Quesito

Caro Padre,
dopo aver letto le ultime missive, da lei ricevute, riguardo i rapporti sessuali nel matrimonio, desidererei porle una domanda.
Premetto dicendo che giudico il matrimonio come un atto di consacrazione a Dio attraverso l’amore che l’uomo e la donna sanno darsi reciprocamente nel rispetto e durante questo grande atto di amore, il saper accogliere tutti i figli che il Signore vorrà dare; tutto questo quando una coppia è ancora “fertile”.
Quando termina il periodo della fertilità, quale atteggiamento deve avere la coppia nei rapporti sessuali? È giusto che ci sia castità?
Avrei bisogno di chiarezza, perché desidero fare la volontà di Dio e seguire ciò che la Chiesa suggerisce nel suo magistero, e così facendo spiegare anche ad alcuni miei conoscenti che giudicano la cosa solo dal loro punto di vista.
La ringrazio tantissimo per la risposta che mi darà e cordialmente la saluto.
L.


Risposta del sacerdote

Carissima L.,
1. per la Chiesa, anche se le persone sono sterili, i rapporti coniugali hanno sempre qualche significato.
Lo ricordava già Pio XI nella Casti connubii (1930): “Né si può dire che operino contro l’ordine della natura quei coniugi che usano del loro diritto nel modo debito e naturale, anche se per cause naturali, sia di tempo sia di altre difettose circostanze, non ne possa nascere una nuova vita. Poiché nello stesso matrimonio si contengono anche fini secondari, come il mutuo aiuto e l’affetto vicendevole da fomentare e la quiete della concupiscenza, fini che ai coniugi non è proibito volere, purché sia sempre rispettata la natura intrinseca dell’atto e per conseguenza la sua subordinazione al fine principale” (DS 3718).
La stessa cosa è ribadita da Pio XII: “I coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di sterilità naturale”.
E Paolo VI: “Questi atti… non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione” (Humanae Vitae 11).

2. L’unica condizione è che l’atto conservi il suo significato di vero atto di amore.
Pertanto non è sufficiente compiere gli atti coniugali secondo natura perché siano conformi al disegno di Dio perché “la persona non può mai essere considerata un mezzo per raggiungere uno scopo; mai, soprattutto, un mezzo di “godimento”. Essa è e dev’essere solo il fine di ogni atto. Solo allora corrisponde alla vera dignità della persona” (Giovanni Paolo II, Gratissimam Sane 12).
Il gesto è privo di vero amore quando lo si impone all’altro coniuge senza badare alle esigenze fisiche, psicologiche, spirituali e morali.
In questo caso, anche se compiuto secondo natura, l’atto è privo della sua carica umana e cessa di essere un atto di vero amore.

3. Mi chiedi anche se quando termina il periodo della fertilità, sia giusto che tra i coniugi ci sia castità.
La risposta è senz’altro affermativa. Ma la castità o purezza coniugale non è sinonimo di astinenza sessuale.
Quando si parla di castità coniugale ci si riferisce alla purezza dell’amore coniugale.
Anche i coniugi sono chiamati a vivere in purezza il loro affetto vicendevole.

4. Ma tu per castità, forse, intendevi astinenza sessuale. Allora la risposta è negativa, proprio per i motivi portati da Pio XI: Poiché “nello stesso matrimonio si contengono anche fini secondari, come il mutuo aiuto e l’affetto vicendevole da fomentare”.

5. Se poi due coniugi intendono vivere anche in astinenza sessuale, è necessario che vi sia la volontà di tutti e due.
Infatti dal momento che ci si sposa, arbitro del proprio corpo diventa l’altro coniuge, come dice San Paolo: “Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie” (1 Cor 7,3-4).

6. Anzi, è cosa buona che i coniugi di comune accordo rinunzino per qualche tempo (ad esempio la quaresima) agli atti coniugali per stare maggiormente uniti al Signore. È sempre valido l’invito di San Paolo: “Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme” (1 Cor 7,5).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo