Quesito

Caro Padre Angelo,
la ringrazio per la sua risposta sul carattere del Venerdì, e per il testo molto bello di S. Caterina da Siena.
Mi ha colpito molto che lei mi abbia augurato un periodo fruttuoso dal punto spirituale a partire da oggi: infatti, avrò la fortuna di assistere alla mia prima messa secondo l’antico rito, grazie alle ultime disposizioni del nostro papa.
Mi sono sempre sentito attratto dal rituale antico, sognavo di parteciparci un giorno e questo lo considero un grande dono di Dio. E forse l’avvio di una nuova tappa del cammino in sequela di Cristo.

Vengo ora all’ultimo quesito: recentemente ho letto questo articolo su Papa Giovanni XXIII…. se può, magari la legga, per darmi una risposta più appropriata. Anche se dovesse prenderle più tempo non ci sono problemi….

Come si può rispondere, confutandole a livello biografico, a tali accuse di modernismo?
Scusi per la lunghezza della mail, che se vuole può tagliare. Ma ci terrei che mi rispondesse per punti agli stralci che ho riportato, per fare chiarezza sulla vicenda, e per avere solidi argomenti con cui eventualmente controbattere (sperando sempre che tali accuse siano infondate…)

La affido al Signore, che in questo giorno possa ricoprirla di grazie per portare con serenità la croce
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. ho letto quanto mi hai indicato per vedere di che si trattava. Ti ringrazio di avermelo segnalato, non perché ne condivida i contenuti e l’impostazione ma perché non ero al corrente che XY compisse un’opera così disgregatrice per la Chiesa.
L’intendimento è chiaro: screditare Giovanni XXIII e il conseguente Magistero conciliare e petrino.
In tale articolo, nel quale il Papa viene presentato nella maniera più squallida e conseguentemente anche tutte le sue nomine, si legge testualmente: “Solo un apparato giudiziario composto da chierici della sua stessa tendenza avrebbe potuto ignorare tale fatto, sufficiente a squalificare qualsiasi cittadino. Ciò avrebbe annullato qualsiasi possibilità di beatificazione di uno spergiuro in questioni di fede, e invece, eccolo beato!”.

2. Tra non molti anni Giovanni XXIII sarà canonizzato e la Chiesa nelle canonizzazioni impegna la propria infallibilità magisteriale. Che cosa bisognerebbe dedurne? Ti daranno subito la risposta: che questo magistero è delegittimato, eretico, che dalla morte di Pio XII la sede romana è rimasta vacante.
Alcuni, più coerenti, ne hanno già tratto le conseguenze e si proclamano apertamente sedevacantisti.
Per cui bisognerebbe dire che il Signore non ha detto a Pietro e a ai suoi successori: “Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. Conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32), ma l’ha detto a loro e l’ha garantito per loro.
Non si accorgono che, accecati dalla loro superbia (e Dio voglia che ci sia solo la superbia!, perché questo vizio è il capitale tra tutti gli altri vizi, e non è mai da solo), sono fuori strada, soprattutto privi di quella carità che è il principio vivificante della grazia e che attira da Dio ogni benedizione. Non si fanno scrupolo di diffamare e di divulgare le loro “verità” e insinuazioni con qualsiasi strumento.
Il loro intento non è quello evangelico. Dagli artigli dei loro scritti si palesano subito per quello che sono: lupi, che vanno in cerca di sbranare i fedeli, di disaffezionare, di allontanare dai pastori che lo Spirito Santo ha posto a pascere il gregge (At 20,28).
Intanto la fonte delle informazioni è chiara e inequivoca: mons. Lefevre e seguaci, quel mons. Lefevre che preferì piuttosto creare uno scisma ed essere scomunicato che obbedire al Papa che lo supplicava di non ordinare vescovi senza il suo mandato, a norma del diritto canonico. L’ottica dalla quale si filtra a piacimento tutta la vita di Giovanni XXIII e dei suoi successori è questa.
Come i comunisti vedevano complotti dappertutto, così costoro fanno altrettanto dall’angolatura opposta. Non sono credibili neanche sotto il profilo storiografico.

3. Ma adesso vengo più da vicino ai contenuti.
Il modernismo è stato un male particolarmente insidioso e, grazie a Dio, San Pio X a suo tempo l’ha bloccato nel suo sorgere.
Ma la Chiesa è fatta di uomini, con i loro difetti e le loro ambizioni. Per questo non possiamo dimenticare che molte sante persone furono denunciate ingiustamente e gratuitamente.
Una di questa, ad esempio, fu don Orione (che adesso è San Luigi Orione), accusato di modernismo e con l’ordine di comparire davanti al sant’Uffizio.
San Pio X, che lo stimava molto e lo conosceva di persona, ne fu sorpreso. Fece sapere a don Orione che prima di presentarsi al S. Ufficio desiderava che passasse da lui.
Don Orione si presentò al Papa, il quale gli disse: “Mettiti in ginocchio e recita il Credo”.
Don Orione lo fece con la sua nota devozione e con il suo fervoroso slancio. Appena iniziata la recita del Credo, il Papa disse: “Basta, basta. Alzati. Hanno bisogno di essere esaminati quelli che ti hanno accusato”.
Dunque, anche S. Pio X non era uno sprovveduto, non credeva ciecamente a tutto quello che gli si diceva. Sapeva che alcuni si sarebbero ammantati di zelo contro il modernismo per i loro fini.
Il nostro beato Padre Cormier, che era Maestro generale dell’Ordine sotto il pontificato di Pio X, e che come tale a quei tempi andava regolarmente in udienza dal Papa e che san Pio X stimava molto, tanto che lo chiamava il “Generale santo”, ha dovuto sudare parecchio per difendere davanti al Papa il P. Lagrange dall’accusa di modernismo.
L’accesso all’archivio segreto della Santa Sede ha manifestato che quest’accusa gli fu lanciata da alcuni che in Terra Santa temevano che l’école Bilique mettesse in ombra il loro prestigio!
Questo l’ho letto di recente nell’ultimo numero di Archivum Fratum Paredicatorum (vol. LXXVI 2006, pp. 217-239, Lagrange dénoncé à Pie X en 1911).
Per venire alle calunnie all’interno della Chiesa, come non ricordare quelle subite da P. Pio da Pietralcina, per le quali fu confinato per anni nella celletta del suo convento, negandogli di avere qualsiasi rapporto con l’esterno e perfino la corrispondenza?
La storia ci ha reso edotti di come siano andate le cose, e io non te le riferisco, anche se sono scritte su tutte le biografie un pò più ampie. Padre Pio ha sofferto, e potrei dire che la sua sofferenza, oltre a renderlo santo e particolarmente fecondo nella Chiesa, è servita a mettere in evidenza la sporcizia che c’era nel cuore di alcuni ecclesiastici del tempo che Pio XI provvide a destituire.
Per venire a noi: non mi meraviglio che Giovanni XXIII fin da giovane sia stato sospettato di modernismo. Lui stesso sul letto di morte disse: “nel corso della mia vita mi hanno tirato sassi da destra e da sinistra. Per grazia di Dio non mi sono fermato a raccoglierli e a respingerli indietro”.
Ma se vogliamo conoscere l’anima di Giovanni XXIII si deve leggere il Giornale dell’anima. Lì si vede la sua linearità interiore fin da quand’era ragazzo, e poi da seminarista, da giovane professore, da vescovo, da Papa. Lì si possono vedere chiaramente i suoi obiettivi, che si riducono sempre ad uno solo: la santità.

4. Si sa che quand’era studente al Seminario Lombardo a Roma era amico ei personaggi da te citatati (Manaresi, Bonaiuti…). Ma il modernismo, che prese piede solo nell’ambito intellettuale di alcuni cattolici, non era ancora consolidato.
Voglio sottolineare che questi erano amici perché frequentavano la stessa scuola, forse stavano nel medesimo seminario e parlavano tra loro. Certamente il Bonaiuti seminarista non era quello che divenne poi. Per cui mi sembra esagerato trarre da questa amicizia un motivo per dire che il seminarista Roncalli fosse modernista.

5. Ecco i sentimenti del futuro Papa Giovanni nell’ultimo anno di seminario, quando stava facendo gli esercizi spirituali per il diaconato (9-18 dicembre 1903):
“La fede è una virtù così comune che quasi, specialmente dagli ecclesiastici, non viene osservata. E come l’aria della vita cristiana, e chi s’accorge, chi fa attenzione all’aria che respiriamo? Con tutto ciò, io trovo l’applicazione pratica di questa virtù molto importante, nei giorni che corrono.
Io voglio tenermi bene custodita la mia fede, come un sacro tesoro, e voglio attendere massimamente ad informarmi a quello spirito di fede che va man mano scomparendo sotto le cosiddette esigenze della critica, al soffio ed alla luce dei tempi nuovi.
Se il Signore darà a me vita lunga e modo di essere prete di qualche profitto nella Chiesa, voglio che si dica di me, e me ne glorierò più di qualunque altro titolo, che sono stato un sacerdote di fede viva, semplice, tutto di un pezzo, col Papa e per il Papa, sempre, anche nelle cose non definite, anche nei più minuti modi di vedere e sentire. Voglio essere come quei buoni vecchi sacerdoti bergamaschi di una volta, la cui memoria vive in benedizione e che non vedevano e non volevano vedere più in là di quanto vedeva il Papa, i vescovi, il senso comune, lo spirito della Chiesa.
Mio studio sarà sempre, in tutte le scienze sacre e in tutte le questioni teologiche o bibliche, investigare prima la dottrina tradizionale della Chiesa, e in base a quella, giudicare dei dati recenti della scienza.
Non disprezzo la critica, e tanto più mi guarderò bene dal pensare sinistramente o dal mancar di rispetto ai critici; la critica anzi l’amo, seguirò con trasporto gli ultimi risultati delle sue indagini, mi metterò al corrente dei nuovi sistemi, del loro sviluppo incessante, ne studierò le tendenze; la critica per me è luce, è verità, e la verità è santa ed è una sola.
Tuttavolta mi sforzerò sempre di portare in queste discussioni, in cui troppo spesso inconsulti entusiasmi e parvenze abbaglianti prendono il sopravvento, una grande moderazione, armonia, equilibrio e serenità di giudizio, non disgiunta da una prudente e circospetta larghezza di vedute. Nei punti molto dubbi, amerò meglio di tacere come ignorante che di azzardare proposizioni, anche di un apice difformi dal retto sentire della Chiesa”.

6. Di Mons. Radini Tedeschi Giovanni XXIII riporta le parole usate nei suoi confronti da S. Pio X: “Vi ringrazio che abbiate accettato. Andate a Bergamo. Per ciò che può consolare un Vescovo, Bergamo è la prima diocesi d’Italia”.
Pio X, che ha combattuto in maniera così forte il modernismo, l’avrebbe mandato dunque a devastare la prima diocesi d’Italia?
Inoltre al momento della nomina, Mons. Radini Tedeschi era canonico della basilica vaticana. Il Papa lo conosceva bene, anche perché proprio questo Vescovo aveva curato le grandiose manifestazioni per il cinquantenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata.
Come saprai, fu accusato dei modernismo anche il santo Cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano, ora Beato. Ne ebbe molto da soffrire.

7. Il 20 gennaio 1905 il neo eletto vescovo di Bergamo prende don Angelo Roncalli come suo segretario e nel 1906 lo nomina insegnate di Storia in seminario. Il nostro articolista invece mette queste nomine dopo il 1911, per dire che dopo una mancata nomina di Roncalli come insegnate di storia a Roma, il Vescovo avrebbe ripiegato in quel modo.
Ma non si rende conto l’articolista che a Roma non si chiama ad insegnare storia ecclesiastica uno che non l’ha mai insegnata e che finora non ha dato alcuna prova di sé in materia?
Il motivo per cui non sarebbe stato chiamato a Roma sarebbe stato il suo sospetto modernismo.
Ebbene, i sentimenti del giovane Roncalli sul modernismo, si possono leggere nel Giornale dell’anima, anno 1910. Ecco che cosa scrive a proposito dell’enciclica Pascendi con la quale Pio X aveva contrastato il fenomeno:
“Gesù benedetto si è compiaciuto darmi, in questi Esercizi, lume speciale per comprendere anche più vivamente la necessità di mantener integro e purissimo il mio « sensus fidei» e il mio «sentire cum Ecclesia», facendomi anche apparire, sotto una luce più splendida, la sapienza, l’opportunità e la bellezza dei provvedimenti pontifici intesi a salvaguardare specialmente il clero dall’infezione degli errori moderni (cosiddetti modernistici), che in un modo subdolo e affascinante tentano di demolire i fondamenti della dottrina cattolica.
Le dolorose esperienze di quest’anno, osservate qua e colà, le preoccupazioni gravi del Santo Padre, le voci dei sacri pastori, mi fanno persuaso, anche a non voler cercare altro, che questo vento di modernismo spira ben forte e più largamente che a prima vista non sembri; e che è molto facile colpisca in viso e intontisca anche quelli che dapprima si sentono mossi solo dal desiderio di accostare l’antica virtù del cristianesimo ai bisogni moderni. Parecchi, anche buoni, sono caduti nell’equivoco, inconsciamente forse; si sono sentiti portare sui campi dell’errore. Il peggio è che dalle idee si passa presto allo spirito di indipendenza, di libertà di giudizio, su tutto e su tutti.
Ringrazio in ginocchio il Signore che mi abbia mantenuto illeso in mezzo a tanto ribollire ed agitarsi di cervelli e di lingue.
Ma l’esperienza altrui, l’essermi preservato finora, sono un monito grave per me a vigilare anche più sulle mie impressioni, pensieri e sentimenti, sulle mie parole, su tutto ciò che in qualunque modo potesse venir compromesso da questo soffio devastatore. Devo ricordare sempre che la Chiesa contiene in sé la giovinezza eterna della verità e di Cristo, che è di tutti i tempi; ma che è la Chiesa che trasforma e salva i popoli e i tempi, non questi quella.
Il primo tesoro della mia anima è la fede, la santa fede schietta ed ingenua dei miei genitori e dei miei buoni vecchi. Sarò scrupoloso e austero con me stesso perché in nessun modo la purezza della mia fede patisca danno alcuno.
I gravi compiti di professore del seminario, impostimi dai superiori, mi obbligano non solo a pensare a me stesso per la purezza della mia fede, ma a provvedere anche perché da tutto il mio pensiero esposto ai giovani chierici nella scuola, dalle mie parole, dal mio tratto, traspiri tutto quello spirito di intima unione colla Chiesa e col Papa, che li edifichi e di educhi a pensare essi pure così. Perciò sarò delicatissimo in tutte le mie espressioni, badando anche ad infondere negli alunni quello spirito di umiltà e di preghiera negli studi sacri, che rende più forte l’intelletto e più generoso il cuore”.

8. Sulla vicenda dei bambini ebrei, battezzati perché si pensava che i loro genitori, fossero morti e che il nunzio Roncalli a Parigi volle che si riaffidassero ai ritrovati genitori (mentre da Roma si diceva il contrario), mi piace ricordare l’insegnamento di San Tommaso il quale afferma che i bambini sono soggetti alla potestà dei loro genitori e non si deve dare loro il battesimo senza il loro consenso. Ecco il testo:
“I bambini di coloro che non hanno la fede, o hanno l’uso di ragione, o no. Se lo hanno, allora quanto alle cose che sono di diritto divino o naturale incominciano a disporre di se stessi. Quindi per propria volontà, anche in contrasto con i propri genitori, possono ricevere il Battesimo, come possono contrarre matrimonio. Perciò costoro si possono lecitamente istruire e indurre a ricevere il Battesimo. Se invece non hanno ancora l’uso del libero arbitrio, rimangono per diritto naturale sotto la cura dei genitori, fino a tanto che non possono provvedere a se stessi. Ecco perché nell’antica legge i bambini si possono ritenere salvati per la fede dei genitori. Perciò sarebbe contro la giustizia naturale se tali bambini venissero battezzati senza il consenso dei genitori: come se uno che ha l’uso di ragione venisse battezzato contro la sua volontà.
Inoltre sarebbe pericoloso battezzare i figli di coloro che non hanno la fede cristiana in simili circostanze, perché ritornerebbero con facilità all’infedeltà, per l’affetto naturale verso i genitori. Per questo la consuetudine della Chiesa non ha motivi per battezzare i figli dei non credenti, senza il consenso dei loro genitori” (Somma teologica, III, 68, 10).
Papa Giovanni si è comportato secondo il buon senso. Non saprei dirti di più sulla questione. Ma ho letto che questi ordini non venivano da Pio XII, ma da altri, che li facevano passare come di Pio XII.

9. Vorrei infine farti vedere l’interno di Giovanni XXIII: la sua anima davanti a Dio.
Roncalli è ormai papa e sta per compiere ottant’anni. Per l’occasione fa la confessione generale della sua vita e la scrive nel Giornale dell’anima.
Dopo una breve introduzione, comincia subito col problema più scottante: la castità. Ecco quanto ha scritto:

11 agosto 1961
“ Innanzi tutto: «Confiteor Deo omnipotenti».
Durante tutta la mia vita fui sempre fedele alla mia confessione settimanale.
Più volte in vita rinnovai la confessione generale.
In questa circostanza mi accontento di un accenno più generale, senza minute precisazioni, ma pur seguendo le parole dell’offertorio della messa quotidiana «pro innumerabilibus peccatis, et offensionibus et negligentiis meis» tutto già confessato volta per volta, ma ancora sempre lamentato e detestato.

PECCATA (i peccati):
circa castitatem (riguardo alla castità),
nei rapporti con me stesso, in intimità non modeste: nulla di grave, mai.
Nei rapporti poi con altri, maschi o femmine, «Sia con gli occhi che nei contatti, da giovanetto, da giovane, negli anni della maturità e della vecchiaia, né in letture di libri e di giornali, né guardando figure, la grazia di Dio, sì, la grazia di Dio non permise mai tentazione di debolezza, né caduta alcuna: mai, mai;
ma sempre mi aiutò con grande, infinita misericordia: nella quale confido di restare custodito fino all’ultimo giorno di mia vita».
Circa oboedientiam. Non ho mai avuto né subito tentazioni contro la obbedienza, e ringrazio il Signore che non ne abbia permesso alcuna, neppure quando questa obbedienza mi costava assai, come anche ora ne soffro: «factus», come sono, «servus servorum Dei» e certe piccole miserie di questo ambiente vaticano mi sono motivo di mortificanti, intime irritazioni.
Circa humilitatem. Ne ho vivo il culto e anche l’esercizio esteriore. Ciò non mi toglie interiormente la sensibilità per qualche mancanza di riguardo che credo mi sia fatta. Ma anche ne godo innanzi a Dio come in esercizio di pazienza e di nascosto cilicio per i peccati miei, e per ottenere dal Signore il perdono per i peccati del mondo intero.
Circa charitatem. Questo è l’esercizio che mi costa meno: e che pur qualche volta mi è sacrificio, e mi tenta e mi stimola a qualche impazienza di cui forse, me inscio, qualcuno può soffrire.
Offensiones. Chi sa quante e quante volte contro la legge del Signore e contro !e leggi della santa Chiesa! « Innumerabilis numerus ». Siamo però sempre oltre le disposizioni ecclesiastiche, e non mai in materia di peccato mortale o veniale. L’amore alle regole e prescrizioni e aderenze a tutta questa legislazione ecclesiastica e umana lo sento nel cuore e nello spirito, e mi è motivo ordinario di vigilanza su me stesso, soprattutto «ad exemplum et ad aedificationem clericorum et fidelium» (cfr. Rm 15,2).
Le ho confessate tutte, anche queste offensiones: ma tutte insieme e col proposito di emendarmene, aggiungendo, a misura che invecchio, uno sforzo quotidiano di finezza e di perfezione.
Negligentiae. Queste vanno guardate in riferimento al complesso delle varie funzioni della mia vita pastorale, il cui spirito « eminere debet » in un apostolo ed in un successore di san Pietro, come oggi da tutti vengo riguardato.

