Quesito

Buongiorno padre.
mi chiamo Giovanni sono infermiere e vivo a …, leggevo qualche giorno fa un articolo di un ragazzo che stava per iniziare una convivenza con una ragazza di citta’.
Lui era cattolico praticante lei per varie ragioni o motivazioni no. Cmq aveva notato che aveva dei valori e potevano sposarsi.
La mia è  una situazione simile su alcuni punti.
Dopo un lungo periodo di allontanamento dalla fede e una relazione finita male ho conosciuto un collega di lavoro infermiere che mi ha fatto riscoprire di nuovo il calore e l’amore infinito di Gesù Cristo. Intanto i miei genitori divorziano.
 Stando poi un anno circa da solo ho riflettuto sulla mia vita facendo pellegrinaggi confessioni incontri con tante persone di grande fede.
Nel frattempo ho conosciuto una ragazza madre non sposata con una vita un po’ travagliata alle spalle. Ha una bellissima bimba di 10 anni.
All’inizio ci sono stati incontri di passione, poi guardando a fondo le nostre vite e iniziando a pregare insieme, abbiamo deciso di convivere.
Lei viveva a … con i suoi. io lavoravo a ….., tutto questo un anno fa.
In questo anno abbiamo condiviso vari Pellegrinaggi e incontri con amici di fede, ma abbiamo avuto anche tanti litigi fino ad arrivare quasi alla rottura.
In questo periodo la mia ragazza … ha ricevuto la santa Cresima  e ci sta seguendo il sacerdote della parrocchia dell’Ospedale Don Fabio una persona davvero meravigliosa.
Da gennaio inizieranno gli incontri per il matrimonio.
Quali sono le basi necessarie per poter partire con un saldo matrimonio nella fede viva e nell’amore di Cristo.
Sappiamo bene che la castità è importante ma per noi che cadiamo spesso vivendo insieme come dobbiamo comportarci?
In quest’ultimo periodo poi siamo anche abbastanza scoraggiati perchè stiamo affrontando problemi economici visto che lavoro attualmente anche io.
Lei non percepisce reddito per problemi di ansia e di titoli nn riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro e poi desidera fare la madre a tempo pieno.
Il mio desiderio piu’ grande sarebbe vivere felici.
grazie Padre pace e bene.
Prego sempre per voi.


Risposta del sacerdote

Carissimo Giovanni,
1. tralascio la questione della convivenza, che non è una buona soluzione.
Le mancanze nella castità sono causa di tanti litigi, come ricorda il Magistero della Chiesa quando definisce la castità nei seguenti termini: “La castità è energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).
Vengo invece alla realtà che vi sta davanti, il matrimonio.

2. Mi chiedi quali siano i pilastri sui quali dovete fondare la vostra futura vita coniugale.
Ce ne sono di vario tipo. Ma io mi limito ad indicarti alcuni punti importanti che riguardano la vita spirituale.
La vita spirituale non è tutto. C’è l’intesa nella vita di coppia, l’apertura alla vita, l’accoglienza e l’educazione dei figli, il rapporto della famiglia con altre famiglie, con la società e la Chiesa.
Ma per non farla troppo lunga mi limito alla vita spirituale.

3. Il primo di questi convincimenti è l’obiettivo verso cui il Signore ci vuole condurre: la santità.
Questo obiettivo deve illuminare tutta la vita, tutte le decisioni e tute le situazioni in cui ci si trova a vivere.
Per le persone sposate la santità propria del matrimonio consiste nell’impegno ad amarsi l’un l’altro come Dio ama l’uomo e come Cristo ama la Chiesa.
Questo contenuto della santità matrimoniale è ricordato da San Paolo quando scrive: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5,25-27).
Questo evidentemente non riguarda solo il marito, ma anche la moglie.
Ambedue devono essere consapevoli di aver ricevuto in dono dal Signore una persona (il coniuge) e poi anche i figli da custodire per la vita eterna.

