Quesito

Padre,
quando avevo 23 anni ho fatto il passaggio dal protestantesimo al cattolicesimo dopo un corso dai gesuiti. Poi mi sono sposata poco dopo con la promessa di celebrare il sacramento della confermazione al più presto in seguito. Il mio parroco di allora non riteneva che ero pronta e mi sono arrabbiata ed allontanata dalla chiesa. (Oggi, a 39 anni, ammetto che effettivamente aveva ragione). L’anno scorso, dopo un trasloco, ho confessato al parroco del nuovo paese di non essere cresimata e mi ha preparato lui per il sacramento. Dopo la cresima ha continuato ad aiutarmi e sostenermi nel mio cammino di fede.
Sono una casalinga che si dedica anima e corpo alla propria famiglia, e normalmente non faccio niente da sola, senza le mie figlie che ormai sono abbastanza indipendenti.
Il parroco mi ha dato tanti libri da leggere che abbiamo discusso dopo, ma mi facevano sentire "tutta teoria e niente sostanza". Così mi ha parlato di partecipare alla messa ogni giorno come una buona pratica, purché non diventi un’abitudine, una routine. Ho iniziato a partecipare, ed è bellissimo! Ora però, a distanza di qualche mese, mi pare che voglia dirmi che andare ogni giorno a Messa è sbagliato, che non ci devo andare. E allora, io cerco di non andare ma è più forte di me. È l’incontro con il Signore, beh non resisto.
Ora vorrei sapere, se vivendo la messa di ogni giorno come un incontro con il Signore, con Dio che mi parla attraverso la Parola come qualcosa di nuovo, giorno dopo giorno, cosa c’è di così sbagliato? Ha detto che sono troppo tempo in chiesa, che non è normale (30 minuti al giorno, un’ora di domenica).
Vorrei sapere se effettivamente non è normale e se forse dovrei andare a messa in chiese diverse per non stare sempre nella stessa? 
Sono consapevole del fatto che la mia fede sicuramente è immatura e che sono nuova a molto, ma la gioia che sento a messa è grande!
Non so proprio come comportarmi, perchè, non abituata, non vorrei sbagliare e offendere Dio.
Attendo la sua risposta,
grazie infinite,
con affetto,
Eva


Risposta del sacerdote

Cara Eva,
1. ti esorto con tutte le forze a perseverare in questa pratica quotidiana dell’Eucaristia.
I primi cristiani erano assidui alla “frazione del pane” (At 2,42).
Gesù nel Padre nostro ci ha insegnato a domandare ogni giorno il nostro pane soprasostanziale (in italiano è stato tradotto come pane quotidiano). Quella parola greca soprasostanziale non si trovava nel vocabolario greco e San Girolamo la tradusse materialmente come pane “soprasostanziale”.
Il pane soprasostanziale è Lui, Gesù Cristo, pane vivo che discende dal cielo per comunicare la vita (la presenza e il possesso di Dio) al mondo.

2. Il Catechismo della Chiesa Cattolica esorta a partecipare alla S. Messa e a fare la S. Comunione tutti i giorni.
Ecco che cosa scrive: “La Chiesa fa obbligo ai fedeli di ricevere almeno una volta all’anno l’Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale (can 920), preparati dal sacramento della Riconciliazione. La Chiesa tuttavia raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e giorni festivi, o ancora più spesso, anche tutti i giorni” (CCC 1389).

3. Questo era già nel medioevo il pensiero di S. Tommaso il quale affermava: “L’Eucaristia è cibo spirituale e perciò come ogni giorno ci nutriamo del cibo corporale, così è lodevole cibarsi ogni giorno di questo Sacramento” (Somma teologica, III,80,10, ad 4).
Così, sempre nel medioevo, San Francesco di cui si legge nelle Fonti Francescane: “Ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore, preso da stupore oltre ogni misura per tanta benevola degnazione e generosissima carità. Riteneva grave segno di disprezzo non ascoltare ogni giorno la Messa, anche se unica, se il tempo lo permetteva. Si comunicava spesso e con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri. Infatti, essendo colmo di reverenza per questo venerando sacramento, offriva il sacrificio di tutte le sue membra, e, quando riceveva l’agnello immolato, immolava lo spirito in quel fuoco, che ardeva sempre sull’altare del suo cuore” (F 789).

4. Può darsi che il tuo parroco tema che tu trascuri i tuoi doveri di casa.
Ma se i tuoi doveri li compi tutti, non aver timore, vai avanti.
Il Beato Giovanni Paolo II nella lettera Domincae cenae scrive: “Non abbiate paura di dare il vostro tempo a Cristo! Sì, apriamo a Cristo il nostro tempo, perché egli lo possa illuminare e indirizzare… Il tempo donato a Cristo non è mai tempo perduto, ma piuttosto tempo guadagnato per l’umanizzazione profonda dei nostri rapporti e della nostra vita” (DD 7).
In altra occasione ha detto che “il tempo donato a Cristo non è mai tempo perduto, perché viene sempre restituito e carico di benedizioni”.
Penso che ne avrai fatto diverse volte l’esperienza e che a questo punto della tua vita non puoi fare a meno di questa benedizione quotidiana di Cristo sopra la tua vita e sulla vita della tua famiglia.

5. Può darsi che il tuo parroco ti abbia detto quelle parole per verificare la consistenza della tua fede.
Tu mostragli col tuo fervore che non è per abitudine che vai a Messa e che senti l’esigenza di nutrirti del pane degli Angeli più che del pane materiale: “perché se tu non mi parli io sono come chi scende nella fossa” (Sal 28,1).

6. A Messa, soprattutto nella consacrazione e nella S. Comunione ricordati in particolare di tutti i tuoi cari, delle esigenze della loro anima e della loro vita in questo mondo.

Ti saluto cordialmente, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo