Quesito

Caro Padre Angelo,
Sono molto, molto più vicino alla morte che dalla nascita. Perciò leggo molto circa l’escatologia.
Un dubbio mi assale.
Ricevo l’Eucarestia ma non ho capito il processo della transustanziazione. E’ uno stato pericoloso, specie prima della morte.
Attendo i suoi consigli che seguirò alla lettera, perchè sono molto stanco di cercare soluzioni senza poter convincermi pienamente.
Grazie, Padre Angelo.
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
volentieri cerco di dirti che cosa s’intenda per transustanziazione.

1. S. Tommaso ricorda che noi crediamo in questo mistero perché l’ha detto Gesù: “Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio: niente è più vero della parola di Verità” (Versetto del noto inno Adoro Te devote, latens Deitas).
Questa presenza, egli dice, “non si può apprendere coi sensi, ma con la sola fede, la quale si appoggia alla autorità di Dio. Per questo commentando il passo di S. Luca ‘questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi’ (Lc 22,19) S. Cirillo dice: “Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore, perché, essendo egli la verità, non mente” (s. tommaso, Somma di teologia, III, 75, 1).
È il mistero della fede per eccellenza.

2. Egli cerca poi di comprendere come tutto questo avvenga usando le categorie di Aristotele, che distingue in ogni realtà una sostanza (ciò per cui una realtà è tale) e degli accidenti o apparenze (colore, forma, sapore…).
Tutti sappiamo per esperienza quotidiana che il pane e il vino si presentano sotto molte forme, sotto tanti gusti, sotto svariati colori. Il vino, poi, anche secondo una varia gradazione. Ma si tratta sempre di pane e di vino. Il buon senso popolare o, per meglio dire, la sapienza popolare, dice: questo è vino. E lo sa riconoscere subito tra le innumerevoli bevande.

3. Ebbene, quando il sacerdote pronunzia le parole consacratorie la sostanza del pane e del vino si converte nella sostanza del corpo e del sangue del Signore (ecco la transustanziazione). Del pane e del vino, che prima erano presenti sull’altare, rimangono solo le apparenze, i cosiddetti accidenti.
Gesù non lascia il cielo per venire sull’altare, ma assume un nuovo modo di essere presente, il modo che i teologi chiamano sacramentale, che vuol dire: sotto il segno sacro.
Gesù poi è presente tutto intero: corpo, sangue, anima e divinità, con l’interezza di tutte le sue azioni. È presente non con la sua forma esterna, la sua statura, ecc…, ma “al modo della sostanza” (ad modum substantiae). È presente tutto intero come la nostra anima è presente tutta intera in ogni parte del corpo.
S. Tommaso precisa ulteriormente: “non presente solo secondo un simbolismo mistico, ma vi è presente in modo spirituale, ossia invisibilmente e per la virtù dello spirito” (Somma di teologia, III, 75, 1, ad 1).

4. Le apparenze (accidenti) del pane sono preziosissime perché mostrano esteriormente il corpo di Cristo, lo rendono visibile. Nello stesso tempo lo velano, in modo che la manducazione sia agevole e meritoria.
San Tommaso stesso nota che sarebbe infatti ripugnante mangiare la carne e bere il sangue di un uomo.
È meritevole, poi, per la fede perché i nostri sensi vedono il pane e il vino di prima, ma essi non sono più né pane né vino, ma corpo e sangue del Signore (s. tommaso, Somma di teologia, III, 75, 5).

5. San Tommaso è stato il primo a usare il termine transustanziazione.
Ma la fede di coloro che lo hanno preceduto non è stata meno forte.
Senti che cosa hanno detto in proposito alcuni santi Padri.
Tra i padri greci si può menzionare S. Cirillo di Gerusalemme, il quale afferma: “Egli (Cristo) ha un’altra volta, in Cana di Galilea, cambiato l’acqua in vino con la sua sola volontà, e perché non dovremmo credergli quando cambia il vino in sangue?” (Cat. Mist. 4,2).
S. Giovanni Crisostomo ricorda che in questo sacramento è all’opera la potenza di Dio: “Non è un uomo a far sì che le offerte diventino il corpo e il sangue di Cristo, ma Gesù Cristo stesso crocifisso per noi. C’è il sacerdote che lo rappresenta e pronuncia le solenni parole, ma agisce la grazia e la potenza di Dio. Questo è il mio corpo, egli dice, e questa parola trasforma le offerte” (De prodit. Iudae hom. I,6).

6. Tra i padri latini desidero ricordare S. Ambrogio: “Se la parola di Elia ebbe tanta potenza da far discendere il fuoco dal cielo, la parola di Cristo non sarà tanto potente da mutare la natura degli elementi? La parola di Cristo, che dal nulla poté fare quello che non era, non potrà mutare le cose che sono in ciò che non erano?” . E ancora: “Questo pane è pane prima delle parole del sacramento; ma quando vi si pronunciano le parole di Cristo diventa la carne di Cristo” (De mistag. 9,52).
E anche S. Agostino: “Una cosa è quella che vedi, e un’altra quella che comprendi” (aliud videtur, aliud intelligitur), e cioè tu vedi il pane, ma non è più pane. E dice anche: “Gesù Cristo teneva se stesso nelle sue mani quando ci disse: Questo è il mio corpo” (Enarratio in Ps. 33,10).

Mi auguro che questo ti sia sufficiente.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

S. Ambrogio,.