Quesito

Caro Padre,
Spesso quando commetto uno o più peccati gravi perdo lo voglia di pregare, non perché non lo desideri ma perché so di aver offeso Dio e e mi sento ipocrita rivolgermi a Gesù o a Dio Padre. Perdo anche il desiderio di andare alla S. Messa, cioè ci vado ma penso che il Signore è sdegnato verso di me e non può ascoltare le mie preghiere. Spesso pur sapendo e riconoscendo di aver offeso Dio non provo, a livello di sentimenti, un profondo dolore dei miei peccati e dentro di me cerco di minimizzare o di trovare giustificazioni ad essi e spesso mi lascio andare ad altri peccati, tanto uno più o uno meno non cambia il mio stato.
Sento il grande desiderio di confessarmi ma non potendo andare sempre dal mio padre spirituale a volte rinuncio e resto una o più settimane lontano da Dio. Quando mi trovo in questo stato d’animo lascio da parte anche il rosario e l’unica preghiera che riesco a fare è quella di chiedere la grazia del dolore e del pentimento sincero dei miei peccati. Non riesco neppure a rivolgermi a Gesù per implorare il perdono né a recitare l’atto di dolore perché mi sento di averlo preso in giro e non so giudicare se sono veramente pentita.
Allora mi rivolgo alla Madonna chiedendole di pregare suo Figlio per me per ottenere la grazia del pentimento e di fare una confessione umile e sincera.
La maggior parte delle volte non oso neppure rivolgermi a Lei e mi rivolgo semplicemente al mio bambino Daniele che è di certo in paradiso perché penso che a lui il Signore non negherà questa grazia proprio per la sua innocenza (Daniele è morto dopo poche dal battesimo, appena nato). Io credo molto nell’intercessione di mio figlio perché lo considero santo davanti a Dio, lui è il mio filo diretto con il Cielo.
Volevo domandare se questo mio modo di pregare è giusto oppure no. Poi volevo domandare se le preghiere fatte non per se stessi ma per il prossimo vengono accolte da Dio anche se uno non è in grazia. Grazie tanto per il tuo servizio e ti prego di pregare per me visto che questo è uno dei momenti in cui mi sento lontana dal Signore.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. il peccato mortale causa la morte nell’anima, la morte della nostra comunione con Dio.
Perdendo la grazia, perdiamo anche le virtù teologali e i doni dello Spirito Santo che sono per noi i motori soprannaturali che ci tengono in comunione con Dio e ci spingono a compiere opere sante.
La situazione che tu mi hai descritto corrisponde bene a quanto ti ho espresso con linguaggio teologico.

2. Per fortuna nostra, anche quando si compie un peccato mortale, Dio non ci abbandona del tutto e subito ci spinge attraverso moti soprannaturali (che corrispondono alle grazie attuali) ad aver orrore del peccato come offesa fatta a Lui e causa della sua estromissione dalla nostra vita.

3. Queste grazie attuali non spingono ancora a dire “Signore, ti amo con tutto il cuore”, perché si sa bene che lo si è tradito (per un nulla!) e nuovamente crocifisso. Ma ci aiutano a dire: “Signore, abbi pietà di me perché sono un peccatore” e ci mettono in moto verso la confessione.

4. Nello stesso tempo ci portano gradualmente anche ad un dolore perfetto dei nostri peccati, che implica sempre il proposito della confessione.
E allora qui siamo già raggiunti dalla grazia santificante. Poco per volta si acquista la comunione con Dio, anche se si è consapevoli che non si è ancora riparato il peccato con il sacramento della Confessione.
Ed è questo il motivo per cui, pur essendo in grazia, non ci si può accostare alla Santa Comunione. Si è infatti consapevoli che non si è fatto ancora tutto quello che si doveva fare e che il Signore ci ha comandato.

5. Anche la comunione col tuo bambino, che certamente è santo in cielo, entra in queste grazie attuali, con le quali lo Spirito Santo ti porta di nuovo gradualmente a Cristo.

6. Meglio sarebbe non causare mai la morte nell’anima, perché è davvero morte.
Solo chi ha vissuto l’esperienza della grazia, sa in che cosa consista questa morte.
Chi non ha vissuto l’esperienza della grazia, pensa che sia tutto normale. E allora in presenza di particolari disagi ricorre magari dallo psicologo.
Il quale potrà fare qualcosa sotto il profilo umano.
Ma da solo non potrà dare la grazia, vale a dire l’esperienza di Dio da cuore a cuore, la possibilità di sentirci in Dio e di sentire Dio in noi.

7. Mi chiedi infine se le preghiere fatte non per se stessi ma per il prossimo vengono accolte da Dio anche se uno non è in grazia.
Sì, le preghiere vengono sempre ascoltate.
Anche il mettersi a pregare per una determinata persona rientra fra le grazie attuali con le quali il Signore intende portarci alla piena comunione con Sé.
Ma se siamo in grazia, siamo amici. E per questo le preghiere sono maggiormente gradite.

Ti saluto, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo