Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
sono una ragazza di 26 anni. Qualche settimana fa ho tentato il suicidio. In quel momento ero disperata e non vedevo via d’uscita. Devo considerarlo un peccato e dirlo durante la confessione?
In che modo togliersi la vita è un peccato se non è citato nei 10 comandamenti?
Si dice che sia un peccato gravissimo, ma mettiamo lo stato della persona che lo compie, uno stato confusionale e di prostrazione in cui non si rende conto della gravità del gesto che stia compiendo…qual è il giudizio di Dio di fronte a questo gesto?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. il tentativo di suicidio è un peccato molto grave e va confessato.
È proibito dal quinto comandamento che dice: "Non uccidere". Questo vale sia per l’uccisione del prossimo quanto per l’uccisione di se stessi.

2. La Congregazione per la dottrina della fede, in un documento sull’eutanasia, ha ribadito il pronunciamento della Chiesa sul suicidio:
“La morte volontaria ossia il suicidio è inaccettabile al pari dell’omicidio: un simile atto costituisce, infatti, da parte dell’uomo, il rifiuto della sovranità di Dio e del suo disegno di amore.
Il suicidio, inoltre, è spesso anche rifiuto dell’amore verso se stessi, negazione della naturale aspirazione alla vita, rinuncia di fronte ai doveri di giustizia e di carità verso il prossimo, verso le varie comunità e verso la società intera, benché talvolta intervengano – come si sa – dei fattori psicologici che possono attenuare o addirittura togliere la responsabilità” (Dichiarazione sull’eutanasia,5 maggio 1980, 1.3).
Le motivazioni, come vedi, sono forti. La vita non ci appartiene: è un dono di Dio e va impiegato facendone a sua volta un dono agli altri.
Anche la sofferenza può essere trasformata in un dono. Ed è un dono preziosissimo, soprattutto se viene offerta e unita alla sofferenza di Gesù per la redenzione del mondo.

3. Mi chiedi la responsabilità di una persona che si suicida.
Va ricordato che per compiere un peccato grave si richiede il concorso di tre elementi: la materia grave, la piena avvertenza della mente e il deliberato consenso della volontà.
Qui la materia grave c’è.
Il problema più grosso, per quanto concerne il suicidio, riguarda la piena avvertenza della mente e il deliberato consenso della volontà.
Il documento citato ricorda che “talvolta intervengono dei fattori psicologici che possono attenuare o addirittura togliere la responsabilità”.

4. Attenuare o togliere: può succedere che una persona abbia un raptus e perda il lume dell’intelletto, non sappia quello che fa.
Oppure può succedere che non abbia il consenso deliberato, proprio perché la mente è del tutto offuscata.
Queste attenuanti, quando ci sono, le vede solo Dio. E solo a lui tocca dare il giudizio di responsabilità sui nostri atti.
Per quanto riguarda noi: dobbiamo scongiurare con tutte le forze possibili a non compiere gesti che sono palesemente insani e carichi di gravi responsabilità davanti a Dio.
Ne va di mezzo il nostro destino eterno, con l’impossibilità di porvi rimedio, perché viene a mancare il tempo.

Ti assicuro un particolare ricordo al Signore e a Maria, consolatrice degli afflitti.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo