Quesito

Buongiorno Padre
sono Claudio, vorrei porle la seguente domanda: noi sappiamo che i peccati si possono suddividere in veniali e mortali; i primi non distruggono la comunione con Dio e la Chiesa ma la possono indebolire mentre, i secondi la distruggono e perchè si possa (in questo secondo caso ricostituire) bisogna ricorrere al Sacramento della confessione.
So che i peccati veniali vengono certamente rimessi col Sacramento della Confessione ma vi sono anche altre "possibilità" perchè vengano rimessi. Siccome ho sperimentato che spesso un peccato magari "parte" come veniale ma poi, nonostante la preghiera, può (col deliberato consenso la piena avvertenza e la materia grave) diventare mortale, vorrei sapere come  possiamo oltre al sacramento della confessione agire perchè ci vengano rimessi i peccati veniali.
Ad esempio un sacerdote ha detto che usando CON FEDE l’acqua benedetta e col pentimento dovuto questo può rimettere i peccati veniali. Quali altre strade lei mi consiglia e quindi la Chiesa stessa consiglia?
Grazie
Mi benedica
Un abbraccio


Risposta del sacerdote

Caro Claudio,
1. per la remissione dei peccati veniali va tenuto presente anzitutto questo: se vi sono anche dei peccati mortali, non possono essere rimessi da soli.
Il motivo te lo presenterò tra breve.
Invece se una persona vive in grazia i peccati veniali possono esser rimessi sia per mezzo della confessione sia per mezzo di molte altre strade.
Noi adesso parliamo di quest’ultimo caso: di chi vive in grazia e desidera la remissione dei peccati veniali.

2. Tutti commettiamo diversi peccati veniali, anche se ci conserviamo in grazia.
La nostra natura infatti è segnata dal peccato ed è inclinata al male.
Per questo se con l’aiuto della grazia possiamo evitare tutti e singoli i peccati mortali, non riusciamo invece a non cadere in qualche peccato veniale. Questo “per la corruzione degli appetiti inferiori della sensualità, i cui moti la ragione è in grado di reprimere singolarmente (e a ciò essi devono la loro natura di atti peccaminosi volontari), però non può reprimerli globalmente tutti; poiché mentre tenta di resistere ad uno, forse ne insorge un altro; ed anche perché la ragione non sempre è pronta ad evitare questi moti” (SAN TOMMASO, Somma teologica, I-II, 109, 8).

3. Ma vediamo adesso come si possano rimuovere i peccati veniali.
Essi coesistono con la grazia.
La loro remissione non richiede una nuova infusione di grazia santificante come avviene per chi ha commesso un peccato mortale.
È sufficiente un moto contrario e cioè un atto di penitenza.
Scrive San Tommaso: “Per la remissione del peccato veniale non si richiede una nuova infusione di grazia, ma basta un atto che derivi dalla grazia col quale si detesta esplicitamente, o per lo meno implicitamente il peccato, come quando uno si muove con fervore verso Dio” (Somma teologica, III, 87, 3).
Pertanto nessun peccato viene rimesso senza penitenza. Per i peccati mortali si richiede una penitenza più perfetta, che si attua detestando il peccato e confessandolo nel sacramento della Penitenza.
Per il peccato veniale la penitenza è necessaria perché si deve riparare l’affetto al peccato veniale.
E questo si attua con atti di carità accompagnati esplicitamente o almeno implicitamente con la penitenza e cioè col dispiacere nei confronti dei peccati commessi.

4. San Tommaso afferma senza esitazione che “i peccati veniali non possono essere rimessi senza la penitenza” (Somma teologica, III, 87, 1, sed contra) perché introducono nell’anima un certo disordine che va riparato.
Del resto anche S. Agostino diceva che "c’è nella Chiesa una penitenza quotidiana per i peccati veniali" (Serm 351,3).

5. Pertanto, se uno è già in grazia, basta un atto di penitenza compiuto per amore di Dio per rimuovere il peccato veniale, nel medesimo modo in cui in un vestito ancora tutto pulito basta una scrollatina (il moto contrario!) per eliminare la polvere.
Scrive San Tommaso: “Ogni cosa viene eliminata dal suo contrario.
Ma il peccato veniale non è contrario né alla grazia né alla carità, limitandosi a ritardarne gli atti, per il fatto che uno si attacca troppo a un bene creato, senza però andare contro Dio. Perché quindi tale peccato venga cancellato non si richiede un’infusione della grazia abituale; ma basta un moto della grazia, o della carità perché venga rimesso” (Somma teologica, III, 87, 2).
E ancora: “Il peccato veniale non viene mai rimesso senza un qualche atto della penitenza virtù, o esplicito, o implicito.
Però può essere rimesso senza la penitenza sacramento, la quale formalmente consiste nell’assoluzione del sacerdote” (Ib., ad 2).

6. Stabiliti questi principi, passiamo adesso alle conclusioni e cioè alle vie concrete per ottenere la remissione dei peccati veniali.
San Tommaso dice che “una pia pratica può influire sulla remissione dei peccati veniali” (Somma teologica, III, 87, 3).
Questo può avvenire in tre maniere.
Anzitutto quando si riceve un sacramento, il quale infondendo la grazia, infonde sempre almeno implicitamente il dolore dei peccati.
In particolare la partecipazione all’Eucaristia giova alla remissione dei peccati veniali.
In secondo luogo giovano alla remissione dei peccati veniali quelle pratiche che spesso accompagnano la recezione dei Sacramenti, come il Confiteor (Confesso a Dio onnipotente), l’atto di dolore, il battersi il petto, la preghiera del Padre nostro nella quale diciamo “Rimetti a noi i nostri debiti”.
In terzo luogo quando compiamo pratiche che spingono a compiere un atto di riverenza verso Dio e verso le cose di Dio. E in tal modo influiscono sulla remissione dei peccati la benedizione episcopale, l’aspersione dell’acqua benedetta, una qualsiasi unzione rituale, il pregare in una chiesa consacrata, e altre pratiche del genere” (Ib.).

7. Oltre a queste pratiche comportano la remissione dei peccati veniali tutti gli atti comandati dalla virtù di penitenza.
In particolare gli atti pazienza e di umiltà, la pratica del digiuno, la preghiera (molte preghiere sono ordinate alla richiesta del perdono dei peccati) e l’elemosina.
Di quest’ultima la Sacra Scrittura dice: “come l’acqua spegne il fuoco, così l’elemosina espia i peccati” (Sir 3,29).

8. Tuttavia mentre questi atti compiuti in grazia certamente la ravvivano e la possono accrescere e giovano alla remissione dei peccati veniali, quando si accede al sacramento della Penitenza viene sempre comunicata anche la grazia sacramentale che è di validissimo aiuto per superare le occasioni di peccato.
Sicché la confessione frequente anche solo per i peccati veniali rimane la via regale per la loro remissione.

Ti ringrazio, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo