Salve padre Angelo.
Volevo chiederle: quali sono i peccati contro il nono comandamento?
E in quale caso sono mortali o veniali?


Carissimo,
1. Il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito del nono comandamento dice:
“Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo (Es 20,17).
Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (Mt 5,28)” (CCC 2513).

2. E prosegue: “San Giovanni distingue tre tipi di smodato desiderio o concupiscenza: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita (1Gv 2,16).
Secondo la tradizione catechistica cattolica, il nono comandamento proibisce la concupiscenza carnale; il decimo la concupiscenza dei beni altrui” (CCC 2514).

3. Specifica quindi in che cosa consista la concupiscenza:
“La «concupiscenza», nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente di desiderio umano.
La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell’appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana.
L’Apostolo san Paolo la identifica con l’opposizione della «carne» allo «spirito» (Gal 5,16-17).
È conseguenza della disobbedienza del primo peccato (Gn 3,11).
Ingenera disordine nelle facoltà morali dell’uomo e, senza essere in se stessa un peccato, inclina l’uomo a commettere il peccato (DS 1515).

4. Poi, più che presentare un elenco di peccati che vanno contro il nono comandamento il Catechismo della Chiesa Cattolica parla della necessità di incrementare la purezza dei pensieri, dello sguardo e dei sentimenti.

5. Per scendere al concreto, perché la tua domanda chiede  risposte precise che non rimangano sul generico, ti presento il pensiero di San Tommaso.
Commentando questo Comandamento scrive: “A causa della corruzione seguita al peccato (originale), nessuno è sfuggito alla concupiscenza, tranne il Cristo e la Vergine gloriosa.
La concupiscenza compare talvolta insieme col peccato veniale, talaltra col peccato mortale, quando prende il sopravvento.
L’Apostolo: “Nel vostro corpo mortale, non domini il peccato” (Rm 6,12). Non dice: Non vi sia, perché, come dice altrove: So che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene (Rm 7,18) (Spiegazione dei 10 comandamenti della Legge).

6. Ed ecco come “il peccato regna nella carne:
Primo, quando nel cuore domina la concupiscenza, a causa del nostro consenso” (Ib.).
Ebbene la concupiscenza non domina quando passa davanti alla nostra mente un pensiero oppure quando su avverte una sensazione disordinata, ma quando si da il consenso. E cioè quando si vuole fare quella determinata cosa “giacché dinanzi a Dio volere e fare sono considerati alla stessa stregua” (Ib.).

7. Il peccato regna nella carne in una seconda maniera e cioè quando la concupiscenza domina nella bocca, esprimendo il pensiero: La bocca parla per l’abbondanza del cuore (Mt 12,34). Ancora: Mai parola cattiva esca dalla vostra bocca (Ef 4,29).
Per cui San Tommaso dice che “non è senza colpa chi compone canzoni frivole. Così pensa anche il Filosofo Aristotele, per il quale i poeti che componevano versi amorosi dovevano essere cacciati dalle città” (Ib.).

8. Il peccato regna nella carne in una terza maniera quando la concupiscenza sfocia nell’azione, e le membra si mettono a servizio della concupiscenza: “Come avete offerto le vostre membra all’iniquità per servire all’iniquità” (Rm 6,19) (cfr. Ib.).
Vale a dire quando i pensieri e le parole conducono a un reale disordine.

9. Concretamente è difficile stabilire quando vi sia il peccato grave.
San Tommaso stesso dice che in alcuni casi c’è solo il veniale, in altri c’è il grave perché la concupiscenza prende il sopravvento.
Si può dire che vi è peccato grave nel primo caso, perché c’è già la deliberazione.
Negli altri bisognerà valutare il grado di sopravvento.

10. Infine San Tommaso dà delle indicazioni concrete per evitare che la concupiscenza regni nella nostra carne.
Scrive: “Per uscire da questo peccato, occorre faticare assai, perché ce l’abbiamo dentro, e il nemico più difficile da vincere è quello che abbiamo in casa.
Lo si può vincere, però, in quattro modi:
Fuggendo le occasioni esterne, per esempio la cattiva compagnia e quanto può essere occasione per cadere in tale peccato: … “Distogli lo sguardo dalla donna agghindata e non osservare una bellezza che non ti appartiene. Per la bellezza di una donna molti si sono rovinati e la concupiscenza arde come fuoco” (Sir 9,7 e “Non si può nascondere ilfuoco in seno, senza bruciarsi i vestiti” (Pr 6,27). Ecco perché a Lot fu ingiunto di fuggire da tutto il circondario (Gn 19,27).
Non dando spazio ai pensieri, perché sono essi l’occasione che risveglia la concupiscenza. Ci si riesce mortificando la carne: “Castigo il mio corpo e lo riduco in schiavitù” (1 Cor 9,27).
Impegnandosi nella preghiera, poiché, se non è il Signore a custodire la città, invano vigila la sentinella (Sal 126,2). Ancora: “So che diversamente senza l’aiuto di Dio non riesco a contenermi” (Sap 8,21).
Inoltre: “Questa razza di demòni si caccia solo con la preghiera e digiuno” (Mt 17,20). Se c’è un duello, e tu vuoi aiutare uno e non l’altro, al primo devi portare appoggio, all’altro toglierlo.
Anche tra Spirito e carne c’è un duello continuo. Se vuoi che vinca lo Spirito, devi dargli appoggio, e tale è la preghiera; alla carne, invece, devi negare il sostegno, e questo si fa col digiuno, giacché il digiuno estenua la carne.
Dedicandosi ad occupazioni lecite: “L’ozio insegna molte malizie” (Sir 33,29).
Il peccato di Sodoma (…) consisté in superbia, pane a sazietà, abbondanza ed ozio.
San Girolamo dice:  fà sempre qualcosa di buono, così il demonio ti troverà occupato.
Ora, fra tutte le occupazioni, la migliore è lo studio della Bibbia.
San Girolamo “Ama lo studio delle Scritture e non amerai i vizi della carne” (Ep. II, 2)” (Ib.).

Mentre di auguro di godere sempre della “purezza del cuore che ci farà vedere Dio e fin d’ora ci consente di vedere ogni cosa secondo Dio” (CCC 2531) ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo