Quesito

Caro Padre,
alla luce del testo che le presento, le pongo tre domande:
“Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto. Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea. Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto”.
Da cosa si capisce che i suoi fratelli non credono in Lui (versetto 5)?
Perché dice quella frase al versetto 6?
Perché lo strano comportamento
La ringrazio e la saluto


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Ti propongo alcune riflessioni di San Tommaso.
La prima riguarda i fratelli di Gesù:
“va notato che si trattava non di fratelli carnali, o uterini, come disse Elvidio bestemmiando; poiché la fede cattolica aborrisce dal pensare che il seno verginale il quale portò l’Uomo-Dio, abbia portato poi un altro uomo carnale. Perciò «i fratelli» suoi erano tali per la parentela, poiché erano consanguinei della Beata Vergine Maria.
È questa infatti la consuetudine della Scrittura: chiamare fratelli i consanguinei, secondo quel passo della Genesi (13,8): «Non ci sia discordia fra me e te… perché noi siamo fratelli». Eppure Lot non era che nipote di Abramo che così parlava. Scrive sant’Agostino che, «come il sepolcro in cui fu deposto il corpo del Signore non servi ad altri corpi né prima né dopo, cosi il seno di Maria né prima né dopo concepì un essere mortale».
Ma poiché alcuni dei consanguinei della Beata Vergine erano apostoli, come i figli di Zebedeo, Giacomo di Alfeo e altri, non si deve pensare che fossero costoro a incitare così Gesù, ma altri suoi parenti, i quali non amavano Cristo” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1015).

2. La seconda riguarda il motivo per cui dicono a Gesù: “va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi”.
Scrive San Tommaso: “Con tali parole mostrano di essere avidi di gloria mondana, nonché sospettosi e increduli.
Si mostrano avidi di vanagloria, col dire: «… perché i tuoi discepoli vedano le opere che fai». Sentendosi legati umanamente a Cristo, volevano ricavare un po’ di gloria dall’onore umano che a Cristo veniva tributato dalla gente; perciò lo sollecitavano a fare le sue opere in pubblico. (…)
Inoltre si mostrano sospettosi, supponendo in Cristo una certa paura. Di qui la frase: «Nessuno agisce di nascosto…»; come per dire: Tu dici di compiere miracoli, però li fai di nascosto per paura; altrimenti andresti a Gerusalemme, e là li compiresti davanti alla gente. Tuttavia, come vedremo, il Signore potrà dire (cfr Gv 18,20): «Non ho mai detto nulla di nascosto».
E poi lo accusano di amare la gloria: «Nessuno… se vuol venire riconosciuto pubblicamente…», come per dire: Tu cerchi la gloria per le cose che fai, e tuttavia per paura ti nascondi. È proprio dei viziosi credere che gli altri abbiano i loro stessi sentimenti”.
Vedi con quanta irriverenza la prudenza della carne rimproveri il Verbo fatto carne!
Contro costoro valgano le parole del libro di Giobbe (15, 3): «Tu redarguisci chi non somiglia a te, e proferisci quello che a te non giova».
Finalmente essi si mostrano increduli, col dire: «Se fai tali cose, manifestati al mondo»;
quasi mettendo in dubbio che egli compiva miracoli. Isaia (21,2) ha scritto: «Chi è
incredulo si comporta da incredulo»  (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1016).
“In realtà capita che i consanguinei carnali siano i peggiori avversari, nemici del bene spirituale e inclini al disprezzo. Di qui le parole di Agostino: «Fu loro concesso di avere Cristo come consanguineo, ma si rifiutarono di credere
in lui nonostante la parentela».
Di qui le parole della Scrittura (Mic 7, 6): «I nemici
dell’uomo sono quelli di casa sua»” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1017).

3. Il significato delle parole di Gesù: “Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto” (Gv 7,6)
San Tommaso commenta: “Agostino ritiene che i fratelli suddetti del Signore lo invitavano alla gloria umana.
Ma il
tempo di giungere alla gloria per i santi è il tempo futuro
, e la raggiungono attraverso
sofferenze e tribolazioni
. Di qui le parole della Sapienza (3,6): «Come oro nel crogiolo li ha
provati e come offerta d’olocausto li ha graditi: a suo tempo si terrà conto di loro».
È invece
un altro il tempo in cui i mondani acquistano la loro gloria, cioè il tempo presente
, come essi
si esprimono nel Libro della Sapienza (2,7s.): «Non ci lasciamo sfuggire il fiore del nostro
tempo; coroniamoci di rose, prima che appassiscano, non ci sia prato che non sia percorso
dalla nostra lussuria».
Perciò il Signore volle mostrare che non cercava la gloria del tempo
presente; ma che voleva giungere all’altezza della gloria celeste mediante la sua Passione e la
sua umiliazione
. «Non doveva forse il Cristo patire, e così entrare nella sua gloria?» (Le
24,26). Ecco perché dice loro, cioè ai suoi fratelli: «Il mio tempo», ossia il tempo della mia
gloria, «non è ancora venuto»; perché la tristezza dovrà trasformarsi in gioia. Come dice san
Paolo (Rm 8,18): «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili con la gloria che
dev’essere rivelata in noi».
Invece «il vostro tempo», cioè la gloria mondana, «è sempre
pronto» (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1019).

4. Circa lo strano comportamento di Gesù che dice di non andare alla festa: “Come
esistono due tipi di gloria, così esistono due tipi di festa.
I mondani hanno le loro
feste effimere, temporali, fatte di allegria, di banchetti e di altri piaceri esteriori. Di qui le
parole di Isaia (22,12s.): «Il Signore ha chiamato al pianto, al lutto e a cingersi di sacco. E intanto ecco gioia e allegria d’ammazzar vitelli, scannare capretti, mangiar carne e bere vino». (…)
Perciò qui il Signore dice: «Andate voi», che cercate la gloria del mondo, «a questa festa», ossia alla festa della gioia effimera, temporale; «io non ci vado a questa festa», ma andrò alla festa della solennità eterna. E questo «perché il mio tempo», quello della gloria vera, che durerà in eterno (quale gaudio senza fine, eternità senza stanchezza, serenità senza nubi), «non è ancora compiuto» (San Tommaso, Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1022).

5. Ma poi il Signore va alla festa: “Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto”
Scrive San Tommaso: “Questo può sembrare in contraddizione con quanto prima aveva detto: «Io non ci vado»; mentre l’Apostolo afferma (2 Cor 1,19): «Cristo che abbiamo predicato tra voi.., non fu sì e no; ma in lui c’è stato solo il sì»”.
Ed ecco la sua risposta: “Prima di tutto si deve tener presente che la festa delle capanne durava sette giorni. Perciò quando il Signore disse: «Io non vado a questa festa», voleva intendere l’inizio di essa.
Invece quando si nomina qui quella festa, si vogliono intendere le giornate intermedie. Infatti sta scritto: «Quando ormai si era a metà della festa…». Perciò è evidente che l’agire di Cristo non è in contrasto con le sue parole.
In secondo luogo si deve notare con sant’Agostino che costoro volevano che Cristo andasse in Giudea alla ricerca della gloria effimera del tempo, e in tal senso egli rispose: «Io non vengo a questa festa», nel modo che volete voi. Andò invece alla festa per insegnare alle folle e per istruirle sulla gloria eterna” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1026).
“Non vi andò apertamente, però, ma quasi di nascosto” e cioè per insegnare a noi il dovere di tener nascosto il bene che facciamo, senza cercare né il favore degli uomini, né gli applausi delle folle, secondo il detto evangelico (Mt 6,1): «Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere da loro ammirati»” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1027).

Come vedi, san Tommaso è grande non solo nella speculazione teologica, ma anche nell’approfondimento del testo sacro.
Alcuni suoi commenti ai libri sacri sono così ricchi da apparire insuperabili.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo