preciso è quello che i teologi identificano con la tendenza (appetito) verso un bene arduo, difficile da raggiungere.
È l’ambito nel quale di fronte alle difficoltà istintivamente si è tentati di ritirarsi. Urge allora un supplemento di coraggio, perché i beni da raggiungere sono troppo importanti e necessari.
4. San Tommaso dice che i compiti della fortezza sono due: resistere di fronte alle difficoltà (reprimendo il timore) e tenere sotto il controllo della ragione l’audacia nell’aggredire.
La fortezza è cohibitiva timorum (ha il compito di reprimere il timore) e moderativa audaciarum (e di moderare l’audacia) (cr. Somma teologica, II-II, 123, 3).
5. In particolare è tipico della fortezza “sopportare tutte le avversità” (Ib., II-II, 123, 4, ad 1).
Chi soccombe alle passioni della paura e dell’audacia, non sarà in grado di difendere né se stesso né gli altri.
Quando il male è irreparabile, l’aggressione può talvolta identificarsi anche con la semplice accettazione delle sofferenze, come è avvenuto per Gesù nella sua passione e per i martiri.
Agire virilmente significa dunque agire con coraggio, senza spaventarsi delle difficoltà, confidando anche nell’aiuto di Dio.
6. Chi agisce virilmente sa fare anche la giusta distinzione tra il male e la persona che lo compie.
Il male è da combattere. La persona che lo compie è da salvare.
7. Era questo ad esempio l’atteggiamento di San Domenico che era forte nei confronti dell’errore. Lo combatteva con tutte le risorse, soprattutto con quelle della grazia che sono le più forti.
Ma nei confronti dei peccatori o degli erranti era di una tenerezza senza limiti.
Vera immagine di Gesù in croce che soffriva virilmente, se possiamo usare questa espressione, senza lamentarsi e nello stesso tempo offriva le sue sofferenze proprio per quelli che lo stavano crocifiggendo.
Di San Domenico si è potuto dire che era “forte come un diamante, ma tenero come una madre”.
L’augurio di essere anche tu, come San Domenico, forte come un diamante e tenero come una madre, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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