Il ricordo vivo delle deficienze della mia lunga vita di ottanta anni, «innumerabilibus peccatis, offensionibus et negligentiis », fu materia generale della santa confessione che ho rinnovato stamane innanzi al mio direttore spirituale, mgr Alfredo Cavagna, qui nella mia camera da letto dove dormirono i miei antecessori Pio XI e Pio XII, e dove Pio XII anzi mori il 9 ottobre 1958, il solo papa sin qui che sia morto a Castello, nella residenza estiva.
O Gesù Signore, continua ad aver pietà di me, povero peccatore, così come mi assicuri del tuo grande ed eterno perdono.

Ancora 11 agosto. Pomeriggio del perdono
La santa confessione ben preparata, ripetuta ogni settimana, il venerdì o il sabato, resta sempre una base solida per il cammino della santificazione; e rimane visione pacificatrice e incoraggiante alla abitudine di tenersi preparato a ben morire in ogni ora ed in ogni momento della giornata. Questa mia tranquillità, e questo sentirmi pronto a partire e a presentarmi al Signore ad ogni suo cenno, mi pare sia un tale segno di fiducia e di amore, da meritarmi da Gesù, di cui sono chiamato Vicario in terra, il tratto estremo della sua misericordia.
Teniamoci dunque sempre in atto di procedere verso di lui, come se sempre mi attendesse a braccia aperte”.

10. Ecco dunque chi è Giovanni XXIII e io sono ben contento che il Signore l’abbia tolto da sotto il moggio (stavo per scrivere: da Sotto il Monte) e l’abbia posto sul lucerniere per fare luce a tutti quelli che sono nella casa.
Stiamo attaccati a Pietro e ai suoi successori, caro Lorenzo, non sbaglieremo mai e non avremo mai da pentirci.
Papa Giovanni XXIII spirava attorno a sé il buon profumo di Cristo. Accostandosi alla sua figura e ai suoi scritti ci si sente meglio, con la buona volontà di crescere nella santità, che in definitiva è l’unica cosa che conta.
Emana da lui un senso di bontà, di purezza, di semplicità, di amore verso il Signore che contagia. Mi pare un clima e un profumo opposto a quello degli scritti che tu mi hai segnalato, che lasciano un certo disgusto e ingenerano un clima generale di sospetto.
Che cosa direbbe sant’Ignazio di Loyola che era così abile nel fare discernimento degli spiriti e degli stati d’animo?
I padri del deserto (IV e V secolo) dicevano che quidquid inquietat est a diabolo (tutto ciò che dà disgusto viene dal diavolo).
Mi pare che la risposta sia scontata.

Ti seguo con una preghiera particolare perché non tu cada senza accorgertene nelle fauci di lupi che vorrebbero divorare la tua fede ancora – permettimi di dirlo – non inquinata, fervorosa, molto simile a quella che il futuro Giovanni XXIII manifestò nell’ultimo anno di Seminario. Ti benedico. Padre Angelo