4. In altro pilastro  della vita matrimoniale è la preghiera.
La preghiera porta Cristo nella nostra vita personale e anche dentro la vita di famiglia.
Nella preghiera si diventa amici intimi di Cristo, il quale ha detto: “Rimanete in me e io in voi” (Gv15,4).
La preghiera non si esprime solo nell’implorazione di aiuto, ma anche nel rendimento di grazie e di lode, nell’adorazione, nella contemplazione fino a giungere ad un vero invaghimento del cuore.
Deve essere uno stare insieme col Signore, divenuto finalmente familiare nella nostra vita.
Una forma particolare di preghiera è il Santo Rosario, recitato insieme.
Giovanni Paolo II ha detto che “il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera. La famiglia che prega unita, resta unita.
La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino” (Rosarium Virginis Mariae, 41).
Giovanni Paolo II ha detto: “Ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d’oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri, ma «cristiani a rischio». Correrebbero, infatti, il rischio insidioso di veder progressivamente affievolita la loro fede” (Novo millennio ineunte, 34).

5. Il nostro rapporto col Signore passa poi attraverso la partecipazione all’Eucaristia domenicale.
Nella Messa Cristo ci rende partecipi del suo sacrificio perché impariamo a vivere come Lui, facendo della nostra vita un dono, un sacrificio continuo offerto al Padre per il bene nostro, dei nostri familiari e del mondo intero.
Scrive il Concilio Vaticano II: “Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che … offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro” (Sacrosanctum Concilium, 48).

6. Un altro passaggio irrinunciabile per vivere cristianamente il matrimonio e la vita di famiglia riguarda il sacramento della Confessione.
In questo sacramento, oltre ad essere perdonati, purificati, rinnovati e santificati, Cristo ci comunica la potenza della sua risurrezione (Fil 3,10) e ci dà la forza di poter cambiare.
Le nostre famiglie traggono dalla confessione coesione e forza per progredire. Dal perdono ricevuto da Dio, si è maggiormente disposti a donare il perdono anche ai familiari.
La Confessione dovrebbe essere regolare e frequente (ogni quindici giorni) così da diventare un punto di riferimento costante della nostra vita.
Cristo è il Redentore nostro, Colui che porta rimedio ai nostri errori e ai nostri peccati.
Se poteste vedere quante cose la Confessione risolve da sola!
Se voi per primi la tenete nella dovuta considerazione e saprete viverla bene, sarete anche in grado di proporla con persuasione ai vostri figli.

7. Procurate anche di vivere sempre in grazia di Dio, ricordando l’insegnamento del Signore: “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mt 8,36) e “chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30).

8. Insieme alla preghiera, date spazio all’ascolto della Parola di Dio.
Come la fede nasce dalla predicazione (Rom 10,17), così ugualmente la fede si sviluppa e matura con l’ascolto della Parola di Dio.
Leggete per vostro conto in famiglia la Parola, di Dio, soprattutto nei tempi forti, come l’Avvento, il tempo di Natale, la Quaresima e il tempo di Pasqua.
Senza questo nutrimento costante la fede verrebbe a mancare di respiro, Dio diventerebbe semplicemente un’idea astratta nell’orizzonte della vostra vita e non più la guida e il fine dell’esistenza.
Frequentate anche i corsi che la comunità cristiana (parrocchiale o diocesana) vi offre e ascoltate volentieri la Sacra Predicazione.

9. Intimamente connesso con l’ascolto della Parola di Dio vi è anche quello dell’annuncio della Parola.
Si potrebbe dire che questo costituisce il criterio di verifica dell’autenticità di tutto il resto, perché una luce accesa per sua natura illumina. E più è potente, più illumina, senza sforzo alcuno.
San Paolo diceva: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor9,16).
E il beato papa Paolo VI: "La famiglia, come la Chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia" (Evangelii Nuntiandi, 71).

Ecco le vie maestre della vita spirituale perseguite insieme nella vita di famiglia.

Vi auguro di poterla costituire al più presto.
Vi ricordo al Signore e vi benedico.
Padre Angelo