Questo articolo è disponibile in: Italiano

Quesito

Caro Padre,
Le volevo poi chiedere un’altra brevissima cosa.
Quando faccio un atto penitenziale e dico di offrire ad esempio un digiuno per qualcuno o per qualche buona causa, il beneficio va tutto a quella persona oppure qualcosa ritorna a me?
La ringrazio moltissimo, ancora una volta, per la sua disponibilità e farò anche per una delle sue intenzioni un digiuno questa settimana.
A presto
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele, 1. anzitutto ti ringrazio molto per il digiuno che mi hai promessa per questa settimana.
Fin dai tempi antichi il digiuno ha sempre avuto anche lo scopo di rinforzare la preghiera.
Sant’Agostino dice: “Vuoi che la tua preghiera voli fino a Dio? Donale due ali: il digiuno e l’elemosina” (En. in ps. 42, 7-8).

2. Il digiuno ha sempre un effetto particolare per chi lo compie.
Il prefazio IV della Quaresima indica ben quattro effetti del digiuno: “Con il digiuno quaresimale, Tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, infondi la forza e doni il premio”.
Sono tutti e quattro degli effetti molto belli.
Con il digiuno dominiamo le nostre passioni perché cessiamo di andare dietro agli istinti.
Eleviamo lo spirito, perché si tratta di un atto di amore per il Signore e così il nostro cuore si eleva verso di Lui.
Riceviamo forza: non solo da noi stessi, ma dal Signore, il quale ci ispira a fare il digiuno, ci sostiene nel suo compimento e lascia la nostra anima rinvigorita.
Riceviamo il premio. Scrive S. Agostino: “Il digiuno purifica l’anima, eleva la mente, sottomette la carne allo spirito, rende il cuore contrito e umiliato, dissipa le nebbie della concupiscenza; smorza gli ardori della libidine e accende la luce della castità” (De orat. et jeiun., serm. 73).

4. Quando uno digiuna per un altro vuole dargli tutti i benefici del suo digiuno, compreso l’atto di carità che compie.
È vero che con questa volontà uno intende espropriarsi di tutti i meriti per donarli.
Ma proprio con un simile atto di carità fa un profitto ancor più grande. San Francesco diceva che “è dando che si riceve”.
Il destinatario ne riceve i benefici in virtù del vincolo della carità.
Ma va detto che li riceve in misura più o meno grande a seconda delle disposizioni.

5. In ogni caso va ricordato che non soltanto il singolo e il destinatario ne traggono beneficio, ma tutta la Chiesa e tutto il mondo.
Elisabetta Leseur ha detto: “Quando un’anima prega, non eleva solo se stessa, ma eleva anche tutta la Chiesa, tutto il mondo”.
Quest’affermazione è stata fatta propria da Giovanni Paolo II in Reconciliatio et paenitentia 16.
Pertanto ogni azione compiuta in grazia, poiché è compiuta in Cristo, riceve da Cristo un valore universale ed eterno.

Continua dunque così, caro Michele. Vedrai che il Signore ti premierà sempre di più.
Ti ringrazio ancora e contraccambio con un fervido ricordo nella preghiera.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile in: Italiano